✕

Le complesse ricette di certi rapporti

Ascolta l'audio

PENTOLE E PAROLE Pol Sambol, un piatto che arriva dallo Sri Lanka
1 minuti di lettura

Acqua sporca di Nadeesha Uyangoda è forse il romanzo italiano più culturalmente rinfrescante pubblicato lo scorso anno. Uyangoda è italofona e nata in Sri Lanka. Il romanzo si snoda fra le storie di quattro donne singalesi, madri, sorelle e figlie, fra lo Sri Lanka e Milano, dove Neela ha vissuto a lungo e dove la figlia Ayesha ha costruito una vita, tra le altre cose con un fidanzato italiano. Neela a un certo punto decide di tornare a casa, e comincia a scompigliarsi tutto. La storia si scopre leggendola, e non avrebbe senso riassumerla: Uyangoda racconta questa storia italiana e internazionale spiegando e istruendo chi legge su cose che non sa, e al tempo stesso la sua grande risolutezza ci mostra una storia esotica, universale e anche normale.Per esempio: “All’inizio del suo capitolo italiano, quando svolgeva lavori di cura in regime di coresidenzialità - che è un modo edulcorato di dire che faceva la badante giorno e notte, coabitando con la persona di cui si prendeva cura -, ave…

Acqua sporca di Nadeesha Uyangoda è forse il romanzo italiano più culturalmente rinfrescante pubblicato lo scorso anno. Uyangoda è italofona e nata in Sri Lanka. Il romanzo si snoda fra le storie di quattro donne singalesi, madri, sorelle e figlie, fra lo Sri Lanka e Milano, dove Neela ha vissuto a lungo e dove la figlia Ayesha ha costruito una vita, tra le altre cose con un fidanzato italiano. Neela a un certo punto decide di tornare a casa, e comincia a scompigliarsi tutto. La storia si scopre leggendola, e non avrebbe senso riassumerla: Uyangoda racconta questa storia italiana e internazionale spiegando e istruendo chi legge su cose che non sa, e al tempo stesso la sua grande risolutezza ci mostra una storia esotica, universale e anche normale.Per esempio: “All’inizio del suo capitolo italiano, quando svolgeva lavori di cura in regime di coresidenzialità - che è un modo edulcorato di dire che faceva la badante giorno e notte, coabitando con la persona di cui si prendeva cura -, aveva un contratto a tempo indeterminato. Rosanna e Gino, i suoi datori di lavoro, ripetevano in continuazione che era come una di famiglia. Quella frase, oltre ad avermi mandato in terapia anni dopo, è forse la ragione per cui avevano contrattualizzato metà delle ore che effettivamente lavorava”; “eppure mi era difficile difendere mia madre da qualcuno che credevo parte del mio patrimonio genetico: (…) l’amore era stato sincero e generoso, ma era stato anche comodo e funzionale - a noi per sentirci meno sole, a loro per sentirsi meno padroni”. Vivo a un passo dal quartiere singalese di Milano, e due membri della mia brigata di cucina appartengono, con storie diverse, a quella comunità: ci insegniamo a vicenda ogni giorno molte cose, tra cui - loro a me - quello che, a lungo, ho chiamato “cocco rosso”, e si chiama invece Pol sambol.

Che cosa serve Per 4 persone, con riso o pane; 100 gr. di cocco grattato secco; 1 lime; 1 piccola cipolla; 1 cucchiaio di peperoncino in polvere

Come procedere In una piccola ciotola, bagnate il cocco con mezzo bicchiere d’acqua tiepida e mescolate. Dopo 3 minuti scolate l’acqua in eccesso e condite con la cipolla tritata, il succo di mezzo lime e il peperoncino in polvere, a piacere.

Leggi i commenti