Il Venerdì

Natalia Aspesi: Grazie del No

(Disegno di Mojmir Jezek)
(Disegno di Mojmir Jezek) 

QUESTIONI (NON SOLO) DI CUORE I lettori scrivono sul referendum e sulla riforma della giustizia

3 minuti di lettura

Per scrivere a Natalia Aspesi: il Venerdì, Via Ferrante Aporti 8, 20125, Milano o n.aspesi@repubblica.it

Cara Aspesi, le scrivo come avvocato di sinistra che voterà No al referendum, e per una semplice ragione: la legge sottoposta a referendum viene gabellata come una riforma della giustizia, mentre invece per come può vedere dal testo letterale – “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” – ha per oggetto una riforma della magistratura. Cordialissimi saluti, Avvocato Francesco Palumbo

Grazie per il No. Però mi scusi se ormai capisco pochissimo, compresa la sua spiegazione, del perché lei vota No, di cui però le sono grata.

Vogliono punire i pm che infastidiscono i potenti

Cara sig.ra Aspesi, da cittadino, professionista ospedaliero che ha compiuto da poco 90 anni e ne ha viste di cotte e di crude, vorrei rispondere garbatamente all’avvocato patrocinante in Cassazione Righini – il quale sul Venerdì del 13 febbraio afferma che con la separazione delle carriere si avrà finalmente un giudice terzo e imparziale perché non più legato a un altro magistrato suo collega – che, seguendo questo criterio, chi ci garantirà che negli eventuali passaggi in Appello e Cassazione altri giudici non se la sentiranno di andare contro altri colleghi e quindi bisognerà separare le carriere (!) anche lì? Ma insomma facciamola finita: si vogliono indebolire i pm perché danno fastidio ai potenti e ai politici e a tanti altri e non va bene! Con gratitudine e rispetto. La saluto cordialmente. Dottor Francesco Isabella

Forse anche lei voterà No, almeno da quel che dice nella sua lettera. Intanto molti auguri per i suoi 90 sino a molto oltre.

Io non partecipo alla rissa e voto sul merito: Sì

Fantastica Natalia, avevo rinunciato a qualsiasi intervento sul cosiddetto referendum della giustizia, ma la lettera dell’Avv. Righini che esprime perfettamente la mia posizione mi spinge inaspettatamente a farlo. Anch’io dopo accurati approfondimenti del merito della questione, pur non essendo un giurista, ho deciso che voterò Sì, pur collocandomi a sinistra. Trovo che tutta la campagna per il referendum sia stata disgustosamente strumentalizzata con una propaganda uguale e contraria da destra come da sinistra, totalmente disinformativa e che non ha quasi mai riguardato il complesso merito del voto. Non si voterà quindi sulle materie del referendum, ma pro o contro il governo Meloni (che comunque non si dimetterà in nessun caso), e io rifiuto di farmi coinvolgere in questa inutile rissa. Esattamente come ai tempi del referendum costituzionale di Renzi, in cui si votò in realtà pro o contro di lui riuscendo a farlo cadere (ovviamente complice l’errore della personalizzazione di cui lui fu responsabile), data la ben nota antipatia e grazie anche ai molti voti da sinistra di tutti quelli che non lo sopportavano o non lo gradivano in quanto non abbastanza di sinistra, e col risultato che adesso, dopo la parentesi populista grillina (contro cui Renzi rappresentava all’epoca l’unico baluardo) in salsa prima Lega e poi Pd, e quella di “unità nazionale” di Draghi, siamo finalmente approdati al governo più di destra della storia della Repubblica (davvero bel risultato!). Lei dice giustamente che nonostante tutto l’indice di gradimento della presidente del Consiglio continua ad avere sempre più voti. Con molto affetto, Paolo Chinellato

È vero, non sappiamo se, vincendo il No, cosa improbabile, la signora Meloni preferirà tornarsene a casa, anche se lei dice che non lo farà. Il suo affetto mi è caro, ma non capisco perché votare Sì se tanti importanti nomi della cronaca hanno detto che per loro ci sarà il No: da Gratteri ad Augias più mille altri. Quanto al povero Renzi, mi sembra che adesso con la sua mimica perfetta stia riconquistando e recuperando sino a far dimenticare che per un bel po’ fu odiatissimo. Come altri che si dicono di sinistra anche lei voterà Sì. Io però non capisco perché collaborare a rendere la destra quasi invincibile, magari con Vannacci capo della destrissima che potrebbe trionfare.

Lo strazio di vivere con chi non ti riconosce più

Cara Natalia, rispondo alla straziante lettera di Clara da Roma (sul Venerdì del 6 febbraio) per darle un fortissimo abbraccio. Dal 2015 mia moglie, con la quale siamo insieme dal 1967 dopo pochi anni di fidanzamento, ha incontrato il maledettissimo Parkinson, inizialmente in forma leggera ma che però è degradato evolvendosi in Alzheimer e poi in demenza senile. Il vegetale che mi vive accanto quasi non riconosce me, le figlie che purtroppo vivono lontano e i quattro nipoti. Abbiamo avuto una vita intensa, la fortuna di girare il mondo, tutto, assieme e non. In mia assenza teneva le redini in maniera incredibile. Restano i ricordi ma talvolta sarebbe meglio che non ci fossero perché fanno stare veramente male. Clara come ti capisco e condivido il tuo stato d’animo! Trova più che puoi la forza di affrontare la tua disgrazia. Spero che tu abbia almeno qualcuno con cui sfogarti. Ancora un fortissimo abbraccio! Giovanni Ponzi

Queste sono le lettere che non vorrei mai ricevere, perché vivere dal 2015, undici lunghissimi anni, con la moglie colpita da demenza senile deve essere uno strazio impossibile. Una donna che vive con lei, signor Giovanni, “come un vegetale”, quasi senza riconoscerla, una donna che ormai ha dimenticato le figlie lontane che nella loro lontananza si aiuteranno a dimenticare, a evadere da una cosa tremenda come la madre che non c’è più, sostituita da una persona che non le riconosce, a cui è impossibile chiedere amore perché anche l’amore ha bisogno di riconoscersi. Questa lettera indirizzata attraverso di me a una signora che ancora continua a voler bene al suo uomo colpito da Alzheimer, è tra le cose più dolorose che io possa ricevere, eppure c’è in me il desiderio che questa glaciale disgrazia in qualche modo riesca a placarsi.

Sul Venerdì del 27 febbraio 2026

I commenti dei lettori