Dai gangster agli hipster: cosa resta a Birmingham del mondo dei Peaky Blinders
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera‘‘Boston!”. Ah, forse voleva dire “bostin!”, ossia “great”, “fantastico”, come si dice da queste parti e come esclama Ellie dell’Old Crown, il pub più antico di Birmingham. Eretta nel 1368, questa maestosa e lignea birreria stile Tudor ha resistito quasi sette secoli, due demolizioni ed è l’anticamera del favoloso e tragico mondo dei Peaky Blinders, la pluripremiata serie tv sulla gang della più grande città d’Inghilterra dopo Londra.
All’Old Crown, da non confondersi con il Crown Pub di fianco alla stazione di New Street dove iniziarono a suonare i Black Sabbath di un’altra star “brummie” come Ozzy Osborne e ora chiuso con le foto della band sulle finestre, i proprietari organizzano tour per i fan dei Peaky Blinders. È il passpartout del quartiere Digbeth, a Birmingham est.
Un secolo e mezzo fa, in quest’area, impazzavano le gang di giovani eleganti come i Peaky Blinders ma anche i Cheapside Sloggers, i Birmingham Boys, per non parlare dell’Ira irlandese e di capi mafiosi italo-ameri…
‘‘Boston!”. Ah, forse voleva dire “bostin!”, ossia “great”, “fantastico”, come si dice da queste parti e come esclama Ellie dell’Old Crown, il pub più antico di Birmingham. Eretta nel 1368, questa maestosa e lignea birreria stile Tudor ha resistito quasi sette secoli, due demolizioni ed è l’anticamera del favoloso e tragico mondo dei Peaky Blinders, la pluripremiata serie tv sulla gang della più grande città d’Inghilterra dopo Londra.
All’Old Crown, da non confondersi con il Crown Pub di fianco alla stazione di New Street dove iniziarono a suonare i Black Sabbath di un’altra star “brummie” come Ozzy Osborne e ora chiuso con le foto della band sulle finestre, i proprietari organizzano tour per i fan dei Peaky Blinders. È il passpartout del quartiere Digbeth, a Birmingham est.
Un secolo e mezzo fa, in quest’area, impazzavano le gang di giovani eleganti come i Peaky Blinders ma anche i Cheapside Sloggers, i Birmingham Boys, per non parlare dell’Ira irlandese e di capi mafiosi italo-americani come Luca Changretta. Si contendevano territorio e onore, falcidiando occhi, corpi ed esistenze. Come dice Tommy Shelby nella serie, interpretato dallo spettacolare Cillian Murphy: “Perché desiderare il paradiso, se puoi mandare gli uomini all’inferno?”.
Pronti a un surreale salto nel passato? Capannoni foschi e umbratili, il telefonino non prende, officine e carcasse meccaniche, graffiti sgargianti nella rabbiosa nebbia, caffè equi e solidali, vicoli sghembi, vecchie warehouses e magazzini ristrutturati per gentrificatori e hipster. Perché Digbeth, dove è ambientato parte di Peaky Blinders, era il cuore della Rivoluzione industriale a Birmingham e di inventori geniali come James Watt. Ma era anche l’anima operaia di “Brum”, dal nome medievale della città, “Brummagem”. Oggi Digbeth è invece il “creative quarter” di Birmingham, come Shoreditch lo è per Londra: cool, bohémien, con ex garage diventati bar alternativi e mecche alcoliche come The Rainbow e The Dead Vax. Al posto dello storico Garrison Pub della serie invece, il quartier generale della gang, oggi c’è un modesto negozio di carta da parati e arredi.
Ma i fantasmi di Shelby e degli altri Peaky Blinders da qui non se ne sono mai andati. Restano benedizione e maledizione di questo crudo ghetto post-industriale, ex enclave di violenza e indigenza nelle West Midlands. Basta incamminarsi un po’ più a nord ed ecco gli enormi murales dedicati a Tommy Shelby: “Peaky Blinders, welcome home, this is your city”. Ad ospitarla sono i nuovi studios dello sceneggiatore della serie, un altro “brummie” come Steven Knight, mentre dall’altra parte di questa bizzarra metropoli c’è anche il Black Country Living Museum, dove è stata girata parte della serie, in questa “campagna nera” come le defunte miniere. Perché, come diceva lo stesso santone locale Ozzy, comunque fierissimo delle sue radici: «Essendo di Birmingham, credevo che sarei diventato un gangster, uno scippatore o un ladro. La musica mi ha salvato».
Ma affidiamoci al nostro Virgilio, Carl Chinn, storico e scrittore di 69 anni, il più grande esperto vivente di Birmingham e dei Peaky Blinders. Non a caso, un suo trisavolo faceva parte della gang, ovvero Edward Derrick: «Era un criminale, un ladro, picchiava pure la moglie, che alla fine riuscì a ottenere il divorzio, anche se era cosa da ricchi. Certo non sono fiero del mio trisavolo, nonostante la serie tv. Invece, sono orgoglioso delle origini operaie della mia famiglia, nel quartiere di Sparkbrook».
Il topico libro di Chinn, La vera storia dei Peaky Blinders (Sperling & Kupfer), sviscera le origini di questi giovani delinquenti di metà XIX secolo, o slogging gangs (da slog, cazzottone nella boxe) e ruffians (attenzione, falso amico): miseria, pietre contro la polizia che perseguiva il gioco di azzardo, la “strada” unico punto di incontro di bambini e adolescenti, disagiati e relegati in catapecchie dickensiane. Di lì, sgorga una feroce e darwiniana lotta per il territorio, che, come ricorda Chinn, «nei decenni si affievolì grazie a dure condanne e la crescita di centri sportivi per giovani».
Un tempo, Birmingham era il “workshop del Regno Unito,” per la sua industria manifatturiera e l’accento ostico – ascoltate le vocali cavernose di Murphy nella serie in inglese o le interviste del calciatore locale Jack Grealish. Ma Chinn ci tiene a sfatare qualche leggenda sui Peaky Blinders: «La serie è ambientata negli anni Venti del Novecento, ma i veri Peaky Blinders risalgono alla fine dell’Ottocento. E non erano gli anti-eroi belli e carismatici con le loro coppole, sciarpe di seta e pantaloni larghi, bensì spietati bulli di strada. Molti credono che il nome risalga alle lame nella visiera (peak), con le quali accecavano i nemici. In realtà, si riferivano ai loro audaci ciuffi che sotto le coppole gli limitavano la vista, di qui “Peaky Blinders”».
Birmingham è stata sempre una città ribelle per la sua alienazione dai centri di potere, per l’apertura al mondo (commerciale) e l’aristocrazia fragile. Non a caso, qui Tolkien si è ispirato per Il Signore degli Anelli e Jonathan Coe per la sua Banda dei brocchi, ma questa è anche la città dei Duran Duran, del calciatore Jude Bellingham, di Lee Child e dell’ex premier Neville Chamberlain.
Oggi Birmingham è diversa, ma non troppo. Per numero di reati pro capite rimane la terza del Regno. Negli ultimi mesi si è scatenata un’epidemia di mondezza e ratti per un lungo sciopero degli operatori ecologici. Ma i “navigli” sono stati riqualificati con luci, bar e ristorantini, e il centro città è ora preda dei ricchi nonostante il dubbio stile, vedi il gigante e argenteo centro commerciale Bull Ring di fronte alla vittoriana chiesa di San Martino.
“Brum” ha subìto una enorme immigrazione da Asia e Caraibi a metà secolo scorso e oggi è la città britannica con la più alta percentuale di musulmani – circa il 30% dei residenti. Mesi fa le autorità sono finite nella bufera per aver vietato la trasferta ai tifosi israeliani del Maccabi Haifa per una partita contro l’Aston Villa, di cui è tifosissimo il principe William. Mentre Nigel Farage e il suo partito di destra populista Reform UK stanno volando nei sondaggi anche qui, dove ha spesso dominato il Labour.
«Oggi a Birmingham ci sono molti problemi», spiega Chinn, «povertà, mancanza di lavori qualificati e l’impatto delle politiche sociali thatcheriane. Ma siamo tutti brummies, immigrati inclusi. Siamo uniti. I Peaky Blinders hanno donato una certa fama a Birmingham, anche positiva. Ma ricordate, è finzione: quelli erano giovani crudeli e disumani. A Birmingham, i veri eroi sono e saranno sempre gli operai».