Ucraina, la carne da cannone di Putin
di Michele Gravino
Rostov sul Don è la grande città russa più vicina al confine ucraino. Già dal 2014, con l'annessione della Crimea, e poi dal 24 febbraio 2022, con l'invasione su larga scala, ha fatto da quartier generale per le forze armate russe impegnate nella guerra contro l'Ucraina. Quello mostrato qui sopra, nella schermata di Google Street View, è l'ospedale militare 1602, principale centro di cura dei soldati feriti. E, grazie a un obitorio in grado di "gestire" fino a diecimila cadaveri contemporaneamente, anche il principale punto di raccolta delle salme dei caduti.
Si stima che nei quattro anni di guerra i russi abbiano avuto un milione di vittime tra morti e feriti. Ma, racconta un articolo di Sophie Spiegelberger sul New Yorker, quando un soldato cade o viene ferito al fronte è raro che le famiglie vengano avvisate. I parenti cominciano a preoccuparsi se il loro caro smette di rispondere ai messaggi o di postare su Telegram. Dopo un silenzio prolungato, spiega Spiegelberger, i familiari cominciano a postare sui social network russi degli avvisi con nome, data di nascita, unità militare, aspetto fisico, spesso la foto del parente scomparso. E queste disperate richieste d'aiuto finiscono anche su Google Maps, nello spazio che sarebbe riservato alle recensioni dell'ospedale.
Eccone qualcuna, tradotta dal servizio automatico di Google: "Ciao. Per favore, aiutami a trovare mio figlio. Sergei Sergeevich Siitov, nato il 17 febbraio 1997, potrebbe essere con te". "Sto cercando un soldato che è stato inviato da voi dopo essere stato ferito. Kont Maxim Yuryevich. Data di nascita: 4 giugno 2002. Come posso contattarvi? Il suo telefono è fuori servizio". "È terribile! Non riesco a parlare! Davvero non c'è nessuno in servizio che risponda al telefono? È facile scoprire se c'è qualcuno nel loro ospedale. È un disastro!!!!!". I più arrabbiati danno all'ospedale un voto basso, una stella, altri, magari sperando di compiacere i responsabili, gliene assegnano cinque. Finora non risulta che l'ospedale abbia risposto online a nessuno. Naturalmente in molti vanno a chiedere informazioni anche di persona, ma, avverte una donna citata nell'articolo del New Yorker, "se ti metti a piangere non ti fanno entrare". Un'altra suggerisce di presentarsi alle porte dell'ospedale con non chalance: "fai come se stessi andando a fare la spesa".
L'omertà delle autorità russe è così impenetrabile che, racconta sempre la rivista americana, è stato lo stesso ministero della Difesa ucraino a mettere a disposizione un bot su Telegram per la ricerca di informazioni su soldati russi morti, feriti o prigionieri. Fino a novembre era stato utilizzato 144 mila volte. Come è noto, gli abitanti di Mosca o di San Pietroburgo sono relativamente al riparo dal servizio militare: a combattere sul fronte ucraino sono soprattutto soldati reclutati alla periferia dell'impero, se non addirittura all'estero. In tanti muoiono, e diventano fantasmi evocati solo sulle recensioni di Google Maps.
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