L’universo è una sinfonia di Mozart
di Elena DusiSette note di base, due tipi di quark e un elettrone. «La musica e l’universo visibile sono fatti di questo. Immensamente complessi eppure semplici, perché poggiano su pochi elementi fondamentali. Da sette note nascono le sinfonie più elaborate. E il quark up, il quark down e l’elettrone sono i mattoni principali della materia a noi nota che compone l’universo».
Fabiola Gianotti, fisico delle particelle, ha appena lasciato il luminoso ufficio all’ultimo piano dell’edificio che ospita la direzione generale del Cern a Ginevra. Per dieci anni, dopo essere stata protagonista della scoperta del bosone di Higgs nel 2012, ha guidato il più grande laboratorio del mondo per la fisica delle particelle, in cui lavorano 17.500 scienziati di 110 nazionalità. «Quando sei in quel ruolo ti devi occupare di tutto e di tutti. A volte mi sono sentita come il sindaco di una piccola cittadina», racconta.
Ora, dopo due mandati, ha lasciato le note tornare a infiltrarsi nella sua vita. Il 7 marzo all’audito…
Sette note di base, due tipi di quark e un elettrone. «La musica e l’universo visibile sono fatti di questo. Immensamente complessi eppure semplici, perché poggiano su pochi elementi fondamentali. Da sette note nascono le sinfonie più elaborate. E il quark up, il quark down e l’elettrone sono i mattoni principali della materia a noi nota che compone l’universo».
Fabiola Gianotti, fisico delle particelle, ha appena lasciato il luminoso ufficio all’ultimo piano dell’edificio che ospita la direzione generale del Cern a Ginevra. Per dieci anni, dopo essere stata protagonista della scoperta del bosone di Higgs nel 2012, ha guidato il più grande laboratorio del mondo per la fisica delle particelle, in cui lavorano 17.500 scienziati di 110 nazionalità. «Quando sei in quel ruolo ti devi occupare di tutto e di tutti. A volte mi sono sentita come il sindaco di una piccola cittadina», racconta.
Ora, dopo due mandati, ha lasciato le note tornare a infiltrarsi nella sua vita. Il 7 marzo all’auditorium Paganini di Parma andrà in scena “Scienza in musica”. Sul palco Gianotti, che si è diplomata in pianoforte al conservatorio prima di iscriversi a fisica all’università di Milano, racconterà come la simmetria e la bellezza riescano a creare un ponte tra arte e scienza. La Filarmonica Toscanini diretta da Ruben Jais intanto eseguirà la sinfonia Jupiter di Mozart per tradurre le parole in melodia.
Da gennaio ha lasciato la direzione generale del Cern. Ha finalmente ritrovato il tempo per il pianoforte?
«Per nulla. Continuo a vivere a duecento all’ora. Sono ancora nella fase di transizione, con code di progetti da concludere e la voglia di ributtarmi nella ricerca in prima persona. Passo al Cern le stesse ore di prima, un numero spropositato. Ho ovviamente voglia di riprendere a suonare con regolarità, ma per il momento non è cambiato molto nella mia vita. Riproverò a rispondere alla domanda fra sei mesi».
L’iniziativa di Parma però è un meraviglioso diversivo.
«Risponde a un’idea alla quale ho sempre creduto, per questo ho accolto la proposta del maestro Jais con grande entusiasmo. Arte e scienza hanno legami profondi. Troppo spesso vengono rinchiuse in compartimenti separati, ma sono entrambe fra le massime espressioni della curiosità, creatività, e ingegno umano, e del desiderio di esplorare l’ignoto. Uno dei risultati di cui sono più fiera al Cern è la realizzazione del Science Gateway, il nostro nuovo centro per condividere la bellezza della scienza con il pubblico di tutte le età, dai cinque anni in su, reso possibile grazie a donazioni private fra cui un contributo importante di Stellantis. Ha sede in uno stupendo complesso architettonico realizzato da Renzo Piano e in poco più di due anni è stato visitato da oltre 850mila persone provenienti da 175 Paesi».
Associare la fisica alla bellezza non è controintuitivo?
«Il concetto di bellezza è insito nella struttura dell’universo, e non soltanto per le meraviglie che osserviamo, ma a livello più fondamentale. Le particelle elementari sono governate da leggi che si basano su principi di simmetria, quasi estetici. Il famoso fisico Paul Dirac sosteneva che una teoria che poggia su equazioni matematiche belle ha più probabilità di essere corretta rispetto a una teoria brutta».
C’è una musica che associa alle particelle elementari di cui si occupa come scienziata?
«Quando penso all’universo mi viene in mente una sinfonia grandiosa come l’Eroica di Beethoven o misteriosa come l’Incompiuta di Schubert. Anche l’universo è in gran parte misterioso e incompiuto, non conosciamo il suo destino. Per quanto riguarda le particelle, nella mia testa sono piuttosto associate ai colori. L’elettrone è rosso, il muone verde, il neutrone nero, il protone marrone, il fotone giallo come la luce e il bosone di Higgs bianco».
Lei si è maturata al liceo classico, ha studiato danza, si è diplomata al conservatorio e poi è diventata una scienziata. Come mai questo cambio di rotta?
«Nessun cambio di rotta, sono tutte tappe di uno stesso tragitto. Non ho mai considerato la fisica come un percorso opposto rispetto ai miei studi umanistici e musicali. Alcuni dei temi profondi che si affrontano al liceo classico, e la metodologia e la logica che vi si insegnano, mi hanno molto aiutata nella mia vita da scienziata. E sia la fisica che la musica si basano sulla creatività e la curiosità, ma anche sul rigore e sulla precisione estrema. Aggiungerei anche la cucina, un mix di regole e inventiva».
Tornerà a fare ricerca. Di cosa si occuperà in particolare?
«Come con il pianoforte, anche nella fisica mi piace usare le mani. Negli ultimi anni mi sono servite quasi solo per scrivere al computer. Continuerò a lavorare al Cern, insieme all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e all’università di Milano, principalmente per sviluppare nuovi rivelatori per quello che potrebbe essere il prossimo acceleratore di particelle del Cern. Si chiama Fcc, Future Circular Collider, e avrà una circonferenza di 90 chilometri. Non ha ancora ricevuto l’approvazione finale, ma è uno dei progetti di punta nel campo della ricerca scientifica proposti dalla Commissione Europea nel prossimo piano finanziario. E l’anno scorso abbiamo ottenuto manifestazioni di interesse da parte di donatori privati per contributi pari a un miliardo di dollari. Fcc sarà uno strumento essenziale per studiare le proprietà ancora misteriose del bosone di Higgs e per cercare di rispondere a questioni aperte riguardo alla struttura e all’evoluzione dell’universo. Consentirebbe all’Europa di mantenere la supremazia mondiale in un settore strategico della scienza e delle tecnologie collegate».
Nei laboratori del Cern con la direttrice Fabiola Gianotti: "La nostra scienza: aperta, sostenibile e utile a tutti"
Il Cern è nato sulle ceneri dell’Europa dopo la seconda guerra mondiale per sviluppare la scienza nel nome della pace. Nel vostro laboratorio convivono scienziati di Paesi in guerra fra loro. Non avete paura di perdere questi valori in un mondo sempre più frammentato?
«La scienza è un collante dell’umanità perché è universale e unificante. Universale perché le sue leggi sono valide in Cina, come in Europa, negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Unificante perché la sete di conoscenza e il desiderio di capire come funziona la natura sono aspirazioni condivise da tutta l’umanità. Quindi la scienza non conosce passaporto, genere, etnia e può creare ponti nel nostro mondo fratturato. Inoltre non possiamo pensare di affrontare le grandi sfide odierne, dalla salute all’ambiente al cambiamento climatico, senza l’aiuto della scienza. Il Cern poi è un modello speciale di democrazia. Nel nostro campo contano le idee. E il più giovane degli studenti può avere quella giusta».
Lei fa parte del board of trustees del World Economic Forum dal 2018 e dal 2016 ha diretto il più grande laboratorio scientifico europeo. Pensa a un futuro nella politica internazionale?
«Per ora sono presa con la ricerca. Ma continuo a promuovere la scienza in altri ambiti e sono aperta a nuove sfide. Ai fisici piace risolvere problemi. Se non ne hanno ogni giorno uno nuovo rischiano di annoiarsi».
Sul Venerdì del 27 febbraio 2026