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Figli & carriera tutto si può fare

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Francesca Lollobrigida ne è l’esempio. Ma il congedo parentale paritario avrebbe aiutato il Paese a crescere
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Il New York Times e il Washington Post se ne sono accorti prima di noi: se c’è un’immagine che passerà alla storia delle Olimpiadi Milano-Cortina, è quella di Francesca Lollobrigida con al collo la medaglia d’oro appena vinta e in braccio il figlio Tommaso. Un bambino bellissimo – di poco più di due anni – che salta addosso alla madre a fine gara infischiandosene delle telecamere, dei microfoni, dei giornalisti, dei riti, di qualsiasi cosa non sia la più importante: giocare con lei. Riprendersela dopo una settimana di assenza, condividere un momento che non può ancora capire, ma di cui fa parte più di chiunque altro. Lollobrigida ha vinto due medaglie d’oro nel pattinaggio di velocità, nei tremila e nei cinquemila metri, e le ha dedicate a lui. Ha voluto diventare madre e ha voluto continuare a gareggiare ai massimi livelli. Per dirla con Julia Roberts in Pretty Woman, ha scelto la favola. Avere tutto, non scendere a compromessi, non farseli imporre. «Per esperienza dico che, se un’at…

Il New York Times e il Washington Post se ne sono accorti prima di noi: se c’è un’immagine che passerà alla storia delle Olimpiadi Milano-Cortina, è quella di Francesca Lollobrigida con al collo la medaglia d’oro appena vinta e in braccio il figlio Tommaso. Un bambino bellissimo – di poco più di due anni – che salta addosso alla madre a fine gara infischiandosene delle telecamere, dei microfoni, dei giornalisti, dei riti, di qualsiasi cosa non sia la più importante: giocare con lei. Riprendersela dopo una settimana di assenza, condividere un momento che non può ancora capire, ma di cui fa parte più di chiunque altro. Lollobrigida ha vinto due medaglie d’oro nel pattinaggio di velocità, nei tremila e nei cinquemila metri, e le ha dedicate a lui. Ha voluto diventare madre e ha voluto continuare a gareggiare ai massimi livelli. Per dirla con Julia Roberts in Pretty Woman, ha scelto la favola. Avere tutto, non scendere a compromessi, non farseli imporre. «Per esperienza dico che, se un’atleta si sente sostenuta, può fare tutto. Figli, allenamenti, medaglie. Tutto. Ne sono la dimostrazione», ha rivendicato con orgoglio. E ha ragione. Non ha nascosto la fatica che ha condotto fino al traguardo, sua e delle persone che le stanno accanto, a partire dal marito. E non ha dato retta per un attimo a chi – dal di fuori – si è permesso di giudicare: pensando che quel bimbo che disturbava l’intervista e voleva rubare il microfono fosse un fastidio, e non un traguardo.Qualche anno fa la psicologa e pedagogista Silvia Vegetti Finzi mi ha detto una cosa, a proposito di maternità, che mi è rimasta in testa. «La nostra generazione» ha ammesso, da donna nata nel 1938 «ha fallito nel creare un modello che sapesse tenere insieme tutto, famiglia e carriera». E non è che non ci siano state fin qui donne che sono riuscite a esprimersi ai massimi livelli essendo anche madri. Solo, non ne abbiamo fatto dei modelli. Abbiamo continuato a dividere l’universo femminile tra chi pensa alla carriera e chi pensa alla famiglia, come se una conciliazione non fosse possibile. O fosse comunque sempre dolorosa, difficile, precaria. Le Olimpiadi Milano-Cortina sono quelle che hanno raggiunto una maggior parità di genere e hanno visto molte donne gareggiare e vincere dopo aver avuto dei bambini. La stella dell’hockey americano Kendall Coyne Schofield ha avuto il suo Drew nel 2023. Tutti pensavano fosse la fine della sua carriera, lei ha risposto mettendogli al collo l’oro appena vinto e scrivendo sui social: i sogni si avverano. Si può avere tutto, si può avere la favola, del resto alla fine di Pretty Woman lo capisce anche Richard Gere. Ma serve, come ha raccontato Lollobrigida, un sistema che ti sostenga. Per questo, il congedo parentale paritario per uomini e donne sarebbe stato una rivoluzione. Perché quel sistema, ci avrebbe costretti a crearlo per tutte.

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