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Giannini: se il messaggio risulta un po’ ambiguo

Una pubblicità apre il dibattito sul modo di trattare temi come il ruolo e il corpo delle donne
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Buongiorno Massimo, su Repubblica di mercoledì 25 febbraio, in ultima pagina, appare una pubblicità di Fendi che mi ha lasciata incredula. Capisco la necessità di non rifiutare tanti soldi, ma dove lo mettiamo il limite alla decenza e al rispetto delle persone? Cosa ci vogliono dire con questa immagine? Se tutti dobbiamo fare un mea culpa sulla situazione generale credo che la pubblicità sia la prima a doversi mettere in discussione… Non so cosa ne pensi tu, ma il livello di disgusto sta arrivando alla gola.

Sabrina Comastri (Bologna)

Cara Sabrina, la pubblicità riflette l’ethos di una civiltà. E se parliamo del ruolo e del corpo della donna, i guru del marketing hanno responsabilità enormi. C’è stato un tempo in cui le campagne pubblicitarie, provocatorie e liberatorie, implicavano sfida, consapevolezza, modernità (vedi Oliviero Toscani, i jeans Jesus e “chi mi ama mi segua”). Oggi è un altro tempo: la donna è avanti, e l’uomo fatica ad accettarlo (con conseguenze spesso tragiche). …

Buongiorno Massimo, su Repubblica di mercoledì 25 febbraio, in ultima pagina, appare una pubblicità di Fendi che mi ha lasciata incredula. Capisco la necessità di non rifiutare tanti soldi, ma dove lo mettiamo il limite alla decenza e al rispetto delle persone? Cosa ci vogliono dire con questa immagine? Se tutti dobbiamo fare un mea culpa sulla situazione generale credo che la pubblicità sia la prima a doversi mettere in discussione… Non so cosa ne pensi tu, ma il livello di disgusto sta arrivando alla gola.

Sabrina Comastri (Bologna)

Cara Sabrina, la pubblicità riflette l’ethos di una civiltà. E se parliamo del ruolo e del corpo della donna, i guru del marketing hanno responsabilità enormi. C’è stato un tempo in cui le campagne pubblicitarie, provocatorie e liberatorie, implicavano sfida, consapevolezza, modernità (vedi Oliviero Toscani, i jeans Jesus e “chi mi ama mi segua”). Oggi è un altro tempo: la donna è avanti, e l’uomo fatica ad accettarlo (con conseguenze spesso tragiche). Per questo, la pubblicità di Fendi non ha convinto neanche me: due gambe femminili su una sedia, con un lussuoso paio di scarpe ai piedi, e due mani maschili che stringono le caviglie da dietro. La donna prigioniera dell’uomo forte? La donna padrona dell’uomo debole? Il messaggio è un po’ ambiguo. Andy Warhol diceva che non c’è migliore pubblicità della cattiva pubblicità. Se aveva ragione lui, questa è riuscita benissimo.

Tutto tace sul lavoro mentre c’è chi lo perde

Caro Giannini, ma l’argomento “lavoro” è uscito dall’agenda politica dell’opposizione e dell’informazione? Il gruppo Coin sta chiudendo negozi, marchi italiani di prestigio come Comau, Bialetti, Iveco e altri vengono venduti a stranieri, il salvataggio dell’ex Ilva è ancora in alto mare e con esso la sorte di circa 20 mila lavoratori, Stellantis trasferisce produzioni in Algeria ed Est Europa, i tavoli di crisi aziendali riguardano oltre centomila dipendenti, un milione di giovani tra i 15 ed i 29 anni non studiano né cercano lavoro: qualcuno si sta interessando di questi drammi? Poi non ci meravigliamo se aumentano disaffezione e astensionismo.

Nicola Narciso (Giovinazzo - Bari)

Caro Nicola, la prima agenda dalla quale il tema lavoro è stato espunto è quella del governo. Si bea dell’aumento del tasso di occupazione, senza dire che non nasce dai nuovi posti di lavoro creati ma dal prolungamento dei rapporti di lavoro già esistenti in virtù della legge Fornero. Per paradosso, i soli che si preoccupano delle condizioni di chi lavora sono i magistrati, come dimostrano le inchieste su Glovo, Deliveroo e gli algoritmi delle nuove schiavitù.

A Rogoredo serve equilibrio e non strumentalizzazioni

Gentile Giannini, ho letto con inquietudine la vicenda di Carmelo Cinturrino nel bosco di Rogoredo. La divisa rappresenta lo Stato e lo Stato dovrebbe essere equilibrio, misura, legalità. Se questa misura viene meno, il danno è collettivo. Colpisce anche la fretta con cui una parte della politica ha cavalcato la tesi della legittima difesa, trasformando un fatto ancora da accertare in uno slogan. Le istituzioni si rispettano non alimentando tifoserie, ma attendendo che i magistrati facciano piena luce. La fiducia tra cittadini e forze dell’ordine è un bene fragile. Si costruisce nel tempo e può incrinarsi in un attimo. Per questo servono verità e giustizia, non per demolire ma per rafforzare la credibilità delle istituzioni. Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Chi serve lo Stato con onore merita rispetto e gratitudine. Francesco Vitale (Catania)

Caro Francesco, peggio dell’orrore di cui leggiamo a proposito di Rogoredo, c’è solo il modo osceno in cui la destra lo ha cavalcato. Altro che i bimbi: sono i bugiardi del bosco.

Macché guerriero, era soltanto un bimbo

Caro Giannini, ho sentito nausea sentendo Meloni definire “guerriero” il piccolo Domenico, morto per falle nel protocollo dei trapianti. Anche quello della premier è un caso di mancata cura, verso il linguaggio e le persone. No, Domenico non era un “guerriero”. Come ogni bimbo, più di ogni bimbo, necessitava di cura e attenzioni. Era fragile. I grandi dovevano occuparsi di lui usando ogni precauzione.

Francesco Ingrillì (Parigi)

Caro Francesco, per me conta solo quello che ha detto la mamma: “Domenico ormai è un angioletto, adesso voglio solo la verità”. Tutto il resto, ancora una volta, è cinica pornografia del dolore. Invoco (inutilmente) una moratoria: la politica non commenti mai più un fatto di cronaca. Se lo fa, delinque.

Per Giulio nessuna giustizia e noi ci accordiamo con Al Sisi

Gentile Giannini, Rai3 aveva annunciato per il 30 gennaio uno speciale di Un giorno in pretura su Giulio Regeni. Quella sera è andato in onda un film, senza spiegazioni. Poi la Rai ha riprogrammato lo speciale per il 6 febbraio, in concomitanza con l’apertura dei giochi olimpici. Facile immaginare che a seguire il programma sia stata una minoranza. Pochi giorni dopo, la visita di Meloni in Etiopia si è conclusa con l’annuncio di accordi per scambi universitari con Paesi africani, tra cui l’Egitto. Vogliamo scherzare? Quale studente italiano potrebbe andare a studiare nel Paese che non ha mai collaborato alle indagini sulla morte di Giulio?

Nadia Venturini

Cara Nadia, il caso Regeni graffierà per sempre la nostra cattiva coscienza. Non serve più chiedere “verità per Giulio”: quella la conosciamo, e chiama in causa quattro 007 assassini del Cairo. Oggi vorremmo “giustizia per Giulio”: ma quella non l’avremo mai. Con l’Egitto facciamo i soliti affari con gioia. E il despota Al Sisi siede sereno nel Board of Peace di Trump, “osservato” con ammirazione dal pio Tajani.

La pietas vale per tutti, anche per il principe Andrea

Caro Giannini, il principe Andrea: quella foto di un malato sottoposto a 12 ore di interrogatorio, in prima pagina sui giornali, trasmessa in tv, data in pasto al pubblico. Mi chiedo: che fine ha fatto la pietas? Celestino Verlato Monteviale (Vicenza) Caro Celestino, no e poi no. Andrea è un personaggio pubblico e potente, che al di là dei segreti di Stato violati ha condiviso con Epstein il traffico di donne sotto ricatto, la violenza e la tortura su ragazzine minorenni. La pietas bisognava pretenderla “da” lui allora, non chiederla “per” lui ora.

Sul Venerdì del 6 marzo 2026

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