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Come si uniscono i pezzi della guerra mondiale a pezzi

L'affondamento della fregata Dena nell'Oceano Indiano in un fotogramma di un video pubblicato dal Dipartimento della Difesa Usa (afp)
VIAGGI DA FERMO Dopo l’attacco all’Iran la celebre definizione di papa Francesco sembra quasi ottimistica
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In questa mappa autoprodotta in modo assolutamente artigianale c'è la distanza che corre tra la base britannica di Akrotiri, a Cipro, colpita qualche giorno fa da un drone probabilmente sparato dalle milizie libanesi filoiraniane (tutta Europa, Italia compresa, sta accorrendo a difesa dell’isola) e un punto dell'Oceano indiano a sud dello Sri Lanka, la zona in cui approssimativamente un sottomarino americano ha silurato e affondato una fregata iraniana. Sono, per ora, i due punti estremi della guerra cominciata meno di una settimana fa: in linea d'aria la distanza è di circa 6.100 chilometri, più di quella che separa Lisbona da Mosca, Capo Nord da Lampedusa, New York da Parigi. Insomma una bella fetta di pianeta. Se poi aggiungiamo che i droni iraniani sono arrivati fino all’Azerbaijan; che l’Ucraina già impegnata nel suo conflitto infinito mette la sua competenza antidrone a disposizione dei Paesi del Golfo; che nel frattempo sono scoppiate le ostilità anche tra Pakistan e Afghanistan, due Paesi confinanti con l’Iran stesso; ecco che la famosa definizione di papa Francesco – "la Terza guerra mondiale a pezzi" – sembra quasi peccare di ottimismo. Non sono certo il primo a notarlo, ma il puzzle sembra sempre più sul punto di ricomporsi, e quella a pezzi sembra sempre più la pace.

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