Come si uniscono i pezzi della guerra mondiale a pezzi
di Michele Gravino
In questa mappa autoprodotta in modo assolutamente artigianale c'è la distanza che corre tra la base britannica di Akrotiri, a Cipro, colpita qualche giorno fa da un drone probabilmente sparato dalle milizie libanesi filoiraniane (tutta Europa, Italia compresa, sta accorrendo a difesa dell’isola) e un punto dell'Oceano indiano a sud dello Sri Lanka, la zona in cui approssimativamente un sottomarino americano ha silurato e affondato una fregata iraniana. Sono, per ora, i due punti estremi della guerra cominciata meno di una settimana fa: in linea d'aria la distanza è di circa 6.100 chilometri, più di quella che separa Lisbona da Mosca, Capo Nord da Lampedusa, New York da Parigi. Insomma una bella fetta di pianeta. Se poi aggiungiamo che i droni iraniani sono arrivati fino all’Azerbaijan; che l’Ucraina già impegnata nel suo conflitto infinito mette la sua competenza antidrone a disposizione dei Paesi del Golfo; che nel frattempo sono scoppiate le ostilità anche tra Pakistan e Afghanistan, due Paesi confinanti con l’Iran stesso; ecco che la famosa definizione di papa Francesco – "la Terza guerra mondiale a pezzi" – sembra quasi peccare di ottimismo. Non sono certo il primo a notarlo, ma il puzzle sembra sempre più sul punto di ricomporsi, e quella a pezzi sembra sempre più la pace.
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