Spy story a San Marino
dalla nostra inviata Stefania ParmeggianiNel centro storico di San Marino, tra le stradine acciottolate e all’ombra delle tre torri che dominano il profilo del Monte Titano, circolano parole nuove: “piano parallelo” e “attentato alla libertà della Repubblica”. Da quando le ha pronunciate il dirigente del Tribunale, sono sulla bocca di tutti: dei politici, che ne hanno discusso in Consiglio Grande e Generale – l’equivalente del Parlamento italiano – senza riuscire a trovare una linea comune; del governo, che ha rafforzato le misure di sicurezza «a protezione dei gangli vitali dello Stato e dell’incolumità personale dei soggetti istituzionali coinvolti». E naturalmente dei cittadini.Sui giornali e sui social si parla dell’affare bulgaro, una scalata bancaria naufragata nel peggiore dei modi, innescando una tempesta politico-istituzionale. Ma si parla anche di minacce, tangenti, fondi opachi. E di uno strano furto al caveau della Banca di San Marino: azione chirurgica, cassette scelte e scassinate con precisione, carte sparite……
Nel centro storico di San Marino, tra le stradine acciottolate e all’ombra delle tre torri che dominano il profilo del Monte Titano, circolano parole nuove: “piano parallelo” e “attentato alla libertà della Repubblica”. Da quando le ha pronunciate il dirigente del Tribunale, sono sulla bocca di tutti: dei politici, che ne hanno discusso in Consiglio Grande e Generale – l’equivalente del Parlamento italiano – senza riuscire a trovare una linea comune; del governo, che ha rafforzato le misure di sicurezza «a protezione dei gangli vitali dello Stato e dell’incolumità personale dei soggetti istituzionali coinvolti». E naturalmente dei cittadini.Sui giornali e sui social si parla dell’affare bulgaro, una scalata bancaria naufragata nel peggiore dei modi, innescando una tempesta politico-istituzionale. Ma si parla anche di minacce, tangenti, fondi opachi. E di uno strano furto al caveau della Banca di San Marino: azione chirurgica, cassette scelte e scassinate con precisione, carte sparite… Cosa sta accadendo? Perché improvvisamente una delle repubbliche più antiche del mondo ha paura che qualcuno, dentro e fuori i suoi confini, stia tramando contro le istituzioni? E perché tutto questo esplode proprio ora, mentre il Paese, dopo anni di negoziati, è a un passo dall’accordo di associazione con l’Unione europea?
L’offerta dall’Est
Al centro dell’intrigo c’è Banca di San Marino, un istituto nato nel 1920 per iniziativa di un parroco che voleva sostenere l’economia locale e divenuto nel tempo un baluardo del credito cooperativo. Per legge, il 51 per cento delle azioni doveva restare nelle mani dell’Ente Cassa di Faetano. Ma il 3 marzo 2025 con una modifica di legge il vincolo decade. La maggioranza richiama le raccomandazioni del Fondo monetario internazionale, che da tempo suggeriva di superare quella che considerava un’anomalia. «La modifica coincide con l’emersione della trattativa con investitori bulgari», racconta Antonio Fabbri, giornalista del quotidiano l’Informazione. Starcom Holding, società bulgara controllata dall’imprenditore Assen Christov, mette sul piatto oltre 36 milioni di euro per acquisire la maggioranza della banca e ricapitalizzarla. Il nome è di quelli che pesano: Starcom è la principale azionista di Eurohold Bulgaria, gruppo quotato in borsa, attivo in undici Paesi e con asset dichiarati per 1,4 miliardi di euro. Per portare avanti l’operazione, Christov costituisce con un socio tedesco la San Marino Group Spa, che si insedia sul Titano, firma un preaccordo, versa una caparra di 1 milione e mezzo di euro, e ne trasferisce altri tredici e mezzo su un conto di Bsm. «L’acquisizione richiede però una serie di passaggi tra cui la modifica statutaria dell’Ente Cassa e il via libera della Banca Centrale, chiamata a verificare requisiti reputazionali e solidità economica», dice Fabbri. Le cose si complicano.
Movimenti sospetti
Salta fuori che il gruppo bulgaro possiede anche azioni di una banca di Amburgo, la Varengold, sanzionata nel 2025 dalle autorità di regolamentazione tedesche per aver ritardato alcune segnalazioni di attività sospette. Secondo un’inchiesta dell’autorevole testata internazionale Politico, che cita fonti di intelligence occidentali, Varengold sarebbe stata utilizzata come canale per veicolare fondi verso l’Iran e gruppi come Hezbollah e gli Houthi.Fabbri, che dall’inizio dell’affare bulgaro avrà riempito una cinquantina di taccuini di appunti, riassume il clima di quei giorni: «Dopo avere impiegato anni per ripulire la propria immagine internazionale e dimostrare al mondo di avere un sistema bancario e finanziario affidabile, San Marino inizia a temere il danno reputazionale».All’interno dell’Ente Cassa si apre un confronto tra favorevoli e contrari. Il presidente Marco Beccari scrive ai soci sostenendo che segreteria alle Finanze, Comitato per il credito e il risparmio e Banca Centrale caldeggiano la vendita. La lettera non viene smentita e i contrari finiscono in minoranza.
Arresti e pressioni
A ottobre la situazione precipita. Vengono arrestati Andrea Del Vecchio, membro del cda dell’Ente Cassa, e la moglie Marina Manduchi, commercialista. Le accuse: corruzione privata, amministrazione infedele, riciclaggio. Nel mirino degli inquirenti finisce un bonifico da 500 mila euro. Per la difesa, un compenso per consulenze. Per l’accusa, una tangente. Il 24 ottobre Banca Centrale comunica che non autorizza l’acquisizione. Gli inquirenti sequestrano 15 milioni già versati (in 28 tranche) in un conto Bsm dal gruppo bulgaro. La tentata scalata si trasforma in un caso politico-diplomatico.Il 7 febbraio a Bruxelles si svolge una conferenza trasmessa sul sito EUAlive, dove non solo Christov, ma anche europarlamentari e ricercatori mettono in discussione lo stato di diritto a San Marino. La tesi è che in una comunità così piccola esistono «élite molto ristrette per politica, magistratura, finanza, banche ed economia». Un problema umano – «tutti sono cugini di qualcun altro» – che l’Ue non ha mai affrontato: consentire alla micronazione di entrare nel mercato unico, dice un relatore, «è come introdurre cellule cancerogene nel corpo». Quando l’11 febbraio il Parlamento europeo approva una risoluzione favorevole all’accordo di associazione con San Marino e Andorra, 86 parlamentari si astengono.
Tra questi, i rappresentanti bulgari. Il segnale politico non passa inosservato: l’accordo dovrà essere ratificato e l’eventuale veto della Bulgaria potrebbe diventare un ostacolo. Nel pieno della bufera, il dirigente del Tribunale Giovanni Canzio annuncia nuove ipotesi di reato. Parla di un “piano parallelo” per minare la credibilità del Paese e costringere le istituzioni a sedersi a un tavolo di trattativa con chi è sotto indagine. Piano che avrebbe «il supporto di personaggi politici, associazioni e professionisti». La risposta non si fa attendere: Starcom punta il dito contro i magistrati e Banca Centrale. Poi avvia un’azione legale in Bulgaria contro Nicola Muccioli, direttore dell’Agenzia di informazione finanziaria, che ha ipotizzato un’origine sospetta dei fondi. Lo accusa di avere abusato di informazioni derivate dal Moneyval, organismo del Consiglio d’Europa sull’antiriciclaggio, di cui è presidente. Ultimo atto, una lettera aperta ai cittadini: «Non è mai stata nostra intenzione minare l’ordine costituzionale di San Marino», scrive Starcom prima di sottolineare potenziali conflitti d’interesse e concentrazioni di potere. E poi fa i nomi dei funzionari e dei magistrati che hanno firmato gli atti, nonché dell’avvocato Matteo Mularoni, che negli ultimi mesi ha fornito la sua consulenza a Bsm. Quando il caso approda in Consiglio Grande e Generale, l’opposizione chiede una commissione d’inchiesta, ma la maggioranza si oppone. «La Democrazia cristiana ha votato contro, i suoi alleati si sono astenuti o non hanno partecipato al voto. Siamo al capolinea, travolti da una questione morale che non può più essere ignorata», dice Emanuele Santi, capogruppo del movimento Rete. Dopo il “no” incassato in aula, ha depositato insieme alle altre opposizioni un progetto di legge per istituire comunque la commissione: «Vogliamo chiarezza, non solo sulle tangenti e sul piano parallelo, ma su tutta la vicenda: chi ha favorito l’ingresso del gruppo bulgaro a San Marino? Chi ha portato avanti la trattativa?».
Romanzo criminale
Tra i tanti interrogativi, uno è da romanzo criminale: tra il 30 gennaio e il primo febbraio qualcuno entra nella sede centrale della Banca di San Marino e indisturbato apre una quindicina di cassette di sicurezza su 200. Non tocca il contante. Come hanno fatto i malviventi a neutralizzare i sistemi di sicurezza? A chi appartengono le cassette? Cosa è stato rubato? Mentre queste pagine vanno in stampa, non è ancora chiaro se il furto sia collegato all’affare bulgaro o se rappresenti soltanto una coincidenza. Di certo, a San Marino, in molti, vorrebbero saperlo.