Si chiamava Italia e aveva avuto una vita sfortunata. Veniva da Maglie, in provincia di Bari, e a sedici anni era stata abusata da un uomo anziano e per giusta sposato che l’aveva messa incinta e poi era sparito.
Brutto affare per una ragazzina degli anni 50, di famiglia umile e senza dote, perché chi se la sposa non più illibata e con una figlia piccola? E anche quando finalmente trova un marito è perché l’uomo l’ha violentata, mettendola incinta di nuovo, e vuole salvarsi dalla galera col matrimonio riparatore. Il marito si ammala e finisce al tubercolosario di Taranto, Italia conosce un altro uomo che anche lui non è proprio il principe azzurro e bellina com’è la porta a Bari e la mette a battere nelle pensioncine di via Bozzi.
Qui, la sera del 25 agosto 1959, Italia incontra un cliente. Lui si chiama Giorgio, basso, tarchiato, con un paio di basettoni e lo sguardo inquietante, perché ha strane idee per la testa: odia le donne. Soprattutto quelle di malaffare, perché contaminano la…
Si chiamava Italia e aveva avuto una vita sfortunata. Veniva da Maglie, in provincia di Bari, e a sedici anni era stata abusata da un uomo anziano e per giusta sposato che l’aveva messa incinta e poi era sparito.
Brutto affare per una ragazzina degli anni 50, di famiglia umile e senza dote, perché chi se la sposa non più illibata e con una figlia piccola? E anche quando finalmente trova un marito è perché l’uomo l’ha violentata, mettendola incinta di nuovo, e vuole salvarsi dalla galera col matrimonio riparatore. Il marito si ammala e finisce al tubercolosario di Taranto, Italia conosce un altro uomo che anche lui non è proprio il principe azzurro e bellina com’è la porta a Bari e la mette a battere nelle pensioncine di via Bozzi.
Qui, la sera del 25 agosto 1959, Italia incontra un cliente. Lui si chiama Giorgio, basso, tarchiato, con un paio di basettoni e lo sguardo inquietante, perché ha strane idee per la testa: odia le donne. Soprattutto quelle di malaffare, perché contaminano la bellezza e la purezza del mondo, e infatti guarda lui, che va a prostitute nonostante sia sposato, padre di un figlio e con un altro in arrivo, è colpa loro.Va bene, è un pregiudicato per furto, è un violento e al suo paese lo considerano un mezzo psicopatico, ma è comunque colpa loro. Delle donne. Di malaffare. Le mondane, come si chiamavano allora.
E così Giorgio si vendica sulla povera Italia, salgono alla camera 107 della pensione Miramare, quarto piano, e lì la prende a cazzotti, le infila un asciugamano in bocca, la strangola e prima di andarsene le scrive sulla pancia con una penna biro: “uno Zorro vivente per le sgualdrine da strada”, proprio così, Zorro, che non è il Gay Williams della serie tv della Walt Disney, che da noi andrà in onda dal 1966, ma il Tyrone Power dei film, e comunque ugualmente a sproposito.
Giorgio però non è una volpe perché ha lasciato la carta di identità in albergo quando il portiere ha chiesto i documenti a lui e alla povera Italia. Cerca di farsela ridare ma non l’hanno ancora registrata e lui ha fretta, su nella camera 107 c’è la povera Italia di traverso sul letto, nuda, con le braccia incrociate sul petto e quella scritta sulla pancia, sotto il seno sinistro, squaltrina, con la q e la t. Allora dice che intanto va a prendere le sigarette, esce dalla pensione, e sparisce. Italia la scoprirà la donna delle pulizie la mattina dopo.
No, Giorgio non è una volpe, prende il treno per Roma, ci resta due giorni dormendo nei giardini di piazza Vittorio, poi una pattuglia lo becca alla stazione Termini e quando in commissariato gli trovano in tasca l’anello, la collana e l’orologino d’oro di Italia per lui non c’è più scampo. Sì, l’ha ammazzata lui, Italia, va bene. Ma era colpa sua, di lei. È colpa delle donne.
Sul Venerdì del 13 marzo 2026