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Vacanze a Dubai

La storia del viaggio di Crosetto ha del grottesco. Ma se questo ministro le sbaglia tutte, figuriamoci gli altri
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Carissimo Giannini, com’è possibile che il ministro della Difesa, considerato anche dalla sinistra il migliore di questo governo, si sia reso così ridicolo da finire addirittura sulla bocca ironicamente compiaciuta di Vannacci? Va in vacanza con compagna e figli in un luogo da cui gli stranieri fuggivano, viste le idee belliciste di Trump e Netanyahu. A cosa bisogna credere? Che non conoscesse la reale situazione a Dubai, come riportato da alcuni mezzi d’informazione? O a una grande superficialità nel valutare la situazione? Come ne esce un ministro della Difesa? Silvana Costanza - Cosenza

Carissima Silvana, l’affare Crosetto è una storia tragicomica, a metà tra un Vacanze a Dubai che avrebbero potuto girare i fratelli Vanzina e Burn After Reading dei fratelli Coen. Lo scandalo non è tanto l’Italia non informata dell’attacco imminente all’Iran (sua maestà The Donald non ha avvisato nessun Paese europeo). Ma è il modo in cui il ministro ha provato a spiegare le sue (dis)avventure, sbag…

Carissimo Giannini, com’è possibile che il ministro della Difesa, considerato anche dalla sinistra il migliore di questo governo, si sia reso così ridicolo da finire addirittura sulla bocca ironicamente compiaciuta di Vannacci? Va in vacanza con compagna e figli in un luogo da cui gli stranieri fuggivano, viste le idee belliciste di Trump e Netanyahu. A cosa bisogna credere? Che non conoscesse la reale situazione a Dubai, come riportato da alcuni mezzi d’informazione? O a una grande superficialità nel valutare la situazione? Come ne esce un ministro della Difesa? Silvana Costanza - Cosenza

Carissima Silvana, l’affare Crosetto è una storia tragicomica, a metà tra un Vacanze a Dubai che avrebbero potuto girare i fratelli Vanzina e Burn After Reading dei fratelli Coen. Lo scandalo non è tanto l’Italia non informata dell’attacco imminente all’Iran (sua maestà The Donald non ha avvisato nessun Paese europeo). Ma è il modo in cui il ministro ha provato a spiegare le sue (dis)avventure, sbagliandole tutte. La partenza: con aereo di linea (scelta irresponsabile, che ha messo a rischio i turisti in volo con lui). La permanenza: «ero in vacanza», anzi no, «ho avuto un incontro istituzionale» (bugia, o l’una o l’altra). Il ritorno: con volo di Stato, ma «pagato il triplo della tariffa normale» (scusa grottesca per un uomo di governo, in un Paese che regala il volo di Stato ad Almasri e l’elisoccorso dei pompieri a Mogol). Come dice lei: se Crosetto è davvero uno dei ministri migliori, figuriamoci gli altri.

Le infinite conseguenze delle bombe lanciate sull’Iran

Gentile Giannini, la scusa ideologica degli attacchi al regime iraniano è stata la difesa di princìpi umani rispetto a crimini orrendi. Cioè, per difendere il diritto delle donne di andare a capo scoperto si è ritenuto di uccidere con bombe decine o centinaia di studentesse in una scuola nello stesso Paese? Mi spiego chiaramente. È strage, quella compiuta dal crudele regime iraniano nei giorni delle manifestazioni. Ma è guerra dalle infinite conseguenze, lanciare bombe sul territorio di un altro Stato. Anna Anastasia

Gentile Anna, questa è la terza Guerra del Golfo, dopo quella contro l’Iraq che aveva invaso il Kuwait nel 1990 e quella contro Saddam Hussein del 2003. La coalizione dei volonterosi guidata dagli Stati Uniti le aveva spacciate come risolutive della “questione mediorientale”. Come si vede adesso, non era vero. Quando cade un tiranno siamo tutti contenti (e Khamenei era il peggiore, avendo massacrato un’intera generazione di giovani dall’Onda Verde del 2009 a oggi). Ma Trump e Netanyahu attaccano l’Iran violando la Carta Onu e il diritto penale internazionale. Producono “danni collaterali” sanguinosi come la strage delle 185 studentesse (che l’Onu già ipotizza sia un “crimine di guerra”). E quello che è peggio è che bombardano senza alcuna strategia per il dopo. Per questo io ho un sospetto e una certezza. Che la guerra serva soltanto a loro, per motivi di propaganda interna. E che anche questo conflitto non sarà l’ultimo, ma ne produrrà altri.

Un premier come Sánchez? Magari lo avessimo noi

Caro Massimo, ho sentito il discorso di Sánchez, premier spagnolo: avercelo, uno così, qui da noi…

Alberto Arena - Catania

Caro Alberto, anch’io ho ascoltato e mi sono entusiasmato per Pedro Sánchez. Se fossi spagnolo, sarei fiero del mio Paese e del mio primo ministro. Da italiano, per quanto mi sforzi, riesco solo a vergognarmi.

Il prezzo della benzina vola e a pagare sono i soliti

Carissimo Giannini, ci risiamo. Petroliere ferme, stretto di Hormuz bloccato, e via così… Da stamattina i distributori di benzina hanno ritoccato i prezzi. Il prezzo del carburante stivato 10 o 20 giorni fa è stato opportunamente rialzato. Ma pagano sempre i soliti? E il ritocco alle accise, di cui un ministro fece a suo tempo il cavallo di battaglia? Cavallo azzoppato.

Gianfranco Casati

Carissimo Gianfranco, siamo un Paese in bolletta. Già prima di questa guerra, pagavamo l’energia 115 euro a megawattora, contro gli 89 della Germania e i 61 della Francia. Ora, a conflitto in corso, già si prevedono ulteriori rincari del 15% per la bolletta del gas e del 10% per quella elettrica. L’ultimo “decretino” per famiglie e imprese, appena varato dal governo, è un pannicello caldo. Avanti così, e il cavallo azzoppato finisce al macello.

Chi tira la cinghia per Sanremo e chi si scopre radical chic

Caro Giannini, anch’io, che amo ascoltare Miles Davis, Haydn e De André, ho visto Sal Da Vinci a Sanremo e la mia prima reazione è stata la delusione: quella canzone sarebbe piaciuta a mia madre, che se fosse viva avrebbe 110 anni. Poi ho sentito Italo Bocchino che diceva a un collega di sinistra «sei troppo snob perché possa piacerti Sal Da Vinci». Allora ho capito… Tutti quelli che ballavano all’Ariston (e avevano tirato la cinghia per potersi permettere il biglietto della serata finale) erano il vero popolo, rimasto tale e quale dai tempi in cui appunto i miei genitori mi dicevano «studia, così non farai il lavoro di papà», che era operaio in acciaieria. Io ho studiato tanto, anche per non deluderli. Ma, poverini, non sapevano che così sarei diventato un radical chic.

A. Pavani

Caro Pavani, per il Festival di quest’anno Sal Da Vinci e la sua canzone sono stati perfetti. Un mezzo giro di do, un solido impianto neo-melodico, un maschio innamorato, la “sua” donna, la fede nuziale, il Dio benedicente, e “accussì” sia. “Sta’ senza pensier…”, e aggiungi pure che “per sempre sì” suona bene per il referendum. Che vuoi di più dalla vita? Un tempo la pubblicità rispondeva “un Lucano”. Oggi Sanremo, a furor di popolo, risponde “un napoletano”. La vera musica è tutt’altra cosa, ma questo è lo spirito del tempo.

Nei tg serali le news del mattino, così la Rai ci manca di rispetto

Caro Massimo, giorni fa due delle tre anticipazioni del Tg1 delle 20 erano relative a fatti già apparsi sui giornali della mattina (un grave incidente stradale e la conduzione di Sanremo 2027). Mi sembra un’enorme mancanza di professionalità e di rispetto degli utenti. Ezio Petruccioli

Caro Ezio, per questa Rai meloniana e petrecchiana la professionalità e il rispetto per gli utenti sono l’ultimo dei problemi. Oggi il vero oppio dei popoli non è più la religione: è la politica. La televisione è la siringa.

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