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Abbiamo visitato (e provato) la palestra per allenare il cervello usata da Jannik Sinner

Jannik Sinner alza il trofeo vinto alle ultime Atp Finals di Torino. (Getty Images) 

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Per vincere bisogna svuotare il cervello. Ma soprattutto capirne i meccanismi e prepararlo a situazioni di stress. Come fa Riccardo Ceccarelli nella sua palestra mentale dove Sinner e Federica Brignone sono di casa. E dove anche noi siamo andati ad allenarci
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Una camera chiamata “stress room”. Un’altra, con un tavolo da ping-pong e la macchina che spara palline. Poi, una “stanza psico-fisica”: quattro postazioni, tipo videogiochi. Infine, la “sala pesi”: otto maxi-schermi. E basta. Nessun bilanciere o attrezzo da sollevare. Solo joystick. E medici, psicologi, preparatori fisici. Benvenuti alla “palestra del cervello”: dove Jannik Sinner si allena a essere più lucido nei momenti decisivi dei suoi incontri. Dove impara a “ripulire la mente”, ritrovando il giusto equilibrio per non sbagliare i colpi cruciali. Dove il gesto importante diventa automatico, non influenzato dall’emozione. Come il tennista, tanti altri campioni: sciatori tipo Federica Brignone o Mikaela Shiffrin, i piloti Charles Leclerc e Fernando Alonso, alcune medaglie olimpiche della scherma e del nuoto, calciatori di Serie A, Bundesliga tedesca, Premier League inglese. E poi manager, astronauti, cantanti, aviatori. Perché anche il cervello può essere potenziato, quasi come un …

Una camera chiamata “stress room”. Un’altra, con un tavolo da ping-pong e la macchina che spara palline. Poi, una “stanza psico-fisica”: quattro postazioni, tipo videogiochi. Infine, la “sala pesi”: otto maxi-schermi. E basta. Nessun bilanciere o attrezzo da sollevare. Solo joystick. E medici, psicologi, preparatori fisici. Benvenuti alla “palestra del cervello”: dove Jannik Sinner si allena a essere più lucido nei momenti decisivi dei suoi incontri. Dove impara a “ripulire la mente”, ritrovando il giusto equilibrio per non sbagliare i colpi cruciali. Dove il gesto importante diventa automatico, non influenzato dall’emozione. Come il tennista, tanti altri campioni: sciatori tipo Federica Brignone o Mikaela Shiffrin, i piloti Charles Leclerc e Fernando Alonso, alcune medaglie olimpiche della scherma e del nuoto, calciatori di Serie A, Bundesliga tedesca, Premier League inglese. E poi manager, astronauti, cantanti, aviatori. Perché anche il cervello può essere potenziato, quasi come un bicipite. Ne avremmo tutti bisogno. E allora, abbiamo trascorso anche noi una giornata in palestra.

Un battito alla volta

Appuntamento nella sede di Formula Medicine: Capezzano Pianore, frazione di Camaiore, Versilia. È la “creatura” di Riccardo Ceccarelli: sognava la Formula Uno e al volante era anche bravino, ma dopo la laurea in Medicina ha deciso di frequentare il paddock solo come dottore. Dal 1989 a oggi ha assistito più di 1.800 piloti. Al piano terra, una sua foto mentre corre a piedi su una spiaggia australiana con tre di loro: quello a sinistra è Ayrton Senna. «I primi esperimenti li ho fatti su Ivan Capelli, mio compagno di stanza ai corsi di guida federali». Prelievi di sangue («Anche su Ayrton») alla vigilia e dopo le gare, cardiofrequenzimetri. Preistoria. «Quei ragazzi avevano 190 battiti al minuto per un’ora di seguito, con accelerazioni. Mi sono chiesto: ma se al volante non fanno ulteriori sforzi, che muscolo stanno impegnando oltre al cuore?». Il cervello, appunto.

Nel 2000, col reparto di Neuroscienze dell’università di Pisa, ha concluso un esperimento sorprendente, confrontando i tempi di reazione al semaforo verde di alcuni piloti professionisti con quelli di “normali” coetanei: «Praticamente uguali: 192 millesimi di secondo contro 193. La differenza, secondo la risonanza magnetica, la faceva l’affaticamento della mente: minimo nei primi, “abituati” al riflesso e rilassati al momento di reagire, molto più importante negli altri».

Riccardo Ceccarelli nella stress room della sua “palestra” Formula Medicine (Fabio Bussalino) 

Palline da ping-pong

Saliamo al primo piano. Una bacheca con una racchetta bianca autografata da Sinner, con tanto di cuoricino. Dopo un check up completo, nella “stress room” scopriamo il mio livello di affaticamento mentale. Su uno schermo compaiono nomi di colori, dipinti in maniera diversa. Se il rosso è rosso, schiaccio: “Vero”. Se è scritto in blu: “Falso”. Cento volte. Ho una soglia di tempo da rispettare. All’inizio sono teso, sbaglio qualcosa. Poi mi concentro: più fluido. Nel finale mi sento stanchissimo, altri errori. Mi hanno applicato dei sensori per verificare le variazioni di onde cerebrali, respiro, battito: posso vedere tutto in un grafico. «Parametri normali. Con un buon allenamento, “ripulendo” il suo cervello dai condizionamenti, gli errori scenderebbero in modo drastico. E rispondendo più in fretta», spiega Ceccarelli. Passiamo al ping-pong. Prima pallina, la colpisco. Un’altra, un’altra ancora. Sempre di più e più veloce. Mi ingobbisco, per tenere il ritmo. È tutto monitorato: vedo alzarsi la frequenza cardiaca, il consumo cerebrale. Il dottore mi ferma, prende il mio posto. Mi dimostra che non c’è bisogno di stare piegato, in tensione. «Perché preoccuparsi? L’importante è il gesto. Massima resa con il minimo sforzo».

Segui la macchinina

Andiamo alla palestra vera e propria. Con Ceccarelli lavorano psicologi e preparatori fisici. Al primo esercizio, siamo in quattro. Sullo schermo appare un circuito: per andare veloci bisogna restare concentrati con lo sguardo sulla propria macchinina, che va da sola, e non farsi distrarre dai numeri che compaiono o dagli altri. Vinco. «Molto bene: battito e concentrazione costanti, poco coinvolgimento emotivo». Mi spiega che questo è un ottimo sistema per “svuotare” la mente. Mostra un vecchio filmato di Sinner: in un cambio campo, sembra guardare fisso nel vuoto. «Dentro di sé, sta mentalmente osservando la sua macchinina». Il tennista, come altri atleti, quando viaggia per il mondo ha un kit personale, un programma inserito nel computer che riproduce questa “ginnastica” speciale. «È bene usarlo nei momenti di maggiore stanchezza, e quando intorno a loro c’è confusione: per riacquistare il controllo, la serenità».

“Calcolus”, per me, è stato l’esercizio più difficile: sul maxischermo appare una griglia con numeri dall’1 al 100, sparpagliati. Devi individuarli e – toccandoli – seguire l’ordine crescente partendo dall’1. Nel passaggio seguente alcuni numeri vanno sommati e abbinati a colori. «Qui è stato troppo competitivo, e ha perso la visione complessiva. Riprovi. Bisogna tenere il più possibile a bada il sistema simpatico, che si attiva quando percepiamo uno stress, e stimolare il sistema vagale che favorisce il rilassamento, il controllo». Racconta che non aveva finito di spiegare quell’esercizio, e Jannik – un “analitico funzionale” di natura – lo aveva risolto. Brignone ha aspettato, poi ha risolto con altrettanta rapidità. Un’altra famosa sciatrice si è impuntata perché sosteneva di essere un disastro in matematica: per mezz’ora, non ha combinato nulla. «Il segreto è non preoccuparsi all’idea di dover risolvere un test difficile, ma cercare la strada più semplice». Il “puro automatismo”. La sciatrice canadese Laurence St-Germaine, altra allieva di Ceccarelli, ai mondiali di slalom del 2023, dopo la prima manche scappò in albergo, rifiutandosi di ascoltare i consigli dell’allenatore. Svuotò la mente e, al momento di ripartire per la seconda manche, si disse solo: “Go down!”, vai giù. Senza pensare a nulla. Vinse. Prima di andare via, Ceccarelli mi dà un ultimo consiglio: «Si ricordi: il cervello può essere allenato. Emozioni e situazioni stressanti si possono gestire. E tutto questo a lungo termine si trasforma in benessere».

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