Gentile Giannini, la vicenda dei medici cubani in Calabria fa riflettere. Quando si dice che senza quei medici alcuni ospedali rischierebbero di chiudere, la questione diventa concreta. Diventa il volto di chi aspetta in un pronto soccorso, di un anziano che ha bisogno di una visita, di una famiglia che spera di trovare qualcuno capace di curare un proprio caro. Com’è possibile che la sanità pubblica sia arrivata a questo punto? I medici cubani stanno facendo semplicemente il loro lavoro: curare. La sanità non dovrebbe mai diventare terreno di scontro politico. Perché quando la politica entra negli ospedali, spesso a uscirne sconfitti sono i cittadini.
Francesco Vitale (Catania)
Caro Francesco, una grande democrazia che per non chiudere gli ospedali deve chiedere aiuto ai medici cubani merita la bancarotta morale e materiale. Decenni di tagli al welfare ci hanno ridotti così. L’aumento del fondo sanitario a 130,3 miliardi non compensa i costi. La spesa a carico delle famiglie ammonta …
Gentile Giannini, la vicenda dei medici cubani in Calabria fa riflettere. Quando si dice che senza quei medici alcuni ospedali rischierebbero di chiudere, la questione diventa concreta. Diventa il volto di chi aspetta in un pronto soccorso, di un anziano che ha bisogno di una visita, di una famiglia che spera di trovare qualcuno capace di curare un proprio caro. Com’è possibile che la sanità pubblica sia arrivata a questo punto? I medici cubani stanno facendo semplicemente il loro lavoro: curare. La sanità non dovrebbe mai diventare terreno di scontro politico. Perché quando la politica entra negli ospedali, spesso a uscirne sconfitti sono i cittadini.
Francesco Vitale (Catania)
Caro Francesco, una grande democrazia che per non chiudere gli ospedali deve chiedere aiuto ai medici cubani merita la bancarotta morale e materiale. Decenni di tagli al welfare ci hanno ridotti così. L’aumento del fondo sanitario a 130,3 miliardi non compensa i costi. La spesa a carico delle famiglie ammonta a 41 miliardi, 1 euro su 2 per ricoveri e visite specialistiche fuori regione finisce al privato, con picchi del 90 per cento al Sud. Avanti così e presto, almeno per la salute, la vera Cuba sarà l’Italia.
Class action contro i centri di detenzione in Albania
Buongiorno Giannini, il popolo italiano non potrebbe intentare una class action contro Meloni, per i danni causati dall’insensato progetto dei centri di detenzione in Albania? Quanto si sarebbe potuto fare con i milioni sprecati, per migliorare l’istruzione, la sanità, i trasporti.
Stefania C. (Alessandria)
Cara Stefania, class action non so, ma so che i centri in Albania, semi-vuoti, costano 671 milioni l’anno. Con quei soldi potremmo assumere subito i 5 mila medici che andranno in pensione di qui al 2038. Ma poi, senza gli “appositi” migranti e magistrati,con chi se la prenderebbero le destre al comando?
I nostri Servizi all’oscuro dell’attacco all’Iran
Caro Massimo, non è paradossale che i nostri Servizi fossero all’oscuro dell’attacco di Israele e Usa contro l’Iran, visto che sono dotati del sistema di software spia a livello militare, quando con Paragon hanno controllato attivisti, giornalisti e sacerdoti? Stefano Mazzanti (Pistoia)
Caro Stefano, più che un paradosso, è uno scandalo. Ma vedrai, nessuno pagherà pegno. Come diceva Simone de Beauvoir: la cosa più scandalosa degli scandali è che ci si abitua.
Quello che il Papa può dire e quello su cui deve tacere
Gentilissimo Giannini, la sua richiesta al Papa (fare i nomi riguardo alle orribili azioni militari in corso) è surreale. Il Papa non è solo il vicario di Cristo, è anche il sovrano dello Stato Vaticano. Un suo pronunciamento esplicito provocherebbe un incidente diplomatico. Non ricordo altri Papi che si siano comportati diversamente. Quello è un “mestiere” non semplice, in pochi sono capaci di dare consigli.
Angelo Isceri
Caro Angelo, lungi da me dare consigli al Papa, “non sum dignus”. E lungi da me chiedergli di accusare pubblicamente Trump. Ma dal Pontefice americano una parola su questa America la vorrei sentire. Se non ora, quando?
Il metodo Bartolozzi:prima accusare, poi smentire
Caro Giannini, gettare il sasso e nascondere la mano: vecchio detto italiano che molti appartenenti al governo non vogliono ricordare. È il caso di Giusi Bartolozzi, “mente” del ministero della Giustizia: prima la spara grossa sui magistrati, poi ritratta. Il metodo ha stancato ed è ora che gli italiani lo condannino. Emanuela Gava (Pordenone)
Cara Emanuela, Giusi Bartolozzi è la “scatola nera” del ministero. Ne conosce tutti i segreti, a partire dal caso Almasri. Qualunque “condanna” degli italiani (o dei giudici) non la farà scendere dalla poltrona. Se cade lei, cadono anche Nordio e l’intero governo.
Orientarsi nel mondo nonostante il caos
Gentile Giannini, in questo difficile presente è importante riconoscere il valore delle parole e delle azioni degli altri, quando danno una voce ordinata e intelligente ai nostri pensieri confusi. Sono un’ostetrica ma nel caos del mio mondo di turni faticosi cerco comunque di stare attenta al mondo e vado in piazza per i diritti. Senza il suo lavoro non avrei modo di tenere le fila di tutto quello che succede lontano da me. Amanda Fiorentini Gentile Amanda, grazie di cuore. Nel tragico disordine in cui viviamo,le persone resilienti come lei fanno la differenza. Credo nei grandi movimenti della Storia, ma più ancora nel dio delle piccole cose: fare bene quel che ci tocca, con cura e con passione. E lei lo fa. Nella vita, negli affetti, nel lavoro. Il resto è schiuma della terra.
Ma come si fa a uccidere e poi non ricordare nulla?
Caro Giannini, leggo su Repubblica: “Uccise la moglie a martellate ma non può essere processato: non ricorda più nulla”. Come fanno gli esperti a stabilirlo? Altri assassini potrebbero dire la stessa cosa per essere assolti. E i familiari della ragazza? È così che il cittadino perde la fiducia nei giudici e voterà di conseguenza al referendum.
Salvo Glorioso
Caro Salvo, capisco lo sdegno. Ma asteniamoci anche noi dal giudicare un tanto al chilo il lavoro dei tribunali e delle corti. Lo fanno già i politici che ci “sgovernano”, senza sapere niente delle indagini, senza aver studiato una perizia, senza aver letto una sentenza. Non siamo tutti figli del bosco.
Anche questa volta i fuorisede non votano
Sono un lavoratore italiano fuori sede, pago le tasse, non ho condanne penali, ma non posso votare al referendum, nel comune italiano in cui lavoro e nel quale ho il domicilio, che dista 1.300 km da quello in cui risulto residente. L’Italia è l’unico Paese insieme a Malta e Grecia a non prevedere il voto fuori sede. Presidente Meloni, quando metterà mano a una legge che riconosca questo diritto? Se non lo fa, ci risparmi l’ipocrita intemerata contro l’astensionismo.
Marco Lavenia
Caro Marco, la legge che chiedi, sacrosanta, è rinviata a data da destinarsi. Farla oggi sarebbe stato troppo rischioso: tra quei 5 milioni di fuori sede chissà quanti pericolosi sovversivi del No. Non importa che siate craxiani: domenica prossima godetevi il mare.
Sul venerdì del 20 marzo 2026