Brenda Lodigiani torna a GialappaShow: “Sono esagerata. Amo farmi vedere. Sanremo? Ne sarei felice”
di Antonio DipollinaCerimonia d’apertura delle Olimpiadi, sul più bello succede una cosa che nessuno prevedeva. Entra una splendida e ben vestita ragazza, parte la musica e lei inizia a gesticolare. Va avanti per un po’: quando il pubblico realizza che siamo nell’omaggio alla tradizione italiana del parlare accompagnandosi con i gesti delle mani – o sostituendoli del tutto alle parole – il numero è già quasi finito. Ma è stato tutto molto bello.
La ragazza è Brenda Lodigiani, show-woman, attrice, imitatrice, personalità che trasmigra dentro personaggi esistenti o immaginari e li rende irresistibili. Può parlare o anche limitarsi a ballare – folgorante la prima volta che sbucò nei panni della Brunetta dei Ricchi e Poveri, limitandosi ad agitarsi e saltellare scomposta sullo sfondo. Eccezionale. E quasi ovvio: ma bisogna saperlo fare.
Succedeva al GialappaShow, ovvero il piccolo miracolo che si perpetua nel tempo di un varietà che occupa due o tre epoche televisive, tutte insieme, i codici di una volta, ri…
Cerimonia d’apertura delle Olimpiadi, sul più bello succede una cosa che nessuno prevedeva. Entra una splendida e ben vestita ragazza, parte la musica e lei inizia a gesticolare. Va avanti per un po’: quando il pubblico realizza che siamo nell’omaggio alla tradizione italiana del parlare accompagnandosi con i gesti delle mani – o sostituendoli del tutto alle parole – il numero è già quasi finito. Ma è stato tutto molto bello.
La ragazza è Brenda Lodigiani, show-woman, attrice, imitatrice, personalità che trasmigra dentro personaggi esistenti o immaginari e li rende irresistibili. Può parlare o anche limitarsi a ballare – folgorante la prima volta che sbucò nei panni della Brunetta dei Ricchi e Poveri, limitandosi ad agitarsi e saltellare scomposta sullo sfondo. Eccezionale. E quasi ovvio: ma bisogna saperlo fare.
Succedeva al GialappaShow, ovvero il piccolo miracolo che si perpetua nel tempo di un varietà che occupa due o tre epoche televisive, tutte insieme, i codici di una volta, rispettati, la modernità della confusione di talento e in realtà studiata e organizzata minuto per minuto. GialappaShow torna lunedì sera (su Tv8 e Sky Uno), Brenda ripresenta la sua Annalaisa e gli altri personaggi, ne aggiunge di inediti – in arrivo la cantante Bereguarda (comprensibile soprattutto a chi percorre la Milano-Genova), artista di scarso successo che soffre di mali esistenziali e riversa tutto dentro canzoni che crivellano l’anima.
Perché si ha l’impressione che con i Gialappa’s si sia sempre nel luogo ideale? «Perché è verissimo».
Giusto, torna anche l’imitazione un po’ urticante di Silvia Toffanin. Nel senso? «Vivo quella magia di sentirmi tra talenti assoluti. Mi aggiro per i camerini e c’è Ubaldo Pantani in corridoio che sta provando, poi passa Forest, o Marcello Cesena o Carlo Amleto. Li guardo e penso: ma è tutto vero?».
Il segreto? «È uno degli ultimi posti dove respiri libertà, quella dell’approccio soprattutto. Sbagli e si rimedia insieme. È come una compagnia teatrale».
Ha l’aria di un vero apprezzamento. «È così e lo pensano tutti. I più grandi fanno a gara per esserci. Nella prima puntata di lunedì il co-conduttore sarà Jovanotti. La sera in cui è arrivata Laura Pausini e abbiamo duettato mi sono davvero chiesta: ma che sta succedendo? Mi spiego meglio?».
Prego. «Ho partecipato alla cerimonia olimpica. Pensavo alla fine di sentirmi chissà che, invece sono tornata a casa e ho detto: da domani si ricomincia. Ecco, il GialappaShow è il posto giusto per rientrare nello spirito che serve».
La cerimonia, un colpo a sorpresa. «Mi aveva chiamato Marco Balich dopo l’estate, aveva ipotizzato una cosa fatta così e così. Poi ci eravamo salutati e ho pensato: mah, ci ripensa sicuro, si sarà sbagliato. Due mesi dopo suona il telefono: “E quindi?”».
Quante volte ha provato il numero con i gesti? «A spanne, direi un milione».
L’audience mondiale la calcoliamo in miliardi. «Nell’imminenza eravamo nei camerini dello stadio, c’erano Favino, Matilda De Angelis, ero inquieta, li vedevo tutti inquieti e mi sono detta: allora posso inquietarmi anch’io. Anche Mariah Carey, per dire, non l’ho vista mica rilassata».
E poi tutto fila liscio. «Era grande l’idea, tratta dal libro di Bruno Munari, c’era un regista come Damiano Michieletto. E poi c’ero io che mi chiedevo come fosse possibile, che sentivo anche l’orgoglio di quello stadio, di Milano – e sono milanese d’adozione. Lo dico: entrata a San Siro sono partite le lacrime».
Durata di tutto quanto? «Due minuti e mezzo: non so dopo quanto tempo la gente abbia cominciato a capire cosa stava succedendo».
Purtroppo la cerimonia da noi verrà ricordata anche e soprattutto per la telecronaca devastante. Ed è successo anche che abbiano parlato sopra il suo numero per tutto il primo minuto. «Cosa devo dire?».
Va bene così. Dicono che andrà a Sanremo, c’è amicizia con Stefano De Martino. «Siamo coetanei, lo stimo moltissimo, siamo cresciuti guardando le stesse cose, con quella tv e quel modo di crescere. Abbiamo gli stessi riferimenti. La metto giù semplice: non ho avuto il minimo contatto per il Festival. Ma se succede sarò ovviamente felice».
Un buon atteggiamento. «Io voglio bene a Sanremo. Ci sono cresciuta, ho visto tutte le edizioni, mai perso nulla. E con Stefano è un vero salto generazionale, quasi storico: poi si può pensare tutto e il contrario di tutto, ma questa è una svolta. Non si può smentire».
Diceva: crescere con quella tv. Chi seguiva, chi la ispirava, chi le ha fatto dire: voglio farlo anch’io? «Paola Cortellesi, in primo luogo. I primi tempi con la Gialappa’s. Non riesco ancora a credere di aver seguito quella traccia precisa ed esserci riuscita. In tempi più recenti, Geppi Cucciari: grande riferimento, modo di porsi, completezza, tutto».
Passa una sua esibizione, quanto tempo trascorre subito dopo sui social a scrutare i commenti? «Parecchio, ancora oggi. Ma ormai l’approccio è diverso, e per fortuna».
Nel senso? «Ci rimanevo malissimo ai commenti negativi. E avevo come obiettivo quello di piacere a tutti. C’è sempre tempo per imparare che non è possibile. E si cresce anche in quel caso. Adesso il mantra, ovviamente scherzoso, è: i complimenti sono sinceri, lo stanno pensando davvero. I commenti negativi? È tutto finto, tanto per dire e atteggiarsi a odiatori».
Elementare. E ci si riesce? «In parallelo alla sicurezza che acquisti sul lavoro e su come evolve tutto quanto, ovvio. Poi non posso pretendere più di tanto, non sono una che si risparmia. Sono esagerata, voglio invadere gli spazi, farmi vedere, la fisicità esplode. Forse l’esempio più calzante è a Stasera tutto è possibile».
Rai Due, il villaggio vacanze di Stefano De Martino con i giochini demenziali e i comici complici. «C’è la sfida ad avventarsi sulla gallina di gomma per afferrarla quando smette la musica: mi ci butto come se fosse la cosa più importante del mondo. Esagerata, appunto. Ma sono così».
Cosa si rischia a chiederle cosa vuole fare da grande? «Non mi pongo il problema, perché dovrei? E poi non c’è mica tempo. È appena ovvio che se dice cinema, mi piacerebbe assai. E la prevengo sull’ipotesi di ruoli drammatici: certo che sì. Ma se intanto arrivano progetti che puoi esaminare con calma il problema non si pone, si tratta di scegliere e alla fine una cosa che accetti ne esclude un’altra. La vita è quella».
Chi la diverte di più in assoluto? «Il Mago Forest. È un personaggio pazzesco, e non tutti notano che ha una classe e un’eleganza che non si può descrivere. Può regalarti le battute più pesanti senza che nessuno le viva in quel modo. Arriva in studio per le registrazioni e prova le gag con gli addetti alla reception. È un fondamento dello show, che mi conferma quanto sia incredibile l’ambiente di lavoro, praticamente perfetto».
Su questo aspetto si coglie un certo entusiasmo. «Spesso porto i miei figli in studio (Olivia, 8 anni, Tobia, 5, ndr). C’entra un po’ anche il senso di colpa di essere spesso lontana: appena posso li porto con me. La speranza è che ne ricavino la sensazione precisa: mamma fa davvero quello che le piace fare».