Federico Campagna è un filosofo di origini siciliane, vive a Londra e lavora con molte istituzioni prestigiose, ma soprattutto: è un grande narratore. Il suo ultimo libro, Altrimondi, raccoglie storie di civiltà, di modi di pensare, di vivere e di pensare il vivere, tutti collegati da alcuni tratti sfuggenti e ricorrenti nel corso dei millenni di storia del Mediterraneo: l’adattamento alle intemperie della storia, la vitalità fatalista nel reinventarsi nella sconfitta, la rassegnazione alla migrazione, e la certezza di poter rimanere se stessi anche e sopratutto trasformandosi. Per esempio: “Ogni mondo concettuale che possiamo immaginare è, in ultima analisi, una storia in cui vivere, e le migliori non sono quelle che si avvicinano di più a una verità assoluta, inattingibile per noi, ma quelle abbastanza ampie e flessibili da offrire una casa immaginaria in cui sia possibile a tutti condurre una vita degna”. Due settimane fa ero a Londra e la chef tunisina Boutheina Ben Salem mi ha fa…
Federico Campagna è un filosofo di origini siciliane, vive a Londra e lavora con molte istituzioni prestigiose, ma soprattutto: è un grande narratore. Il suo ultimo libro, Altrimondi, raccoglie storie di civiltà, di modi di pensare, di vivere e di pensare il vivere, tutti collegati da alcuni tratti sfuggenti e ricorrenti nel corso dei millenni di storia del Mediterraneo: l’adattamento alle intemperie della storia, la vitalità fatalista nel reinventarsi nella sconfitta, la rassegnazione alla migrazione, e la certezza di poter rimanere se stessi anche e sopratutto trasformandosi. Per esempio: “Ogni mondo concettuale che possiamo immaginare è, in ultima analisi, una storia in cui vivere, e le migliori non sono quelle che si avvicinano di più a una verità assoluta, inattingibile per noi, ma quelle abbastanza ampie e flessibili da offrire una casa immaginaria in cui sia possibile a tutti condurre una vita degna”. Due settimane fa ero a Londra e la chef tunisina Boutheina Ben Salem mi ha fatto scoprire la bsissa, una polvere di orzo e ceci tostati considerata sacra nella cucina tunisina: nutriente come un cibo magico, era la riserva segreta di chi viaggiava a lungo, a volte senza conoscere la destinazione. Completamente ignota al resto del mondo, quella stessa identica polvere è anche un prodotto tradizionale della città di Putignano, in Puglia, dove prende il nome di “farinella”. Secondo la leggenda venne usata in tempi remotissimi dagli abitanti per cospargersi la pelle in modo da simulare una malattia contagiosa, e sfuggire ai Saraceni. Non è impossibile invece che l’abbiano portata proprio i Saraceni, invece, ai tempi dell’Emirato di Bari, o forse il contrario. Non lo sapremo mai, e va bene così.
Bsissa (la farinella dell’Emirato di Bari)
Che cosa serve Per una persona, come colazione o merenda:3 cucchiai di polvere di orzo e ceci tostati1 cucchiaino di miele; 1 d’olio d’oliva. Frutta secca e sciroppi a piacere.
Come procedere Versate la polvere in una ciotola e aggiungete dell’acqua, un cucchiaio alla volta, mescolando in modo omogeneo.Allungate fino a raggiungere la consistenza di uno yogurt greco. Quindi aggiungete il miele, l’olio, e nel mio caso uvetta e noci, e mangiate col cucchiaio.