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Tutti al party di Villa Ludovisi con Giove, Plutone e Nettuno. E Caravaggio

Giove, Nettuno e Plutone (1597), unico dipinto murale di Caravaggio, conservato nel Casino dell’Aurora di Villa Ludovisi, a Roma (Riccardo Antimiani / Getty images) 

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L’unico dipinto murale del maestro è al Casino dell’Aurora a Roma. Che dopo le aste deserte ora può essere affittato per feste. L’ultima? Firmata Valentino
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Gli ultimi a vederlo sono stati gli invitati all’esclusivissimo afterparty della sfilata della maison Valentino, poche settimane fa. Chi c’era racconta dei vip trasportati in golf cart sotto una pioggia battente attraverso il giardino di Villa Ludovisi, quel che resta dello sterminato parco che un tempo copriva le pendici della collina più alta della vecchia Roma. Tra una chiacchiera sorrentiniana e un piatto di paccheri, si è diffuso il passaparola: c’è un Caravaggio. E così gli invitati più sensibili al richiamo dell’arte si sono messi in fila per salire la stretta scala che conduce al primo piano del Casino dell’Aurora, ed entrare, tre alla volta, nella saletta che ospita l’unico dipinto murale conosciuto del maestro: un olio su intonaco con Giove, Plutone e Nettuno che si spartiscono il mondo. I corpi sono raffigurati con uno spiccato naturalismo, i volti sono forse autoritratti dello stesso Caravaggio, che probabilmente per dipingere il soffitto si servì di uno specchio posto sul…

Gli ultimi a vederlo sono stati gli invitati all’esclusivissimo afterparty della sfilata della maison Valentino, poche settimane fa. Chi c’era racconta dei vip trasportati in golf cart sotto una pioggia battente attraverso il giardino di Villa Ludovisi, quel che resta dello sterminato parco che un tempo copriva le pendici della collina più alta della vecchia Roma. Tra una chiacchiera sorrentiniana e un piatto di paccheri, si è diffuso il passaparola: c’è un Caravaggio. E così gli invitati più sensibili al richiamo dell’arte si sono messi in fila per salire la stretta scala che conduce al primo piano del Casino dell’Aurora, ed entrare, tre alla volta, nella saletta che ospita l’unico dipinto murale conosciuto del maestro: un olio su intonaco con Giove, Plutone e Nettuno che si spartiscono il mondo. I corpi sono raffigurati con uno spiccato naturalismo, i volti sono forse autoritratti dello stesso Caravaggio, che probabilmente per dipingere il soffitto si servì di uno specchio posto sul pavimento: proprio come quello che ha facilitato la vista ai partecipanti alla serata Valentino. Il tempo di scattare una foto da postare sui social, e poi di nuovo giù a ballare con Gwyneth Paltrow e Colman Domingo.

Caravaggio lavorò al Casino nel 1597, quando la villa era la residenza suburbana del cardinale Francesco Maria del Monte, gran mecenate e suo protettore nei primi anni romani. Il cardinale si interessava di scienza e di alchimia, e potrebbero essere riferimenti alchemici quei simboli dipinti sul soffitto del suo studio. Ma il piccolo edificio racchiude altre opere inestimabili: l’Aurora che gli dà il nome, firmata dal Guercino sulla volta del salone a pianterreno; e altri dipinti di Domenichino, Agostino Tassi, Paul Bril... Parco e Casino passarono già all’inizio del Seicento alla famiglia Ludovisi, poi Boncompagni-Ludovisi, stirpe di principi e duchi, papi e cardinali.

Stacco di qualche secolo. Villa Ludovisi viene frequentata e cantata da Goethe, Stendhal, Henry James, D’Annunzio. Ciò non impedisce alla famiglia di lottizzarla, nella febbre edilizia che contagia la capitale dopo l’Unità, dando vita all’omonimo rione, sui due lati di via Veneto. Si salva il Casino dell’Aurora con il suo giardino, protetto da alti muraglioni e cancelli che si aprono molto di rado a studiosi e visitatori. Negli anni Sessanta del Novecento, sotto un controsoffitto, rispunta il Caravaggio fino ad allora coperto e dimenticato.

Ma è in questo nuovo secolo che l’antica villa diventa un caso internazionale. Nel 2018 il principe don Nicolò Boncompagni-Ludovisi muore lasciando un patrimonio gravato da pesantissimi debiti e una famiglia divisa: da una parte i tre figli di primo letto, dall’altra la terza moglie Rita Jenrette Carpenter, ex attrice, attivista politica, giornalista e agente immobiliare di origine texana. La vedova sostiene di aver diritto all’usufrutto del Casino, dove si era stabilita con il defunto marito, gli altri eredi lo contestano. Nella complicata disputa legale che segue, nel 2021 il Tribunale di Roma decreta la vendita all’asta della villa. Su un sito specializzato, accanto a seminterrati sequestrati e rimasugli di fallimenti – compreso un “lotto di 20 cartoni contenenti scarpe e vestiti usati” – compare l’annuncio: “complesso monumentale... incastonato con il suo parco in una delle zone più eleganti della Capitale… per una superficie convenzionale di circa 2.800,00 mq”. La valutazione di partenza, fissata dai periti del tribunale, è esorbitante: 417 milioni di euro. Voci chissà quanto fondate danno per interessati all’acquisto vari miliardari internazionali, da Bill Gates al sultano del Brunei. Sui giornali e in rete si moltiplicano gli appelli allo Stato perché assicuri il preziosissimo bene al patrimonio pubblico.

Ma, una dopo l’altra, ben cinque aste vanno deserte, nonostante il prezzo scenda fino a meno di 150 milioni. Nel 2023 un’altra svolta: il giudice constata “la situazione di pericolo generata dalla mancanza di conservazione del bene” e intima a Rita Boncompagni-Ludovisi di lasciare il Casino. Lo sfratto viene eseguito dai Carabinieri: le foto dell’epoca mostrano la principessa che abbandona la villa assieme ai suoi barboncini.

Il Casino torna nella disponibilità degli altri eredi, che ripianano le pendenze paterne e inaugurano una politica di apertura al pubblico in occasione di grandi mostre, come quella del Guercino alle Scuderie del Quirinale del 2024 e quella di Caravaggio l’anno seguente a Palazzo Barberini. Un sito, villaludovisi.com, dà istruzioni su come prenotare visite guidate o affittare le stanze per riprese cinematografiche ed “eventi privati o aziendali di alto livello” (come appunto il party Valentino). I proprietari rivendicano di aver scongiurato lo scavo di un garage da 300 posti sotto il giardino (il vecchio principe aveva dato l’ok) e di collaborare pienamente con la Soprintendenza per manutenzione e restauro delle opere d’arte. Restano i dubbi sul futuro del Casino: diventerà un museo? Sarà venduto o no? E a chi, e per farne cosa? Il bene è naturalmente vincolato, e qualsiasi nuovo proprietario avrebbe l’obbligo di assicurarne la tutela e non stravolgerne la destinazione d’uso. E comunque allo Stato spetta sempre il diritto di prelazione: potrebbe comprare la villa allo stesso prezzo dell’eventuale acquirente. Certo, non sono tempi floridi per le casse pubbliche. Ma il mese scorso il ministero della Cultura ha speso 30 milioni per un Ritratto di Maffeo Barberini del 1598. L’autore? Sempre lui, Caravaggio, e pazienza se gli esperti non sono unanimi nella valutazione. A questo punto, investire una somma “solo” quattro o cinque volte superiore per assicurarsi tutto il Casino dell’Aurora potrebbe rivelarsi persino un affare.

Sul Venerdì del 27 marzo 2026

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