Chissà se in Italia, in sala dal 9 aprile, farà ridere come in Spagna la black comedy di Manuel Gómez Pereira A cena con il dittatore: candidata a otto Premi Goya, titolo originale La cena. Glielo auguro, ne abbiamo bisogno: humor nero per una politica sempre più nera.
Tutto ruota attorno a un’invenzione verosimile: la decisione dell’entourage di Francisco Franco di organizzare una cena in suo onore nel lussuoso Hotel Palace di Madrid, nel frattempo trasformato in ospedale di guerra. Siamo nel 1939: la Guerra Civile è ufficialmente finita, il banchetto vuole celebrare la vittoria del regime e il nuovo ordine politico. Ma c’è un problema: i migliori cuochi dell’hotel, e dunque di Madrid, sono tutti combattenti repubblicani. E dunque in prigione. Liberarli per un giorno e costringerli a cucinare per l’infame Caudillo? Attorno al dilemma politico-gastronomico si sviluppa una satira leggera che, nelle dichiarazioni ambiziose del regista, vorrebbe guardare ai capolavori di Lubitsch, Wilder…
Chissà se in Italia, in sala dal 9 aprile, farà ridere come in Spagna la black comedy di Manuel Gómez Pereira A cena con il dittatore: candidata a otto Premi Goya, titolo originale La cena. Glielo auguro, ne abbiamo bisogno: humor nero per una politica sempre più nera.
Tutto ruota attorno a un’invenzione verosimile: la decisione dell’entourage di Francisco Franco di organizzare una cena in suo onore nel lussuoso Hotel Palace di Madrid, nel frattempo trasformato in ospedale di guerra. Siamo nel 1939: la Guerra Civile è ufficialmente finita, il banchetto vuole celebrare la vittoria del regime e il nuovo ordine politico. Ma c’è un problema: i migliori cuochi dell’hotel, e dunque di Madrid, sono tutti combattenti repubblicani. E dunque in prigione. Liberarli per un giorno e costringerli a cucinare per l’infame Caudillo? Attorno al dilemma politico-gastronomico si sviluppa una satira leggera che, nelle dichiarazioni ambiziose del regista, vorrebbe guardare ai capolavori di Lubitsch, Wilder e Tarantino (ovviamente Bastardi senza gloria). Uno dei bersagli del film è il virilismo fascista, a partire per esempio dal soprannome che i militari più oltranzisti avevano affibbiato (pare davvero) a Franco, detto “Paca la culona” per la presunta scarsa virilità, la vocetta, l’eccesso di cautela nel golpe del 1936. «Mi sono ispirato all’opera teatrale La cena de los generales di José Luis Alonso de Santos», dice il regista, «per realizzare una commedia antibellica, capace di muoversi tra dolore e sorriso senza banalizzare la tragedia della Guerra Civile». E così, tra macerie e mise en place, il film trova il suo tono e la storia procede sotto l’occhio vigile di un maître impeccabile e di un tenentino franchista di belle speranze e sconosciute attese.
Sul Venerdì del 3 aprile 2026