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Annalisa Cuzzocrea: le ragazze del Bottegone

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A CASA TUTTI BENE Tenevano in piedi il Partito comunista italiano e custodivano mille segreti. Una di loro ora svela quel mondo
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Tamara Giorgetti ha notato un’assenza, e ha deciso di porvi rimedio. È stato scritto molto, sulla storia del Partito comunista italiano. “Il Partito”, come lo definiva Miriam Mafai in tutte le sue lettere. È stato raccontato dei dirigenti, delle scorte, dei portaborse, degli autisti, dei parlamentari, ovviamente, ma nulla – davvero nulla – delle ragazze che costituivano la spina dorsale del Bottegone.

Non semplici segretarie, ma assistenti: trovavano voli, auto, scrivevano lunghi discorsi fino a notte, trascrivevano numeri e facevano conti in quell’ufficio elettorale che aveva la fama di non sbagliare mai. Una macchina super efficiente e rodata di cui, appunto, le “ragazze” del Bottegone erano parte fondamentale.

Tamara Giorgetti era una di loro. Lo è stata per vent’anni, dopo aver varcato per la prima volta quella soglia accompagnata dal padre all’inizio degli anni 70. Lo racconta in un libro intitolato Le ragazze di Botteghe Oscure. Le storie di chi non appariva mai. In collaborazio…

Tamara Giorgetti ha notato un’assenza, e ha deciso di porvi rimedio. È stato scritto molto, sulla storia del Partito comunista italiano. “Il Partito”, come lo definiva Miriam Mafai in tutte le sue lettere. È stato raccontato dei dirigenti, delle scorte, dei portaborse, degli autisti, dei parlamentari, ovviamente, ma nulla – davvero nulla – delle ragazze che costituivano la spina dorsale del Bottegone.

Non semplici segretarie, ma assistenti: trovavano voli, auto, scrivevano lunghi discorsi fino a notte, trascrivevano numeri e facevano conti in quell’ufficio elettorale che aveva la fama di non sbagliare mai. Una macchina super efficiente e rodata di cui, appunto, le “ragazze” del Bottegone erano parte fondamentale.

Tamara Giorgetti era una di loro. Lo è stata per vent’anni, dopo aver varcato per la prima volta quella soglia accompagnata dal padre all’inizio degli anni 70. Lo racconta in un libro intitolato Le ragazze di Botteghe Oscure. Le storie di chi non appariva mai. In collaborazione con Antonella Giorgetti e con la prefazione di Livia Turco, edizioni Bordeaux.

Non parla solo di sé, del suo legame fortissimo con una dirigente che aveva riscattato le donne del partito diventando responsabile dell’organizzazione, Adriana Seroni. Ma fa raccontare alle altre la loro storia. Attilia Gorga dice di quando le vennero le palpitazioni, incrociando in corridoio Enrico Berlinguer. Il mito del segretario era vivo anche dentro al Palazzo. Ma soprattutto, dentro “quel” Palazzo, viveva una comunità che – racconta sempre Gorga – aveva tutto: il medico Carlo Manetti, vecchio partigiano toscano, il pediatra, professor Pedicino, che veniva a visitare i bambini tutte le settimane.

Le segretarie potevano essere buttate giù dal letto se c’era una relazione da stilare, raggiunte a casa di amiche (“sapevano sempre dov’eravamo”), se c’era un discorso da battere a macchina. Risposero al telefono quando dalla Sicilia comunicarono l’assassinio di Pio La Torre. Sempre una di loro, quando arrivò la notizia del rapimento di Aldo Moro nel giorno in cui tutti i dirigenti erano in Parlamento, perché doveva nascere un governo anche grazie al sostegno del Pci.

Ricevevano Arafat e Gorbaciov, sapevano cosa si poteva dire e non dire: se si chiamava un componente laico del Csm e lui non c’era, mai lasciare il nome di chi lo aveva cercato. Pena una severa reprimenda. Ma le telefonate arrivavano anche dai compagni che chiedevano aiuto, sostegno per gli studi dei figli, ossessione dei comunisti in un tempo in cui la conoscenza era strumento di riscatto e non roba da élite. C’è un mondo, nel libro di Tamara Giorgetti, per il quale non si può che provare nostalgia. I vecchi partiti “solidi” non vanno idealizzati, avevano storture non da poco. Ma erano un microcosmo vivo, con mille occhi su un’Italia che si trasformava anche grazie a loro.

Sul Venerdì del 3 aprile 2026

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