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Massimo Giannini: La lezione dei giovani

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PER POSTA Che sia il risultato del referendum o un cinema pieno il messaggio che ci arriva è:«Lasciate aperto il cuore»
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Buongiorno Giannini, un piccolo “miracolo” è accaduto a Treviso. Qualche settimana fa mia figlia (19 anni) mi invita all’Edera: un cinema indipendente, con una programmazione splendida e affezionati clienti. I suoi amici hanno organizzato la proiezione di Le città di pianura. Sala stracolma, file di sedie occupate da giovani ventenni o poco più. Prima della proiezione prendono la parola tre giovani. «Organizziamo aperitivi e spritz durante l’estate nei locali, ma volevamo impegnarci in qualcosa di diverso. Il cinema Edera ci ha dato fiducia, ed eccoci qui». Parte un applauso spontaneo. Mi sento il cuore pieno: ecco cosa serve per riempire le sale di giovani. Un ingaggio tra pari, un cinema che dia fiducia, un buon passaparola.

Angela Trevisin

Cara Angela, come dimostra la vita (e persino il risultato del referendum) i giovani sono una miniera di sorprese. E, a proposito di film, nel bellissimo Hamnet la giovane moglie di Shakespeare chiede al fratello «Dimmi cosa devo fare». E lui le …

Buongiorno Giannini, un piccolo “miracolo” è accaduto a Treviso. Qualche settimana fa mia figlia (19 anni) mi invita all’Edera: un cinema indipendente, con una programmazione splendida e affezionati clienti. I suoi amici hanno organizzato la proiezione di Le città di pianura. Sala stracolma, file di sedie occupate da giovani ventenni o poco più. Prima della proiezione prendono la parola tre giovani. «Organizziamo aperitivi e spritz durante l’estate nei locali, ma volevamo impegnarci in qualcosa di diverso. Il cinema Edera ci ha dato fiducia, ed eccoci qui». Parte un applauso spontaneo. Mi sento il cuore pieno: ecco cosa serve per riempire le sale di giovani. Un ingaggio tra pari, un cinema che dia fiducia, un buon passaparola.

Angela Trevisin

Cara Angela, come dimostra la vita (e persino il risultato del referendum) i giovani sono una miniera di sorprese. E, a proposito di film, nel bellissimo Hamnet la giovane moglie di Shakespeare chiede al fratello «Dimmi cosa devo fare». E lui le risponde: «Lascia aperto il cuore…». Dovremmo farlo anche noi. Sempre.

Primarie o non primarie, a sinistra serve un leader…

Caro Giannini, cosa dice, dopo il rinfrancante voto referendario, sul leader del centrosinistra per le politiche del 2027? Escluderebbe le primarie aperte, o si prestano al rischio di infiltrazioni da parte degli elettori della destra? Non sarebbero meglio le primarie tra i soli iscritti? O forse, nell’interesse dello stesso centrosinistra, non si potrebbe arrivare all’indicazione di un leader di comune accordo? Infatti, se tra i due litiganti Schlein e Conte, nessuno vuol mollare, il centrosinistra potrebbe trovare il “terzo” tra i militanti: un sindaco o un europarlamentare. La novità spingerebbe anche a un ritrovato entusiasmo, utile per costruire quel famoso “programma della sinistra” che il Paese sta aspettando. Lanfranco Mancini

Caro Lanfranco, l’esito del referendum dimostra che in Italia esiste un deposito di valori inespresso e inesaudito. Sono i valori della Costituzione, repubblicana e antifascista. E proprio la Carta Costituzionale, sempre minacciata e inattuata, è il pilastro sul quale la sinistra riformista deve costruire l’alternativa di governo. Urge un programma, che traduca in leggi un’idea di mondo, di Paese, di società. Tutto il resto viene dopo. Il solito rito cannibale intorno ai nomi, adesso, sarebbe solo un favore alla destra sconfitta. Detto questo, a tempo debito non si potrà prescindere dalle primarie di coalizione. Meglio se tra gli iscritti: i cinesi ai gazebo li abbiamo già visti. E non è stato un bello spettacolo.

... e se la federatrice fosse Silvia Salis?

Carissimo Giannini, il referendum è andato, ma la sinistra è pronta a gestire il dopo? La destra dà prova di vacuità politica e gli italiani, lavoratori, studenti, pensionati e imprenditori, meritano un governo vero, vedi Sánchez in Spagna. Serve una persona onesta, con idee chiare e parole d’ordine vincenti: è Silvia Salis, intelligente, preparata e dotata di cultura antifascista e democratica. Non ha tessere di partito: ha le carte in regola per essere federatrice tra Pd, 5Stelle e Avs (e basta). E penso che non si tirerebbe indietro, per il bene dell’Italia.

Darshan Claudio Lo Gatto

Caro Claudio, ribadisco la logica della risposta alla lettera precedente, ma non nego che per l’opposizione la scelta del candidato premier sia fondamentale. Ho conosciuto la sindaca Salis, e condivido il giudizio molto positivo. Si dice contraria alle primarie, ma chissà, magari cambierà idea e scenderà in campo. Io penso però che ogni endorsement sia prematuro. È una risorsa preziosa per i progressisti, ma ora deve dimostrare di saper amministrare al meglio la sua città. In futuro, se ha filo da tessere, lo tesserà.

Dalle droghe leggere un fondo per la sanità

Caro Massimo, proporrei di legalizzare le droghe leggere e riservare tutte le entrate a uso esclusivo della sanità. Parliamo di una montagna di soldi, in più si eliminerebbero una parte di delinquenza e di evasione fiscale. Non dovesse bastare ci sarebbe anche la legalizzazione della prostituzione, ma forse sto chiedendo troppo?

Alessandro Sarchi

Caro Alessandro, io non sono così sicuro che sia una buona soluzione. Ne comprendo la logica, ma constato che persino un esperto mondiale del narcotraffico come il re del crime Don Winslow, in passato favorevole alla liberalizzazione delle droghe leggere, ha cambiato idea sull’argomento. E, in ogni caso, se si vuole sostenere la sanità pubblica, le risorse si trovano. Invece il governo Meloni toglie fondi al Servizio sanitario nazionale per coprire lo sconticino pre elettorale da 25 centesimi al litro sui carburanti (che tra l’altro non gli è neanche servito a vincere il referendum). Una beffa per i patrioti, un danno per i cittadini.

Per Umberto Bossi incomprensibili affettuosità

Caro Giannini, sono rimasto colpito dalle affettuosità di Bersani e Lerner verso Bossi appena scomparso. «Era l’avversario più dignitoso e umano», ho sentito dire al primo. «Ci siamo voluti bene», ha detto il secondo. Altri hanno ricordato il suo antifascismo. Forse ho vissuto in una realtà parallela: io ricordo atti e parole razziste, omofobe, maschiliste, xenofobe. Al netto della cortesia istituzionale, ante e post mortem, io dalla sinistra esigo distanza da certi personaggi e dalle idee che portano. Ps: qui a Parigi il candidato socialista ha appena vinto le municipali rifiutando di allearsi con l’estrema sinistra, populista e settaria, degli Insoumis.

Francesco Ingrillì - Parigi

Caro Francesco, con rispetto per il caro estinto, anch’io ho trovato esagerata l’agiografia che ne ha accompagnato la dipartita. Ha cambiato il linguaggio della politica, ma non sempre in meglio. Ha posto la “questione settentrionale”, ma in modo becero. E poi la canottiera e Roma Ladrona, il dio Po e la Padania. Ma anche il populismo e il celodurismo, le pensioni del Nord da non toccare e le bandiere tricolore da bruciare. Diceva “mai con la porcilaia fascista”, e per questo lo apprezzavo. Ma nel 1994, insieme al Cavaliere, ha sdoganato gratis i post missini. Se oggi il Senatur a qualcuno pare un gigante, è solo perché in giro ci sono solo nani.

Sul Venerdì del 3 aprile 2026

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