Sul tetto del grattacielo Pirelli, a Milano, la primavera è annunciata da quattro piccoli messaggeri: uova deposte su un letto di ghiaia. Ad averne cura sono due falchi che, a turno, si accovacciano e le scaldano, mentre tutto intorno la città continua la sua vita frenetica: treni alla stazione Centrale, proprio lì sotto, auto, migliaia di persone che attraversano le strade senza sapere cosa accade sopra le loro teste. Eppure da dieci anni quella preziosa intimità non è più invisibile: due webcam inquadrano il nido della coppia di falchi pellegrini che ha scelto il Pirelli come casa. Li hanno chiamati Giò e Giulia, in onore dell’architetto del grattacielo, Gio Ponti, e di sua moglie Giulia Vimercati. Oggi, in ogni momento, migliaia di persone in tutta Italia si collegano al sito della Regione Lombardia e aprono quella finestra digitale: aspettano la deposizione delle uova, la nascita dei pulcini, i loro pigolii e i becchi spalancati quando i genitori arrivano con le prede, fino al giorno cruciale del primo volo nel vuoto.
Su Birdcam.it si possono invece seguire le vite di Alex e Amelia (torre Acea di Roma), o di Albangel e Velangel (sulla cupola del Buon Pastore a Roma). E i falchi pellegrini sono divi della “diretta” in tutto il mondo, in particolare in Inghilterra (sui siti delle cattedrali di Chichester, Derby, Ely, Leicester, Lincoln, Norwich, Worchester) e negli Stati Uniti (su explore.org e sui siti di varie università come quella di Pittsburgh).
Tornare lassù non è facile
Prima delle webcam osservare la vita di un falco pellegrino era difficilissimo: gli ornitologi potevano seguire gli adulti da lontano con il binocolo, ma il nido restava quasi sempre nascosto. Le webcam permettono di guardare dentro un nido in modo continuo. E lo permettono a chiunque abbia una connessione Internet. E un cuore: sui gruppi social emerge soprattutto il coinvolgimento emotivo verso i pulcini. «Chi guarda e commenta si preoccupa se uno dei pulcini mangia poco perché meno capace di imporsi al momento del pasto, e il momento più atteso è quello dei primi voli» spiega l’ornitologo Guido Pinoli, che segue Giò e Giulia fin dall’inizio. «La prova più difficile è tornare nel nido, così alto, perché lì devono continuare a essere nutriti dai genitori finché non diventano indipendenti. A volte qualche giovane falco finisce infatti su balconi o cortili: in questi casi interveniamo per recuperarlo».
«È affascinante che un animale così alieno (il falco pellegrino è l’essere vivente più veloce del pianeta, capace in picchiata di superare i 320 km orari) possa essere osservato da casa mentre lavoriamo o facciamo colazione. Ed è suggestivo assistere ai momenti di tenerezza familiare di una perfetta “macchina per uccidere”» dice Adam Searle, docente di geografia ambientale alla University of Nottingham. «È perfino più coinvolgente di un documentario: lo streaming è una irresistibile forma di “mediazione non mediata” che ci avvicina alla natura». Una vicinanza che può diventare anche fisica: «Un australiano che abbiamo intervistato nella nostra ricerca si era talmente appassionato a due falchi dell’Inghilterra orientale che è voluto venire a vederli dal vivo» ci racconta Jonathon Turnbull, collega di Searle.
La presenza dei falchi sul Pirelli è stata scoperta per caso. «Nel 2014, durante una manutenzione, un tecnico fotografò questi piccoli rapaci» dice Pinoli. «Da anni li vedevamo sorvolare il grattacielo, ma il nido non era mai stato individuato. Così nel 2015 è stato costruito un nido artificiale e l’anno dopo abbiamo installato la webcam. E poi l’abbiamo aperta a tutti». Da allora la vita della coppia scorre in diretta: tornano ogni anno nello stesso punto, depongono le uova, le covano per circa un mese, poi arrivano i pulcini e comincia il lavoro più intenso: nutrirli, proteggerli, insegnare loro a volare.
«Quest’anno a segnalare il primo uovo è stato un abitante di Trento» racconta l’ornitolgo. «Riceviamo segnalazioni da tutte le regioni e anche dalla Svizzera». Attorno ai falchi si è formata una comunità eterogenea. Le immagini del nido sono usate anche nelle scuole in Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna, dove gli insegnanti iniziano la giornata mostrando agli studenti cosa accade sul tetto del Pirelli. Capitano anche scene crude quando i falchi portano al nido una preda appena catturata. «La principale è il piccione, poi storni e merli. Ma vengono predati anche molti migratori che attraversano la città, come gallinelle d’acqua, tuffetti, svassi piccoli e porciglioni. A volte anche tordi, tortore selvatiche e quaglie» spiega sempre l’esperto. «In pratica tutto ciò che vola sopra Milano».
La città, vista dagli occhi di un falco, è un enorme buffet volante. Aperto h24: le webcam hanno permesso di osservare anche la caccia notturna. «È un’ulteriore prova della capacità dei falchi pellegrini di adattarsi all’ambiente urbano» aggiunge Pinoli. «Un altro fenomeno interessante è la coabitazione con altre specie, ad esempio con la rondine montana, che è comparsa a Milano negli ultimi anni: abituata a nidificare su superfici verticali rocciose, a Milano caccia intorno al nido dei falchi, per via delle mosche attirate dalle pareti calde del grattacielo. Però non viene predata, anche perché non è facile». La scelta dei luoghi più alti delle città ha radici antiche. «Più in alto si depongono le uova, più sono protette» continua Searle. «In Inghilterra i falchi scelgono i campanili, anche perché molte cattedrali sono costruite in arenaria, simile alle scogliere dove la specie si è evoluta». I 132 metri del Pirelli rappresentano dunque un punto ideale per seguire i movimenti delle prede. E la vicina stazione Centrale, ricca di nidi di piccioni, è una riserva infinita di cibo, grazie anche agli storni che arrivano lì in autunno.
Sul Venerdì del 3 aprile 2026