✕

Gli Harlem Globetrotters, i giocolieri del basket, compiono 100 anni e arrivano in Italia

il team attuale che comprende anche quattro atlete 

Ascolta l'audio

Se un giocatore ruba un po’ del vostro pop corn durante la partita non preoccupatevi: fa tutto parte dello show della squadra di atleti/acrobati che si esibisce da 100 anni. E arriva in Italia domani 9 aprile
3 minuti di lettura

Prima che l’Nba inaugurasse la propria età dell’oro grazie a giocatori come Magic Johnson e Larry Bird, gli ambasciatori del basket nel mondo erano loro: gli Harlem Globetrotters, fondati a Chicago nel 1926 e dediti a portare la pallacanestro e la cultura afroamericana in Paesi che a volte conoscevano la prima ma spesso ignoravano la seconda. La loro miscela di sport, spettacolo e comicità sta per tornare in Italia per festeggiare i cent’anni della squadra. Si parte domani 9 aprile dal PalaTiziano di Roma per proseguire con Montecatini (10 aprile), Bologna (11), Torino (12), Cividale del Friuli (14), Venezia (15), Verona (16), Treviglio (17), Assago (18) per chiudere a Genova il 19 aprile. «Ci sarà tantissima interazione con il pubblico, sarà una vera festa» promette da Seattle una delle colonne dei Globetrotters, Corey “Thunder” Law, undici volte nel Guinness dei primati grazie a imprese come segnare un canestro da 21 metri con una benda sugli occhi o mettere a segno un alley-oop su …

Prima che l’Nba inaugurasse la propria età dell’oro grazie a giocatori come Magic Johnson e Larry Bird, gli ambasciatori del basket nel mondo erano loro: gli Harlem Globetrotters, fondati a Chicago nel 1926 e dediti a portare la pallacanestro e la cultura afroamericana in Paesi che a volte conoscevano la prima ma spesso ignoravano la seconda. La loro miscela di sport, spettacolo e comicità sta per tornare in Italia per festeggiare i cent’anni della squadra. Si parte domani 9 aprile dal PalaTiziano di Roma per proseguire con Montecatini (10 aprile), Bologna (11), Torino (12), Cividale del Friuli (14), Venezia (15), Verona (16), Treviglio (17), Assago (18) per chiudere a Genova il 19 aprile. «Ci sarà tantissima interazione con il pubblico, sarà una vera festa» promette da Seattle una delle colonne dei Globetrotters, Corey “Thunder” Law, undici volte nel Guinness dei primati grazie a imprese come segnare un canestro da 21 metri con una benda sugli occhi o mettere a segno un alley-oop su una palla alzata da un compagno a più di 30 metri di distanza.

Law e i suoi compagni sono impegnati in un lungo tour partito dal tempio del basket: il Madison Square Garden di New York. Nelle gare/esibizioni, i Globetrotters affrontano i loro storici sparring partner, i Washington Generals, coinvolgendo il pubblico con giocate straordinarie e fuoriprogramma divertenti.

Missione divertimento

«Quando per scherzo rubo lo zucchero filato o i pop corn a un bambino, lui si mette a ridere perché capisce subito che da lì partirà una gag, non pensa che glielo voglia mangiare», dice Law al Venerdì. Divertimento è la parola chiave. In un’intervista rilasciata a Sports Illustrated, il famoso cestista cinese Yao Ming ha raccontato di essere stato cresciuto per giocare a basket, ma anche di non averci voluto avere nulla a che fare finché, a dieci anni, vide una partita dei Globetrotters. Fu allora che il futuro centro degli Houston Rockets si rese conto per la prima volta che il gioco poteva essere divertente.

Per entrare in squadra si viene selezionati attraverso un draft simile a quello Nba. «Mi hanno scelto dopo avermi visto in una gara di schiacciate durante le final four del campionato Ncaa», racconta Law. «Mi hanno poi detto che erano anni che mi seguivano, mentre giocavo alla High Point University, nel North Carolina. Durante quella gara hanno capito che sapevo schiacciare in un certo modo ma anche che sarei stato in grado di interagire con i tifosi. Forse perché far ridere gli altri mi piaceva anche prima».

Ragazze alla riscossa

L’amore universale per gli Harlem Globetrotters si può spiegare con le parole di Ben Green, autore di Spinning the Globe: The Rise, Fall, and Return to Greatness of the Harlem Globetrotters (Amistad), il testo di riferimento sulla lunga storia della squadra: «Nessuno di noi sa colpire una palla come Joe DiMaggio o tirare un destro con la potenza di Joe Louis, ma chiunque abbia preso in mano un pallone da basket ha provato a fare le loro evoluzioni. Siamo stati tutti Globetrotters». Ragazze comprese, fin dal 1985, anno in cui Lynette Woodward, medaglia d’oro a Los Angeles 1984 e trascorsi anche in Italia a Schio, Priolo e Bari, divenne la prima giocatrice della squadra.

«Le mie figlie adolescenti vengono a vederci non perché ci sono io, ma perché ci sono donne che giocano con gli uomini», racconta Law. «Hanno capito che, se ci si mettono, possono fare qualunque cosa. In Italia vedrete in campo la mia compagna Cherelle “Torch” George, la prima ragazza nella nostra storia a scendere in campo come “show person”, quindi non come semplice giocatrice ma anche come intrattenitrice: il punto più alto nella gerarchia della squadra. Esistiamo da 100 anni, e lei è la prima ad avere questo ruolo, il che dice molto di lei».

La formazione originaria degli Harlem Globetrotters, fondati a Chicago nel 1926. 

Very special guests

Nell’attuale roster ci sono quattro ragazze su 44 giocatori. Una rosa ampia solo in apparenza, se si pensa che in cento anni i Globetrotters hanno giocato 27 mila partite, una media di 270 all’anno in 124 Paesi diversi. Nell’intervallo dei loro match si sono spesso esibiti campioni di altri sport. Come l’ex calciatore italiano Ricky Albertosi che, squalificato per il calcioscommesse, si piazzò in porta a parare i rigori calciati dal pubblico. O Marty Reisman, il giocatore di tennistavolo la cui vita sulle montagne russe ha ispirato il film Marty Supreme interpretato da Timothée Chalamet. O ancora Althea Gibson, la prima tennista afroamericana a vincere un torneo del Grande Slam, nel 1956 a Parigi: giocare durante le partite degli Harlem Globetrotters era l’unico modo per guadagnare soldi, quando per un’atleta nera era impossibile farlo.

Un’attenzione, quella per la comunità afroamericana, che dura tuttora. Lo stesso Law è il protagonista della serie web Blacc Coffee, dove “Blacc” sta per Building Legacy Around Community and Culture (costruire un’eredità attorno alla comunità e alla cultura), in cui visita negozi e altre attività economiche fondate e gestite da afroamericani. «Ce ne sono tanti, non solo negli Usa. Non se ne parla molto, ma ci sono tante persone nere e di successo. In fondo è quello che facciamo anche con gli Harlem Globetrotters: far conoscere coloro che vengono ignorati. Molte barriere sono state abbattute, se pensiamo che negli anni 60 in alcuni Stati degli Usa c’era ancora la segregazione razziale. Noi siamo partiti da cinque neri di Chicago e ora andiamo in giro per tutto il mondo, e lo faremo per i prossimi cent’anni, e anche dopo».

Sul Venerdì del 3 aprile 2026

Leggi i commenti