Chi non la conosce, questa storia, la capisce poco a poco: parola dopo parola, immagine dopo immagine. Il figlio più bello è Matteo, bambino, adolescentee adulto, non riducibile alla sua diagnosi psichiatrica. Che, come sempre, descrive la persona ma non è la persona. Girato da Giovanni Piperno e Stefano Rulli, nelle sale dal 13 al 15 aprile, Il figlio più bello non è un documentario sul disturbo mentale, ma sulla vita come prova continua di convivenza. Con sé stessi, prima di tutto, e con il padre, la madre (quella di Matteo, la scrittrice Clara Sereni, un giorno, gravemente malata, sceglierà di morire), le persone attorno,le regole, gli imprevisti. Per Matteo è anche la convivenza con Marco Casodi, l’operatore che gli è sempre vicino, altro padre, oggi responsabile de “La Città del Sole”, fondazione creata nel 1998 da Stefano Rulli e Clara Sereni per sviluppare uno sguardo e un metodo nuovi nel campo della salute mentale.
Chi non la conosce, questa storia, la capisce poco a poco: parola dopo parola, immagine dopo immagine. Il figlio più bello è Matteo, bambino, adolescentee adulto, non riducibile alla sua diagnosi psichiatrica. Che, come sempre, descrive la persona ma non è la persona. Girato da Giovanni Piperno e Stefano Rulli, nelle sale dal 13 al 15 aprile, Il figlio più bello non è un documentario sul disturbo mentale, ma sulla vita come prova continua di convivenza. Con sé stessi, prima di tutto, e con il padre, la madre (quella di Matteo, la scrittrice Clara Sereni, un giorno, gravemente malata, sceglierà di morire), le persone attorno,le regole, gli imprevisti. Per Matteo è anche la convivenza con Marco Casodi, l’operatore che gli è sempre vicino, altro padre, oggi responsabile de “La Città del Sole”, fondazione creata nel 1998 da Stefano Rulli e Clara Sereni per sviluppare uno sguardo e un metodo nuovi nel campo della salute mentale.
Tra passato e presente, le immagini del film accompagnano Matteo nel cammino verso la sua autonomia. Spesso è sulle sue, infastidito, poi sorridente, segue un pensiero, borbotta. Quando si sente pieno di un eccesso può darti un pugno, un calcio veloce. Davanti alla tomba della madre non riesce a lasciare un oggetto, è difficile simbolizzare la perdita. Nell’acqua, galleggiando o nuotando, sembra pacificarsi, il mondo urta meno.
Il film inizia con un’aiuola da piantare: il vento scompiglia, Matteo si sottrae, Stefano insiste, Clara osserva e rimette a posto. Prendersi cura è resistere, contenere, crescere. Offrire condizioni per esistere, valorizzare abilità potenziali. Se Matteo è Il figlio più bello, Stefano, a suo modo, è “il padre più bello”. Quello che crede nella parola, ma sa che non tutte le domande hanno risposta. Quello che favorisce l’autonomia, ma conosce la forza del legame e il dolore della separazione.
Sul Venerdì del 10 aprile 2026