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La strage con i fucili della mamma

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BRUTTE STORIE Glieli aveva regalati per il compleanno. Adam la uccise prima di sparare ai bambini della sua ex scuola elementare
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Adam è un ragazzo strano. E molto inquietante. Vent’anni, silenzioso, introverso, sempre solo, quasi avesse paura anche soltanto dello sguardo degli altri, passa gran parte del suo tempo nella sua cameretta ancora da adolescente nella casa in cui vive con sua madre. Va bene, non è l’unico ad essere così, e infatti non è questo a renderlo particolarmente inquietante. Adam è un genio dell’elettronica e anche se non ha finito la scuola è in grado di costruirsi un computer praticamente da solo. Trascorre le giornate davanti allo schermo tra Playstation e Xbox ad ammazzare mostri, soldati e zombie in chat con altri appassionati di videogame sparatutto, e ultimamente si è focalizzato su un argomento in particolare, sul quale fa ricerche in maniera abbastanza ossessiva raccogliendo una quantità di informazioni. Serial killer. In particolare, i cosiddetti mass murderers, gli assassini di massa come il neonazista norvegese Anders Breivik che nel 2011 ha ucciso sessantanove ragazzi in un raduno…

Adam è un ragazzo strano. E molto inquietante. Vent’anni, silenzioso, introverso, sempre solo, quasi avesse paura anche soltanto dello sguardo degli altri, passa gran parte del suo tempo nella sua cameretta ancora da adolescente nella casa in cui vive con sua madre. Va bene, non è l’unico ad essere così, e infatti non è questo a renderlo particolarmente inquietante. Adam è un genio dell’elettronica e anche se non ha finito la scuola è in grado di costruirsi un computer praticamente da solo. Trascorre le giornate davanti allo schermo tra Playstation e Xbox ad ammazzare mostri, soldati e zombie in chat con altri appassionati di videogame sparatutto, e ultimamente si è focalizzato su un argomento in particolare, sul quale fa ricerche in maniera abbastanza ossessiva raccogliendo una quantità di informazioni. Serial killer. In particolare, i cosiddetti mass murderers, gli assassini di massa come il neonazista norvegese Anders Breivik che nel 2011 ha ucciso sessantanove ragazzi in un raduno sull’isola di Utøya e ne ha feriti altri trecentodiciannove.

Ma non è neanche questo profilo da nerd un po’ sinistro a renderlo talmente inquietante da fare paura: ce ne sono tanti che si fermano lì e alcuni diventano scrittori di gialli. È soprattutto il fatto che Adam possiede un arsenale. Nella sua cameretta da adolescente inquieto ci sono un fucile d’assalto Bushmaster XM-15, una carabina Ruger 10/22, un’altra carabina Savage e due pistole automatiche, una Glock e una Sig Sauer, calibro nove. Gliele ha comprate sua madre, che è un po’ strana anche lei, ossessivamente protettiva nei confronti del figlio e fissata con le armi, tanto che quando Adam ha compiuto quattro anni tra i pacchi dono ha trovato la Ruger.

Così, il 12 dicembre del 2012, verso le nove e trenta del mattino, Adam sale nella camera della mamma e le spara quattro colpi in testa mentre ancora dorme. Poi si mette in tasca la Glock e la Sig Sauer e prende il Bushmaster, che sarebbe in versione civile ma lui l’ha modificato per sparare a raffica come quello delle truppe speciali, e infatti ha con sé dieci caricatori per un totale di trecento cartucce. Vorrebbe andare alla sua vecchia scuola media, ma nel parcheggio, che confina con quello di un supermercato, ci sono due auto della polizia, così gira verso la sua vecchia scuola elementare, spara una raffica contro la porta a vetri ed entra. Quel giorno alla Sandy Hook Elementary School di Newtown, in Connecticut, nei cinque minuti di inferno che separano le nove e trentacinque, quando entra, dalle nove e quaranta, quando si spara in testa con la Glock, Adam esplode centocinquantaquattro colpi, uccidendo sei insegnanti e venti bambini tra i sei e i sette anni. È una delle stragi scolastiche più spaventose e raccapriccianti non solo degli Stati Uniti ma anche del mondo.

Sul Venerdì del 10 aprile 2026

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