È in Italia il primo Museo della filosofia
di - Marco BracconiCi sono musei su ogni cosa, possibile che non ci sia un museo del pensiero? Alla fine dello scorso decennio Paolo Spinicci, professore di Filosofia teoretica della Statale di Milano, si è fatto una domanda e si è dato una risposta: facciamolo. Da allora il proposito si è fatto azione e Anna Ichino, ricercatrice anche lei di Filosofia teoretica, è la curatrice del progetto.
Il Museo della Filosofia è ancora itinerante ma esiste e ha l’obiettivo di accasarsi alla Beic, la nuova Biblioteca europea di Informazione e cultura che dovrebbe aprire i battenti nel 2027 a Milano. Il progetto del Museo, che è unico al mondo, accoglie i contributi di docenti e ricercatori in una rete che si è allargata nel tempo, ha convocato i suoi Stati generali e ha prodotto finora un allestimento permanente (in costante ampliamento) e due mostre, l’ultima dedicata alle radici cognitive di complottismo e fake news. «Credo che i problemi filosofici riguardino la vita di tutti. Usiamo ogni giorno concetti come ve…
Ci sono musei su ogni cosa, possibile che non ci sia un museo del pensiero? Alla fine dello scorso decennio Paolo Spinicci, professore di Filosofia teoretica della Statale di Milano, si è fatto una domanda e si è dato una risposta: facciamolo. Da allora il proposito si è fatto azione e Anna Ichino, ricercatrice anche lei di Filosofia teoretica, è la curatrice del progetto.
Il Museo della Filosofia è ancora itinerante ma esiste e ha l’obiettivo di accasarsi alla Beic, la nuova Biblioteca europea di Informazione e cultura che dovrebbe aprire i battenti nel 2027 a Milano. Il progetto del Museo, che è unico al mondo, accoglie i contributi di docenti e ricercatori in una rete che si è allargata nel tempo, ha convocato i suoi Stati generali e ha prodotto finora un allestimento permanente (in costante ampliamento) e due mostre, l’ultima dedicata alle radici cognitive di complottismo e fake news. «Credo che i problemi filosofici riguardino la vita di tutti. Usiamo ogni giorno concetti come verità, falsità, identità, tempo, libertà, responsabilità... Ma pochi di noi sarebbero in grado di definirli. La filosofia ci aiuta a farlo, quindi a usarli in modo più consapevole» spiega Ichino. Nel museo, dunque, niente statue di Platone o lunghi video su Hegel. «La sfida è molto più ambiziosa: non solo allestire un museo di idee astratte, ma renderle accessibili a tutti, fruibili in via esperienziale, senza perderne la scientificità».
Dottoressa Ichino, cominciamo dalle basi. Se voglio visitare il Museo di Filosofia che indirizzo metto su Google maps? «Mentre aspettiamo una sede stabile, ci spostiamo in giro per l’Italia. Per visitare il Museo si può andare sul sito museodellafilosofia.unimi.it e consultare il calendario. Abbiamo appena partecipato a MuseoCity qui a Milano, ad aprile siamo alla Festa di Scienza e Filosofia a Foligno e Fabriano».
I pensieri non si vedono e non si toccano. è complicato metterli in mostra.
«Sì e no. La sfida è proprio rendere tangibili i problemi filosofici, e per farlo ci avvaliamo di diversi strumenti: immagini, installazioni artistiche, oggetti evocativi e anche veri e propri giochi. Il nostro modello è ispirato alla concezione contemporanea dei musei della scienza, dove molto nei percorsi è affidato all’interazione col pubblico. Un pubblico che nel nostro caso ha risposto molto bene: alle nostre mostre, migliaia di visitatori in poche settimane, più della metà dei quali studenti delle superiori».
Allora mettiamo che il mio alias visitatore voglia saperne del sillogismo aristotelico. Che trovo nel Museo? «Un gioco sul sillogismo non l’abbiamo ancora predisposto, ma il suo alias ne troverà diversi su fallacie di ragionamento, teorie dell’argomentazione, paradossi… Finora non abbiamo proceduto per filosofi, ma per problemi».
Un esempio? «Il gioco sul paradosso della finzione in cui invitiamo i visitatori a fare cose come firmare un patto col diavolo… Perché, anche se sai di star solo fingendo, esiti a farlo?».
È un modello non privo di rischi. Parliamo di una disciplina molto complessa. Non c’è il rischio di banalizzare? «L’intento è proprio quello di rendere la filosofia accessibile senza sacrificarne la complessità, anzi: invogliando a esplorarla. Tutte le attività e i giochi filosofici che proponiamo hanno un’importante componente teorica: c’è molto da leggere, carte da studiare, scenari da valutare, opere d’arte da confrontare. Tutto il percorso è scandito da pannelli teorici con link per approfondire e riferimenti bibliografici. Poi certo i nostri percorsi non si propongono come un’alternativa allo studio. Dal Museo della Filosofia non si esce laureati, come non si diventa scienziati dopo aver visitato un museo della scienza. Il nostro obiettivo è risvegliare curiosità e indicare le vie migliori per soddisfarle: la speranza è che si esca dalle sale del Museo della Filosofia desiderosi di entrare in biblioteca per saperne di più».
È per questo che pensate alla Beic? «Sì, la sinergia tra i due progetti a noi sembra perfetta. Anche per via della grande attrattività che il Museo ha dimostrato rispetto ai giovani, che sono il pubblico a cui la Beic prioritariamente si rivolge».
Perché in attesa della sede permanente non allestite il museo sul web? «Ci abbiamo pensato, anche perché la prima uscita pubblica del Museo è stata a novembre 2019, prima del Covid, e per un pelo non abbiamo dovuto buttar via tutto il lavoro. Ma per come lo abbiamo concepito, il nostro museo richiede uno spazio fisico: un luogo di aggregazione non puramente virtuale».
Dite di essere i primi al mondo. Poi magari spunta un Museo della Filosofia nel Nevada e non lo sapevate... «A questo punto non credo. Qualcuno in questi anni sarebbe venuto a dircelo. Ma se anche fosse, saremmo solo contenti: il nostro sogno è che un giorno ogni grande città del mondo abbia il suo Museo della Filosofia, come già accade per i musei della scienza. Metterli tutti in rete in modo che si arricchiscano a vicenda, poi, sarà molto facile».
C’è chi dice che il tempo del pensiero e i tempi della civiltà contemporanea cominciano a essere incompatibili. La filosofia è inattuale? «No, per niente. Credo che mantenga intatta la sua funzione di insegnarci a pensare, ad affrontare problemi, a distinguere i ragionamenti buoni da quelli cattivi, le informazioni vere da quelle false. La filosofia ci rende cittadini consapevoli, quindi più liberi. È per questo che è necessario insegnarla nelle aule universitarie, ma anche diffonderla fuori di esse».
Una questione di democrazia, quindi. «Anche, sì. Il pensiero critico è un bene comune di immenso valore, non solo culturale, ma innanzitutto politico – nel senso migliore di questo termine».
Tre personalità famose che vorrebbe all’inaugurazione del Museo. «Allora, direi: Greta Thunberg, per il percorso sui nostri doveri morali verso le generazioni future, e Donald Trump, per quello dedicato alle fake news. E poi... la Pimpa, la mitica cagnolina che sta insegnando la filosofia a mio figlio».
Sul Venerdì del 10 aprile 2026