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Natalia Aspesi: la bellezza della generazione Sandwich

Mojmir JeŽek - www.core-edizioni.it 

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QUESTIONI (NON SOLO) DI CUORE Ogni settimana le risposte alle lettere dei lettori
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Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125, Milano

Cara Natalia, le scrivo perché da quasi vent’anni mi trovo a vivere in quella terra di mezzo che spesso viene definita “Generazione Sandwich”. Quella generazione di donne che si destreggiano tra la cura dei figli e quella dei genitori anziani. Le scrivo però perché non mi riconosco in questa narrazione fatta solo di fatica, martirio, solitudine o invisibilità. Sento che c’è un valore che non stiamo nominando: un valore di competenze silenziose, di architetture relazionali, di “bellezza” nel senso più profondo e civile del termine. Ho provato a mettere ordine in questi pensieri cercando un’immagine che ci restituisse dignità. L’ho trovata nel Kintsugi, l’arte giapponese del riparare gli oggetti con l’oro, rendendoli più preziosi. Le affido questa riflessione, con la speranza che possa risuonare tra le sue Questioni di cuore o nelle sue analisi sempre così lucide sulla nostra societ…

Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125, Milano

Cara Natalia, le scrivo perché da quasi vent’anni mi trovo a vivere in quella terra di mezzo che spesso viene definita “Generazione Sandwich”. Quella generazione di donne che si destreggiano tra la cura dei figli e quella dei genitori anziani. Le scrivo però perché non mi riconosco in questa narrazione fatta solo di fatica, martirio, solitudine o invisibilità. Sento che c’è un valore che non stiamo nominando: un valore di competenze silenziose, di architetture relazionali, di “bellezza” nel senso più profondo e civile del termine. Ho provato a mettere ordine in questi pensieri cercando un’immagine che ci restituisse dignità. L’ho trovata nel Kintsugi, l’arte giapponese del riparare gli oggetti con l’oro, rendendoli più preziosi. Le affido questa riflessione, con la speranza che possa risuonare tra le sue Questioni di cuore o nelle sue analisi sempre così lucide sulla nostra società. Mi piacerebbe che iniziassimo a misurare non solo quanto siamo stanche, ma anche e soprattutto quanta bellezza siamo capaci di tenere insieme. Con profonda stima Antonietta Casini

Cara Antonietta, mi rattrista molto che una persona acuta come lei, che fa parte di quella Generazione Sandwich in cui non si ritrova, debba cercare un modo per riavere la sua dignità che lei sente lontana. Manca qui la parola “uomo” che l’aiuti coi figli, è come se fosse una persona lontana, che forse non si desidera raggiungere né viverci insieme. Sì, la Generazione Sandwich mi pare gravata di una colpa che non le appartiene e che la schiaccia. Lei mi deve assolutamente scusare ma io proprio non so cosa sia questo Kintsugi, l’arte giapponese di riparare gli oggetti con l’oro. È una cosa che si fa davvero o la sua preziosità è solo simbolica? Perdoni la mia ignoranza di non saper accogliere la luminosità delle sue riparazioni. Se qualcuno me lo spiega lo farei entrare nelle Questioni di Cuore. E da qui, come dice lei, dimostrare non solo quanto siete stanche, ma anche quanta bellezza voi tenete insieme.

Chi dice che il referendum non è servito a niente?

Cara e stimata Signora Aspesi, alla luce del risultato, ritenere da principio inutile il referendum è stato uno sbaglio. Si lamentava la spesa e lo spreco di tempo da parte di un esecutivo dedito alla distrazione di massa dal caro-vita galoppante, dalle bollette più alte e dagli stipendi più bassi d’Europa, dalla sanità pubblica allo sfascio e dal calo della produzione industriale. L’inaspettato repulisti del governo nel gruppo degli “impresentabili” non sarà l’ennesima furbata? La politicizzazione della campagna referendaria, che non si è potuta evitare per il tecnicismo di una materia non coinvolgente, alla fine è servita. Ha determinato il cospicuo ritorno alle urne dei giovani, che è stato fondamentale, malgrado il tentativo del governo di limitarne la partecipazione impedendo il voto ai fuori sede (potevano votare all’estero ma non nel nostro Paese!). I giovani della Generazione Z, quelli dell’ondata “proPal”, non essendo stupidi come pensa il governo, gliel’hanno fatta pagare. Svincolati dalle tifoserie partitiche, liberi e trasversali, legati ai grandi valori universali e simbolici, sono stati i primi difensori della Costituzione antifascista. È stato il loro orgoglio a vincere su chi, non avendone neppure lontanamente statura etica e culturale paragonabile, ha ardito mettere mano a una riforma mal scritta che cambiava ben sette articoli di un’opera di riconosciuta sacralità. Grande è stato il risentimento per i modi sprezzanti con cui i governanti hanno sbeffeggiato la magistratura facendo intendere quanto aspirassero che marciasse al loro fianco, in barba all’autonomia dei poteri, pilastro dell’equilibrio democratico. Non pensa che l’Italia si stia sollevando da sotto il macigno che la schiaccia da anni, per guardare oltre, verso un futuro che fa sperare? Adriano Sicari

Questo referendum è stato memorabile perché ci ha dato la voglia di sperare. Il pericolo è che quel po’ di sinistra che abbiamo si senta già da subito vincitrice. Anche io ho pensato che chi aveva aiutato la gente a scegliere senza paura il No lo abbia fatto per difendere la Costituzione antifascista dal villano disprezzo per ciò che ha formato l’Italia del dopoguerra e che tuttora benissimo la rappresenta malgrado il tempo passato. Io sono molto cauta nello sperare che le cose cambino. A me basta pensare alla pochezza degli attuali ministri e al vaneggiare di Trump che continua a minacciare e a uccidere disgraziati soldati dentro una guerra che non capiscono.

I dimissionari della destra e il karma di Meloni

Cara signora Aspesi, questa volta a stupirmi è stata lei. Meloni non ha perso la testa, semplicemente si è resa conto che il suo modo di giocare con pedine inadatte al ruolo che rivestivano si è trasformato in un boomerang per lei pericoloso al fine di prossime elezioni. Cosa sarà dei personaggi che ha fatto dimettere proprio non mi interessa. Dovrebbero invece interessarci quei milioni di italiani che hanno rinunciato a curarsi per i costi da sostenere privatamente. O le nostre scuole sempre più lasciate in balia degli eventi. Parlando di karma è meglio meditare a fondo su certi luoghi comuni o su certe scuse imbastite pensando di trovarsi davanti solo a un pubblico assente e sopraffatto, prima di perdonare atti di egoismo. Grazie Patrizia D. Merlo

Gentile signora, perché l’ho stupita? Non pensa che la signora Meloni, stupefatta e arrabbiatissima, in quel momento incapace di ragionare per i risultati del referendum, abbia capovolto la sua idea di tenersi il poco difendibile signor Delmastro e di punirlo, nervosamente, aggiungendo anche la povera Santanché che, avendone fatte di ogni colore, tuttora si vanta dei suoi tacchi 12 proprio adesso che sono di moda i tacchi zero? È l’insieme che mi ha stupito, come se la signora Meloni avesse deciso di accontentare i suoi critici e privarsi di quelli che alla fine la disturbano, tutti in un colpo. Solo che tutti quei signori, lasciati soli, dovranno prima o poi affrontare la magistratura.

Che tristezza la Pasqua sequestrata dallo smartphone

Gentile Natalia Aspesi, la Pasqua un tempo, con la sua colazione, era anche una rimpatriata in cui si scambiavano racconti ed esperienze, interagendo tra parenti e affini e, perché no, amici. Ora, finito di mangiare, ognuno con lo smartphone, o col suo pc e chi non ha competenze informatiche è un... barbone! Gli ospiti stanno entro le mura per più di cinque ore, ma il tempo speso a dialogare sarà sì e no una mezz’oretta! Per carità, l’uso di internet potrà essere senz’altro migliorato in futuro ma delle volte è semplicemente deleterio. Mauro Maiali, Rieti

Di solito, prima di arrabbiarmi, prego i miei amici di tenere lo smartphone ben chiuso e dove non si può raggiungere stando a tavola. Devo dire che loro lo fanno molto volentieri, come se stare per qualche tempo senza quel richiamo facesse parte della Festa, e consentisse finalmente di parlare, parlare, parlare.

Sul Venerdì del 17 aprile 2026

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