Negli ultimi anni è nato ed è fiorito una sorta di sottogenere letterario che personalmente amo molto, ma che non saprei bene come definire. Si tratta di testi in cui un autore o un’autrice decide di dedicarsi, a volte per anni, a molte ricerche sulla vita e sulle opere di un altro autore o autrice, in genere morto o dimenticato dalla storia. Iman Mersal è una delle più importanti poetesse contemporanee di lingua araba e ha fatto esattamente questo con ‘Enayat al-Zayyat.
‘Enayat scrisse un unico libro, L’amore e il silenzio, e morì a soli 27 anni, non prima di aver lasciato però varie tracce nella storia e nella società egiziana dell’epoca, e cioè degli anni 60. “Seguire le tracce non significa riempire tutte le lacune, e anche cercare tutta la verità per poi documentarla. È, piuttosto, mettersi in viaggio per raggiungere una persona che non può parlare di sé ed entrare con lei in un dialogo che sarà, giocoforza, a senso unico”. Il libro, che si legge al tempo stesso come un romanzo e…
Negli ultimi anni è nato ed è fiorito una sorta di sottogenere letterario che personalmente amo molto, ma che non saprei bene come definire. Si tratta di testi in cui un autore o un’autrice decide di dedicarsi, a volte per anni, a molte ricerche sulla vita e sulle opere di un altro autore o autrice, in genere morto o dimenticato dalla storia. Iman Mersal è una delle più importanti poetesse contemporanee di lingua araba e ha fatto esattamente questo con ‘Enayat al-Zayyat.
‘Enayat scrisse un unico libro, L’amore e il silenzio, e morì a soli 27 anni, non prima di aver lasciato però varie tracce nella storia e nella società egiziana dell’epoca, e cioè degli anni 60. “Seguire le tracce non significa riempire tutte le lacune, e anche cercare tutta la verità per poi documentarla. È, piuttosto, mettersi in viaggio per raggiungere una persona che non può parlare di sé ed entrare con lei in un dialogo che sarà, giocoforza, a senso unico”. Il libro, che si legge al tempo stesso come un romanzo e un’inchiesta, s’intitola appunto Sulle tracce di ‘Enayat. Leggendo di quella società egiziana culturalmente aperta e cosmopolita, la mia testa ha cominciato a vagare nei rivoli della cultura gastronomica degli altri lati del Mediterraneo. Per esempio, tutto il mondo delle paste secche di piccolo formato, che in Italia destiniamo a persone malate o a persone molto piccole, e che invece hanno ricette e tecniche tutte loro. Per esempio quel formato che chiamiamo “orzo” o “risoni”, e che in arabo ha un nome che evita la confusione dei cereali: Lesan El Asfour, che significa “lingua di uccello”, che sembra un nome strano per un formato di pasta finché non ci si ricorda che esistono le linguine.
Lingue di uccello gratinate
Che cosa serve 400g di pastina “orzo”, 50g di burro, 1 cipolla rossa affettata, 2 cucchiai di concentrato di pomodoro, olio, sale, pepe e prezzemolo
Come procedere In un tegame adatto al forno tostate la pastina “orzo” nel burro fino a farlo dorare. Toglietelo, quindi soffriggete la cipolla col concentrato di pomodoro. Versate un litro d’acqua salata o di brodo e infornate il tutto per 40 minuti a 180°. Servite con tanto prezzemolo tritato.
Sul Venerdì del 17 aprile 2026