Ecco come i ricchi pagheranno le tasse
dal nostro inviato Riccardo StaglianòDella Santissima Trinità di economisti francesi fustigatori di ultraricchi, che comprende Thomas Piketty ed Emmanuel Saez, Gabriel Zucman è quello che lascerà il segno politico maggiore. Dopo aver cartografato per anni i paradisi fiscali, nel 2024 ha presentato al G20 una proposta di una tassa minima del 2 per cento su chi ha patrimoni superiori ai 100 milioni. Piccola spesa per questi moderni Creso, altissima resa (circa 400 miliardi di dollari) per tutti gli altri. Se, da impensabile che era, l’idea appare sempre più ragionevole – fino all’annuncio, ancora pochi giorni fa, della variante di una proposta di legge di iniziativa popolare per introdurre in Italia una patrimoniale sopra i due milioni di euro – lo si deve principalmente a questo trentanovenne dalle spiegazioni cartesiane. Che ha raccolto in I miliardari non pagano l’imposta sul reddito ed è ora di finirla (Einaudi) sul quale l’abbiamo intervistato a Parigi, nel suo studio dentro il campus della Scuola Normale che ospita a…
Della Santissima Trinità di economisti francesi fustigatori di ultraricchi, che comprende Thomas Piketty ed Emmanuel Saez, Gabriel Zucman è quello che lascerà il segno politico maggiore. Dopo aver cartografato per anni i paradisi fiscali, nel 2024 ha presentato al G20 una proposta di una tassa minima del 2 per cento su chi ha patrimoni superiori ai 100 milioni. Piccola spesa per questi moderni Creso, altissima resa (circa 400 miliardi di dollari) per tutti gli altri. Se, da impensabile che era, l’idea appare sempre più ragionevole – fino all’annuncio, ancora pochi giorni fa, della variante di una proposta di legge di iniziativa popolare per introdurre in Italia una patrimoniale sopra i due milioni di euro – lo si deve principalmente a questo trentanovenne dalle spiegazioni cartesiane. Che ha raccolto in I miliardari non pagano l’imposta sul reddito ed è ora di finirla (Einaudi) sul quale l’abbiamo intervistato a Parigi, nel suo studio dentro il campus della Scuola Normale che ospita anche l’International Tax Observatory che dirige.
Lei scrive che, in pratica, i miliardari non pagano tasse sul reddito. Può quantificare e farci capire la differenza rispetto a un normale cittadino francese o italiano?
«Un francese medio versa in tasse circa la metà di ciò che guadagna. Un po’ meno per i ceti popolari, un po’ di più per quelli medio-alti. Non troppo diversamente dall’Italia. Chi ha patrimoni da 100 milioni di euro in su paga invece il 25 per cento. Metà del quale, dal momento che proviene da redditi di multinazionali, resta come tasse in altri Paesi. Dimezzando anche il contributo alle nostre casse pubbliche».
Come avviene questo miracolo finanziario?
«Anni fa, grazie a un’inchiesta di ProPublica, ci siamo accorti che in America Jeff Bezos pagava quasi zero dollari di tasse sul reddito personale – al punto da incassare assegni familiari – e lo stesso faceva Elon Musk. Il trucco è istruire la tua azienda a pagarti uno stipendio simbolico e a non distribuire dividendi così, quando avrai bisogno di soldi per vivere, basterà prendere a prestito dalla banca. In buona sostanza puoi essere multimiliardario e figurare come uno che non ha redditi. Ci siamo accorti che il problema era strutturale e, forse più grave, anche in Europa».
Addirittura: e per quale motivo?
«Circa il 90 per cento della ricchezza dei multimilionari viene dalle azioni che posseggono. Su cui paghi tasse solo quando le vendi, se ci guadagni. Ma se hai costituito, com’è facile fare da noi, una società holding e le intesti le azioni, i guadagni sono praticamente esentasse. Quindi, invece di pagare il vostro teorico 26 per cento sui capital gain, te la cavi con un 1,5 per cento o giù di lì. È così che praticamente non pagano tasse sui redditi. Il che spiega perché, se tutti e cento i miliardari francesi lasciassero il Paese domani le casse dello Stato avrebbero un calo solo dello 0,03 per cento. Siamo diventati, come lo siete voi, un paradiso fiscale per gli ultraricchi».
Chi critica la sua proposta fa notare che il 10 per cento dei francesi più ricchi paga già i tre quarti del totale delle tasse sui redditi, facendo abbondantemente la propria parte. Cosa risponde?
«Che infatti il problema non è il 10 per cento, i 4 milioni di persone che fanno la loro parte, ma l’1 per cento. E ancora di più lo 0,1 per cento, quando non lo 0,0002 per cento, ovvero i cento miliardari francesi che invece vivono in una bolla e la loro parte non la fanno affatto».
Arriviamo così alla sua proposta: ce la illustra?
«L’idea di base è dire: non avete alcun diritto di pagare zero tasse. Su questo, sia a destra che a sinistra, dovremmo essere tutti d’accordo, no? Ma dal momento che riescono così bene a manipolare i redditi, bisogna calcolare un minimo sui patrimoni, più difficili da occultare. Il 2 per cento è la soglia che farebbe contribuire alla società i 1.800 francesi con fortune sopra i 100 milioni di euro come fa qualsiasi contribuente. Se poi pagano già in tasse l’equivalente del 2 per cento della loro ricchezza, non dovranno versare un euro di più. Altrimenti dovranno mettere la differenza».
Perché la sua tassa minima sarebbe più efficace contro i vari schemi di ottimizzazione ed elusione fiscale di cui ha parlato?
«Perché la sua logica è semplice. Puoi provare tutte le strategie per abbassare il carico fiscale ma alla fine si guarda alla ricchezza accumulata e si discute su quella. Lo stesso ragionamento che, nel 2021, portò a una tassa minima del 15 per cento sulle multinazionali. Troppo bassa e con alcuni problemi ma è un punto di partenza importante». Da quando ha lanciato l’idea a Rio chi l’ha seguita?
«È stata la prima volta che se n’è parlato a un G20 ed è stato l’inizio di una svolta. Nel febbraio del 2025 la Camera francese aveva approvato una legge che ricalcava la proposta. A novembre dello stesso anno, però, il Senato l’ha bocciata. Da allora Belgio, Olanda e Spagna ne stanno seriamente discutendo. Idem il verde Zac Polansky in Gran Bretagna. A novembre in California ci sarà un referendum per tassare al 5 per cento, una tantum, i patrimoni da un miliardo in su».
Tante battaglie, ma ancora nessuna grande vittoria. Il problema non mi sembrano i cittadini, ma i politici…
«L’86 per cento dei francesi è a favore. Percentuali analoghe si riscontrano in vari altri Paesi (da noi l’83 per cento è d’accordo con una patrimoniale sopra i 10 milioni, ndr). Ma i politici hanno ancora paura. Paura a cui non è estranea la circostanza che, qui, cinque miliardari controllino l’80 per cento dei media. Però anche in passato i conservatori erano contrari a qualsiasi tipo di progressività salvo poi arrendersi».
Io ho scritto un libro simile al suo che sposa l’ipotesi di Oxfam Italia di tassare chi ha patrimoni superiori ai 5,4 milioni. Perché lei pensa sia meglio partire da cento?
«Si può partire più bassi, o più alti: è solo una questione di praticabilità politica. Il principio resta giusto e possiamo discuterne tranquillamente. L’unica cosa che non possiamo accettare è che gli ultraricchi non siano tenuti alle stesse regole degli altri. Per di più quando, come in Francia, hai un debito pubblico che si avvicina al 120 per cento del Pil».
La classica obiezione di ogni patrimoniale è: tu la metti e l’indomani i miliardari fuggono. Come risponde?
«Che sono timori largamente esagerati. Nei Paesi in cui le patrimoniali ci sono una minima migrazione c’è stata. Ma può essere neutralizzata con exit tax che continueranno a pagare per i 10-15 anni successivi, per sdebitarsi di tutto quello che il Paese ha dato loro. Che è sempre molto meno di quel che succede negli Stati Uniti dove continui a pagare le tasse allo Zio Sam per tutta la vita».
Un’altra critica è che tassare i milionari distruggerebbe l’economia…
«La ricchezza dei nostri miliardari è cresciuta in media del 10 per cento l’anno negli ultimi quarant’anni. Se ne avessimo tagliato una fettina pari al 2 per cento, sarebbe cresciuta dell’8 per cento: sarebbe stata una tragedia? Niente affatto. Però, a forza di ripeterlo in tv e sui giornali, più d’uno si è fatto convincere. Ma io credo al potere delle idee e al potere delle forze democratiche. Abbiamo avuto gli stessi problemi un secolo fa al momento di introdurre una fiscalità progressiva. Non so se sarà domani, tra un mese o tra un anno ma non ho dubbi che quella fuorviante narrazione verrà sconfitta. Qui i partiti di sinistra, che litigano sempre su ogni cosa, sono già tutti d’accordo almeno su un punto: la patrimoniale!».