Adam Mockler, la voce giovane dell’altra America
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK. La parola usata da Adam Mockler è proprio quella, inconfondibile: «asshole». E siccome una maniera elegante per tradurla in italiano non esiste, il dovere di cronaca ci impone di riportare che il più famoso YouTuber liberal della Generation Z ha definito il presidente degli Stati Uniti uno «stronzo». Ma perché lo ha fatto, in diretta sulla CNN, e cosa significa tanto sgarbo per il nuovo mondo dell’informazione americana?
L’episodio che abbiamo raccontato risale al 3 aprile e va messo in contesto. Il giovane Mockler, 23 anni vissuti a briglia sciolta quanto meno nel modo di esprimersi, era ospite del programma condotto dall’opinionista Abby Phillips. Interrogato sui messaggi social in cui il capo della Casa Bianca si era preso la briga di insultare anche un cantante come Bruce Springsteen, aveva lamentato la dipartita della chiarezza morale dal dibattito politico a Washington: «Sono davvero stufo... sono stufo che il presidente degli Stati Uniti sprechi tempo prezioso ad atta…
NEW YORK. La parola usata da Adam Mockler è proprio quella, inconfondibile: «asshole». E siccome una maniera elegante per tradurla in italiano non esiste, il dovere di cronaca ci impone di riportare che il più famoso YouTuber liberal della Generation Z ha definito il presidente degli Stati Uniti uno «stronzo». Ma perché lo ha fatto, in diretta sulla CNN, e cosa significa tanto sgarbo per il nuovo mondo dell’informazione americana?
L’episodio che abbiamo raccontato risale al 3 aprile e va messo in contesto. Il giovane Mockler, 23 anni vissuti a briglia sciolta quanto meno nel modo di esprimersi, era ospite del programma condotto dall’opinionista Abby Phillips. Interrogato sui messaggi social in cui il capo della Casa Bianca si era preso la briga di insultare anche un cantante come Bruce Springsteen, aveva lamentato la dipartita della chiarezza morale dal dibattito politico a Washington: «Sono davvero stufo... sono stufo che il presidente degli Stati Uniti sprechi tempo prezioso ad attaccare celebrità a caso. Ha ballato sulla tomba del regista Rob Reiner. Quando l’ex direttore dell’Fbi Mueller è morto, lui ha festeggiato. È orribile da vedere. Sono un ragazzo che cerca chiarezza morale nei nostri leader. Voglio ammirarli e imparare da loro. Quali lezioni pensi che abbia imparato da Donald Trump? Beh, avrei potuto guardare Obama e imparare la pazienza o la gratitudine. Se invece guardo Trump, non so cosa ho imparato da lui. Maltrattare tutti quelli che ti stanno intorno. Isolare i tuoi alleati. Essere uno stronzo con chiunque interagisca con te».
Nuovo contro vecchio
Facciamo un passo indietro per capire. Mockler nasce nel 2002 in Indiana e cresce in Illinois. Inizia l’università a Chicago ma non la finisce. Al principio la sua passione è la gestione dei dati, ma poi scopre di avere la vocazione per il mondo dell’informazione. Non quello ormai superato dei legacy media – ovvero i giornali tradizionali come New York Times e Washington Post – ma quello emergente dei new media. La svolta avviene quando entra in contatto con il MeidasTouch Network, fondato dai fratelli di Long Island Ben, Brett and Jordan Meiselas con lo scopo di aprire il mondo della comunicazione via social, podcast e simili ai liberal.In passato, a lungo si è pensato che in America i legacy media e le tv nazionali avessero un bias progressista: ovvero che favorissero la sinistra pur presentandosi come indipendenti. Un’ipotesi in qualche modo confermata dal successo avuto a partire dagli anni Duemila da FoxNews di Rupert Murdoch, che riuscì ad occupare uno spazio – quello del pubblico conservatore – che era stato lasciato libero dalle altre tv, diventando in breve la televisione di notizie via cavo più seguita del Paese. Da quel momento, la controffensiva tradizionalista nel campo dell’informazione non si è più fermata: prima con canali televisivi e siti tipo Newsmax o Breitbart. E poi con i social, i podcast come quello di Joe Rogan e altri mezzi di comunicazione. In tutto questo si è inserito l’uso massiccio delle fake news: alcune delle quali prodotte in Russia allo scopo – come appurato dall’Fbi nelle indagini riguardanti le presidenziali del 2016 – di spaccare la società americana sul terreno ideologico e partitico. La supremazia conservatrice sul mondo dei new media qui in America è andata avanti per anni: poi è arrivato Meidas e ha dato la sveglia ai liberal, affinché smettessero di cullarsi nella supremazia nei legacy media. Qualcosa in questo senso l’avevano già fatta quattro ex collaboratori di Barack Obama: Jon Favreau, Jon Lovett, Dan Pfeiffer e Tommy Vietor, con Pod Save America. I fratelli Meiselas però hanno portato la sfida su un altro livello, diventando leader del settore. Basti pensare che nel primo trimestre di quest’anno sono riusciti a guadagnare più di un milione di abbonati, surclassando Fox, Rogan e tutti i concorrenti conservatori.
Nell’universo Meidas la stella emergente è Mockler, che ha il compito di conquistare la Generation Z e quindi il futuro, evitando che sia dominato dall’estremismo Maga. Durante il primo trimestre dell’anno ha guadagnato 373 mila abbonati al suo canale You Tube, più di campioni del conservatorismo come Megyn Kelly, Tucker Carlson e più dell’intero network Turning Point del defunto Charlie Kirk. Un successo tanto folgorante che lo ha notato lo stesso Obama, invitandolo a Chicago: «Il presidente era lì per imparare da noi, anziché il contrario», ha raccontato Mockler.
La Storia siamo noi
Durante una conferenza organizzata a Washington da Courier News, il giovane ha spiegato così il suo successo: «I media indipendenti non dovrebbero concentrarsi in modo ossessivo sulla ricerca di investitori facoltosi per finanziarsi. Non dovrebbero caricarsi di debiti ingenti o vincoli che possano interferire con il dovere di fare informazione. La priorità del giornalismo indipendente deve essere produrre un’informazione coraggiosa e chiara. I media indipendenti non devono mai dimenticare chi sono i loro veri azionisti: il pubblico». È presto per dire se il successo di Mockler e Meidas rappresenti anche l’inizio di un cambio dello spirito, e magari del voto, degli elettori. Però i numeri dimostrano che il fenomeno esiste: e che potrebbe rovesciare il modo in cui l’America ha raccontato se stessa nell’ultimo decennio.
Sul Venerdì del 24 aprile 2026