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La Gazzetta dei bambini

Lezione in quinta elementare su come si fanno i giornali. Scelti articoli e titoli, chi avrà imparato di più?
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Il bambino che alza la mano per farmi una domanda ha appena dieci anni. Sto raccontando a una quinta di una primaria Montessori a Roma come nasce un giornale. Dico loro delle riunioni, di dove si vanno a prendere le notizie, di come si scelgono, come si valutano. Avete capito? Qualcuno ha domande? «Io ne ho una» dice uno di loro, «ma forse non c’entra». C’entra tutto, tranquillo, puoi chiedermi quello che vuoi. «Cosa fate voi della stampa per i giornalisti che vengono uccisi in guerra?». Provo a dire che la prima cosa che facciamo è parlarne, denunciarlo, cercare di fare rete per difenderci gli uni con gli altri. Difendere, soprattutto, il diritto a raccontare quello che un potere, qualsiasi potere, in pace come in guerra, vuole tenere nascosto. Non mi sembra molto convinto. Ha sotto il banco un libro di Tiziano Terzani, Lettere contro la guerra. Alcune frasi le ha sottolineate a matita. Gli chiedo di leggere la sua preferita. È questa: “Ho bisogno di sentirmi libero. E questa libertà…

Il bambino che alza la mano per farmi una domanda ha appena dieci anni. Sto raccontando a una quinta di una primaria Montessori a Roma come nasce un giornale. Dico loro delle riunioni, di dove si vanno a prendere le notizie, di come si scelgono, come si valutano. Avete capito? Qualcuno ha domande? «Io ne ho una» dice uno di loro, «ma forse non c’entra». C’entra tutto, tranquillo, puoi chiedermi quello che vuoi. «Cosa fate voi della stampa per i giornalisti che vengono uccisi in guerra?». Provo a dire che la prima cosa che facciamo è parlarne, denunciarlo, cercare di fare rete per difenderci gli uni con gli altri. Difendere, soprattutto, il diritto a raccontare quello che un potere, qualsiasi potere, in pace come in guerra, vuole tenere nascosto. Non mi sembra molto convinto. Ha sotto il banco un libro di Tiziano Terzani, Lettere contro la guerra. Alcune frasi le ha sottolineate a matita. Gli chiedo di leggere la sua preferita. È questa: “Ho bisogno di sentirmi libero. E questa libertà è faticosa perché ogni volta, davanti a una situazione, quando bisogna decidere cosa pensare, cosa fare, si può solo ricorrere alla propria testa, al proprio cuore e non alla facile linea, pronta all’uso, di un partito o alle parole di un testo sacro”. Cosa ci aiuta a sentirci liberi, bambini? A compiere quella fatica? Suggerisco lo studio. I libri. Ancora una volta, non sono convinti. Chiedo loro di immaginare una personale Gazzetta Montessori. Di disegnare la prima sui fogli millimetrati che ho portato. Di creare un timone dando un ordine alle notizie principali. Mi aiutano le maestre Enza e Marina che, a giudicare dai risultati (vi farei vedere quelle prime pagine), devono essere magnifiche. Suggeriamo che il titolo di apertura possa essere la gita che hanno fatto, l’ultima sera in discoteca. Ma è da loro che arrivano le idee migliori. Hanno trovato una notizia: c’è stata una rissa tra due terze. Dobbiamo capire i motivi, il come il dove il quando il chi il perché. Dobbiamo cercare un’intervista! Stringiamo lo spazio in prima pagina perché un titolo su questo deve entrare per forza.Una bambina suggerisce: ma non dovremmo parlare di Amir? Amir è un loro compagno che si è trasferito in un’altra città. Gli hanno fatto una grande festa. È il suo secondo viaggio importante. Il primo, più difficile, lo aveva portato in Italia dall’Afghanistan. Distribuiamo i compiti. Il capo cronista deciderà chi può scrivere il viaggio di Amir. I capi dello sport si occuperanno dell’ultima partita di calcio in trasferta e della finale del torneo di hockey. Ho un pezzo sul senso dei grembiuli colorati che vanno incontro alla diversità e alla libertà di espressione e un altro sul perché è importante fare l’etologo. In due ore, la Gazzetta Montessori mi pare assolutamente degna di andare in stampa. E indovinate chi, in quelle due ore, ha imparato di più.

Sul Venerdì dell’8 maggio 2026

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