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Massimo Giannini: Se tutto parla di Silvio

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Dalla tv fino al caso Nicole Minetti. D’altronde Meloni votò la mozione “Ruby nipote di Mubarak”...
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Caro Giannini, se penso che Berlusconi ha fatto guadagnare a Nicole Minetti lo stipendio di consigliere regionale (parliamo di più di 100mila euro) con le mie tasse, e nel contempo a lui hanno intitolato l’aeroporto di Malpensa, mi viene da impazzire. Vincenzo Glorioso

Caro Vincenzo, non impazzisca: parafrasando Piero Gobetti sul fascismo, ripeto sempre che anche il berlusconismo è “un’autobiografia della nazione”. Ancora oggi, tutto ci parla di lui, e non solo la tv dei pacchi e dei cruciverboni. I “premierati forti” e i “Porcellum” elettorali, le pseudo-riforme della giustizia e le “toghe rosse”. E ora rispuntano pure le “grazie”: Minetti e le olgettine, le cene eleganti e il Bunga Bunga. Ma perché meravigliarsi? Giorgia Meloni, ministra della Gioventù dell’ultimo governo del Cav, non fu una dei 314 burattini che il 3 febbraio 2011 votarono in Parlamento la mozione “Ruby nipote di Mubarak”?

L’impossibile 25 Aprile con una destra così

Giannini, esprimo il mio disappunto per la rappr…

Caro Giannini, se penso che Berlusconi ha fatto guadagnare a Nicole Minetti lo stipendio di consigliere regionale (parliamo di più di 100mila euro) con le mie tasse, e nel contempo a lui hanno intitolato l’aeroporto di Malpensa, mi viene da impazzire. Vincenzo Glorioso

Caro Vincenzo, non impazzisca: parafrasando Piero Gobetti sul fascismo, ripeto sempre che anche il berlusconismo è “un’autobiografia della nazione”. Ancora oggi, tutto ci parla di lui, e non solo la tv dei pacchi e dei cruciverboni. I “premierati forti” e i “Porcellum” elettorali, le pseudo-riforme della giustizia e le “toghe rosse”. E ora rispuntano pure le “grazie”: Minetti e le olgettine, le cene eleganti e il Bunga Bunga. Ma perché meravigliarsi? Giorgia Meloni, ministra della Gioventù dell’ultimo governo del Cav, non fu una dei 314 burattini che il 3 febbraio 2011 votarono in Parlamento la mozione “Ruby nipote di Mubarak”?

L’impossibile 25 Aprile con una destra così

Giannini, esprimo il mio disappunto per la rappresentazione negativa del 25 Aprile data dai media. In tutte le città sono scese in piazza centinaia di migliaia di persone, è stata una grande manifestazione di unità a difesa della Costituzione, altro che una brutta giornata! Che poi ci sia qualche esagitato purtroppo ci sta, in un Paese in cui il giorno dopo altri si sono riuniti sul lago di Como a celebrare il Duce. In Italia ci sono molti nostalgici del fascismo, vedi le commemorazioni a Predappio, Acca Larentia e simili. Meloni attribuisce alla sinistra la mancata vigilanza nelle manifestazioni… mentre si considerano “folclore” i manifestanti col saluto romano. La destra continua a non prendere le distanze dai fascisti di oggi, la conciliazione tanto auspicata rimane quindi impossibile.

Angelo Pavani

Angelo, anch’io ho trovato insopportabile il conformismo peloso col quale una parte dell’informazione ha svilito il ricordo della Liberazione dal fascismo a cerimonia dell’odio e del tafferuglio di piazza.Pochi imbecilli non possono sporcare una magnifica e pacifica festa di popolo. Ma purtroppo è quello che la destra politica e giornalistica fa da anni, per rinviare sine die la doverosa resa dei conti col suo passato. Oltre a Meloni, ahinoi, La Russa docet. Si ricorda la vecchia battuta di Flaiano? I fascisti in Italia sono una “trascurabile maggioranza”.

Quei nomi sconosciuti sul palco del concertone

Caro Giannini, da “boomer” confesso che leggendo l’elenco degli artisti dei “concertoni” del Primo Maggio di Roma e Taranto ho sorriso. Tralascio nomi ormai “storici” come Fulminacci, Frah Quintale e i Pinguini Tattici Nucleari e sorvolo su Ditonellapiaga, celebre per la sua apparizione a Sanremo, ma ho trovato, nell’ordine: Casadilego, Okgiorgio, Primogenito, Rekkiabilly, Cigno, Fido Guido e Canta fino a dieci… Rimpiango gli anni 70, quando chi cantava si presentava semplicemente come Francesco Guccini, Fabrizio De André, Francesco De Gregori e tanti altri. A colpire erano le loro canzoni, non i loro nomi. Altri tempi.

Dario Castriota

Caro Dario, da “boomer” come lei, anch’io fatico a seguire la nouvelle vague della musica italiana. E anch’io, come lei, sono fermo ai vecchi cantautori e al grande rock degli anni Settanta e Ottanta. Se ho voglia di volare, spengo la luce e ascolto le Variazioni Goldberg o The Great Gig in The Sky. Se ho voglia di piangere, carico un vinile con Auschwitz, La domenica delle salme o Rimmel. Lo so, sono una specie di mammuth, il bestione più mansueto del Pliocene. Ma ho letto che i dinosauri, prima di estinguersi, hanno abitato la terra per 165 milioni di anni. E allora mi chiedo: quanti anni dureranno Casadilego e Okgiorgio?

Da insegnante dico no allo psicologo in classe

Caro Giannini, la strenua volontà di qualche politico di introdurre la figura dello psicologo nella scuola secondaria mi trova nettamente contraria. Da insegnante per lunghissimi anni nella scuola pubblica, penso che, l’educazione al rispetto degli altri, alla convivenza civile e all’accettazione di sé, deve partire sin dai primi anni di vita del bambino, dai genitori, per arricchirsi poi con quella della scuola, in cui devono operare insegnanti capaci di suscitare negli allievi il desiderio e il piacere di apprendere. Purtroppo, però, non tutti gli insegnanti hanno il dono dell’empatia. Ma non serve un elemento estraneo come lo psicologo: per chi vuole abbracciare la nobile professione dell’insegnante, basterebbe integrare il concorso con esami attitudinali sulle capacità emotive-sentimentali.

Silvana Costanza

Cara Silvana, quando il ministro Valditara ha lanciato l’idea non mi è parsa così peregrina. Ma temo che implementarla nelle scuole italiane sarà un problema. Chi ne controllerà la preparazione e la programmazione, a misura di giovani adolescenti? E poi, a proposito di psicologi e psicoanalisti, mi torna sempre in mente la vecchia battuta di Woody Allen: visto che sei in contatto con Freud, fatti ridare i miei soldi!

Trenta milioni per Caravaggio non mi pare un grande affare

Gentile Giannini, il ministro Giuli ha comprato un quadro di Caravaggio di “chiara mano” per 30 milioni. Chiara mano? Cioè stimato da un esperto per 30 milioni? Sconvolta, mi domando: in quale museo andrà, quante persone andranno a vederlo, quanto guadagnerà lo Stato (che siamo noi!)? Poi, sul Venerdì ho letto l’intervista a Francesca Cappelletti, autrice di Caravaggio. Una vita in dieci quadri, dove si evince quanto mercato si è creato intorno a quel pittore (attribuzioni, copie, ritrovamenti) ma non si dice niente del nuovo acquisto. Segue l’articolo di Michele Gravino sulla Villa Ludovisi in vendita a Roma per 150 milioni, e lo Stato (sempre noi!) potrebbe comprarla. Ma perché per questi affari ci comunicano tutto a cose fatte? Non è una vergogna? Fausta Molinari

Cara Fausta, non sono un esperto di mercati dell’arte, e tendo a fidarmi di quelli che ne sanno più di me. Il problema è che non sono sicuro che il ministro Giuli faccia parte della “categoria”. A giudicare dal piano di “egemonia culturale” della destra di questi anni, tra dimissioni di Gennaro Sangiuliano e giubilazioni di Beatrice Venezi, mostre su Tolkien e fondi negati al documentario su Giulio Regeni e concessi al porno soft di Manuela Arcuri, direi di no.

Sul Venerdì dell’8 maggio 2026

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