Il video è sorprendente: un corvo trasporta nel becco il coperchio di un barattolo fino al colmo di un tetto innevato, ci si piazza sopra e poi si diverte a scivolare giù. Una volta in fondo riporta il coperchio in alto e ricomincia. Che l’abbia fatto un’Ia? No, è tutto vero: in Nord America ci sono corvi a cui piace andare in slittino. Del resto, prima di loro, si erano visti anche orsi, camosci e persino elefanti scivolare felici lungo pendii fangosi o innevati, falchi passarsi in volo ciuffi d’erba e pinguini fare il surf su pezzi di ghiaccio spinti dalle onde.
«Possono sembrare solo aneddoti divertenti, ma sono esempi di uno dei comportamenti più enigmatici, e meno studiati, del mondo animale: il gioco», spiega David Toomey, professore di Storia della scienza all’università del Massachusetts, e autore di Nel regno del gioco (Adelphi).
Il mistero principale del gioco è proprio perché esista. «La spiegazione è tutt’altro che chiara. Il gioco è infatti un’attività che brucia preziose…
Il video è sorprendente: un corvo trasporta nel becco il coperchio di un barattolo fino al colmo di un tetto innevato, ci si piazza sopra e poi si diverte a scivolare giù. Una volta in fondo riporta il coperchio in alto e ricomincia. Che l’abbia fatto un’Ia? No, è tutto vero: in Nord America ci sono corvi a cui piace andare in slittino. Del resto, prima di loro, si erano visti anche orsi, camosci e persino elefanti scivolare felici lungo pendii fangosi o innevati, falchi passarsi in volo ciuffi d’erba e pinguini fare il surf su pezzi di ghiaccio spinti dalle onde.
«Possono sembrare solo aneddoti divertenti, ma sono esempi di uno dei comportamenti più enigmatici, e meno studiati, del mondo animale: il gioco», spiega David Toomey, professore di Storia della scienza all’università del Massachusetts, e autore di Nel regno del gioco (Adelphi).
Il mistero principale del gioco è proprio perché esista. «La spiegazione è tutt’altro che chiara. Il gioco è infatti un’attività che brucia preziose energie ed espone a rischi: pensiamo alle lotte e corse fra cuccioli a terra o sugli alberi, presenti in migliaia di specie, in cui si può rimanere feriti o distrarsi ed essere predati. È evidente che deve avere un’importante funzione utile, altrimenti sarebbe stato cancellato dall’evoluzione. Quindi le ipotesi che il gioco esista solo perché è una attività piacevole o perché combatte la noia o perché è uno sfogo di energie in eccesso sono solo parte della risposta», sostiene il professore.
L’ipotesi tutt’ora più accettata fu elaborata nel 1896 dallo psicologo Karl Groos: il gioco addestra all’età adulta. È evidente a tutti che certi tipi di passatempo, pensiamo al gattino con il gomitolo o a un cane che scuote uno straccio, siano un training fisico e sensoriale alla caccia, mentre le sfide in aria fra giovani taccole o gabbiani, potrebbero essere una “scuola di volo”. «Solo in pochi casi però, per esempio fra le femmine di scoiattolo terricolo di Belding, Urocitellus beldingi, si sono trovati legami diretti fra il tempo passato a giocare e il successo riproduttivo da adulti. Altre volte, come fra i suricati, al contrario, non sono emersi collegamenti: chi giocava di più non faceva più cuccioli degli altri. Fra gli orsi bruni e i cavalli selvatici, i cuccioli più giocherelloni, hanno invece maggiori chance di superare l’infanzia. La funzione del gioco in alcuni casi potrebbe però essere più sottile: i neuropsicologi canadesi Sergio e Vivien Pellis hanno scoperto che impedendo a cuccioli di ratto di giocare con gli altri, gli si rendeva anche più difficile essere accettati da adulti nel gruppo. Il gioco sociale, infatti, con i suoi segnali di “invito al gioco” e “non sto facendo sul serio”, e regole come il “mordere senza fare male” e “autosabotarsi” per non sopraffare i più deboli, insegna come convivere con gli altri. Se non giochi, puoi avere problemi a integrarti nella comunità».
I maschi più delle femmine
Ma andare in slittino che addestramento offre a un corvo? «In quel caso si tratta di gioco solitario, in cui un animale, per puro piacere, sperimenta liberamente nuovi comportamenti e talvolta, per caso, può anche inventarne di utili per la sopravvivenza del gruppo. Altre volte i nuovi giochi sono solo stravaganti, come quello osservato allo zoo di Calgary dove un giovane eritrocebo, Erythrocebus patas, ha cominciato a buttarsi dagli alberi ad arti spalancati atterrando di pancia, imitato poi da molti. Le scimmie masochiste, le hanno definite».
Un altro quesito che si pone sul gioco è il fatto che a praticarlo siano più maschi che femmine. «Diciamo che giochi tipo fare la lotta sembrano essere più importanti per i maschi: i ratti femmina privati del gioco dai coniugi Pellis, per esempio, non mostravano problemi nei rapporti sociali. Le femmine potrebbero invece giocare in modi meno riconoscibili: per esempio nel 2010 sono stati segnalati gruppi di giovani scimpanzé, quasi solo femmine, che facevano finta che dei rametti fossero cuccioli da coccolare».
Altro enigma: alcune specie non giocano, nonostante derivino da altre che lo fanno. Giocare non sembra quindi indispensabile. «È stato notato nel caso di alcuni roditori. Probabilmente se l’ambiente in cui si vive è molto ostile, gli svantaggi del gioco, come rischi di predazione e spreco di energia, superano i suoi benefici e la specie abbandona i giochi». Ma forse la curiosità più grande sta emergendo solo adesso: giocano anche specie meno “intelligenti” e sociali di uccelli e mammiferi. «Al Washington National Zoo, si è vista una tartaruga dal guscio molle africana,Trionyx triunguis, spingere qua e là palle e passare attraverso dei cerchi, e ci sono varie segnalazioni di giochi persino fra i pesci, come quella dell’inserviente di un acquario tedesco che aveva insegnato a dei Micropterus a salire sulle sue mani, per poi essere gettati in alto, cosa che li divertiva molto, perché tornavano continuamente a farsi lanciare. Ancora più clamorosa la scoperta nel 2019 della psicologa Jennifer Mather, che ha osservato polpi, animali solitari e più vicini evolutivamente alle vongole che a noi, che “giocavano a palla” spingendo in giro per la vasca oggetti galleggianti con il getto del loro sifone, mentre nel 2022 scienziati della Queen Mary University hanno visto che permettendo a dei bombi di accedere a un corridoio contenente delle palline, molti esemplari lo usavano come parco giochi, facendole rotolare o restando in equilibrio su di esse: alcuni bombi andavano a giocare fino a 40 volte al giorno. Perché animali che si pensano essere mossi solo da istinti inventano giochi? Non si sa. È un comportamento che sfugge a ogni inquadramento, spiegazione e definizione univoca. Il gioco è un vero, profondo, mistero».