Dalla A di Ammaniti alla W di Welsh: guida al Salone del Libro
di Paolo Di PaoloLa 38ma edizione del Salone internazionale del Libro di Torino è a Lingotto Fiere fino a lunedì 18 maggio, con 147 mila metri quadri di spazi espositivi, oltre 500 stand con 1.250 marchi editoriali, più di 2.700 appuntamenti nella sede principale e altri 500 sul territorio con il Salone Off. Come ogni anno, il nostro giornale dà appuntamento ai lettori all’Arena Repubblica, Padiglione 3, per numerosi incontri con giornalisti e scrittori: venerdì 15 alle 12 dialogheranno Lidia Ravera e Marco Romani, direttore del Venerdì.
“Quando ero in mare, fra le onde, mi sentivo subito calmo. Chiudevo gli occhi, dicevo apertamente cose che non osavo dire con i piedi per terra, le cose più preziose le bisbigliavo al mare, tutte le domande che non avevo il coraggio di formulare, tutti i segreti che non menzionavo mai li urlavo fra le onde...”. Prima di chiedere ai ragazzini di salvare il mondo, come vuole il titolo morantiano dell’edizione 2026 del Salone del Libro, è bene che si salvino loro. Un po…
La 38ma edizione del Salone internazionale del Libro di Torino è a Lingotto Fiere fino a lunedì 18 maggio, con 147 mila metri quadri di spazi espositivi, oltre 500 stand con 1.250 marchi editoriali, più di 2.700 appuntamenti nella sede principale e altri 500 sul territorio con il Salone Off. Come ogni anno, il nostro giornale dà appuntamento ai lettori all’Arena Repubblica, Padiglione 3, per numerosi incontri con giornalisti e scrittori: venerdì 15 alle 12 dialogheranno Lidia Ravera e Marco Romani, direttore del Venerdì.
“Quando ero in mare, fra le onde, mi sentivo subito calmo. Chiudevo gli occhi, dicevo apertamente cose che non osavo dire con i piedi per terra, le cose più preziose le bisbigliavo al mare, tutte le domande che non avevo il coraggio di formulare, tutti i segreti che non menzionavo mai li urlavo fra le onde...”. Prima di chiedere ai ragazzini di salvare il mondo, come vuole il titolo morantiano dell’edizione 2026 del Salone del Libro, è bene che si salvino loro. Un po’ nello spirito di uno dei romanzi più amati di David Grossman (ospite domenica 17 maggio), ci sono bambini a zigzag: viaggio rocambolesco e stupefacente, un gioco molto serio, che ha per posta la salvezza. È incluso nei due volumi dei Meridiani Mondadori dedicati allo scrittore israeliano e congegnati da Wlodek Goldkorn.
Grossman ha una sensibilità speciale per i personaggi ragazzi e ragazzini; e non è un caso che tra le opere scelte ce n’è una – Le avventure di Itamar – rivolta più direttamente a quella fascia d’età. Anche se poi suddividere in categorie lascia il tempo che trova: le storie da 6 a 99 anni sono quelle che restano. Ne sa qualcosa Niccolò Ammaniti (sempre domenica 17, in dialogo con Jovanotti e Annalisa Cuzzocrea): ha sempre prediletto vicende in cui quegli strani mutanti che sono gli adolescenti prendessero la scena, da Io non ho paura passando per Io e te e per Anna, fino all’ultimo tassello di questa epopea della metamorfosi, Il custode (Einaudi). I bambini fantasticano, gli adulti fanno i conti: “I conti erano tutto, senza i conti la vita sarebbe stata come un gregge senza pastore, un cesso senza scopettone. I conti erano l’argine al disordine dell’universo”. Ma alla fine tornano? Difficile dirlo. Storia allarmante, una sorta di fantasy sghembo che si riallaccia al mito classico, ovvero agli intramontabili archetipi narrativi. Ha scritto Christian Raimo, ospite anche lui domenica 17 al Salone con L’invenzione del colore (La nave di Teseo), che per Ammaniti “crescere è la morte... la sua è una posizione quasi teologica. La vita è solo quella dell’infanzia e dell’adolescenza. Tra gli adulti e gli zombie non c’è differenza”.
Giusta osservazione, tanto più in un mondo i cui leader sono perlopiù mitomani violenti. Forse vale la pena di far risuonare nelle orecchie questa elegia dal vero che è Crescere, la guerra (Einaudi) di Francesca Mannocchi (sempre domenica, in dialogo con Francesco Costa): la testimonianza si fa poesia, senza perdere concretezza. Come si vive un’infanzia dentro la guerra? È davvero viverla? “C’è un istante – invisibile e preciso – / in cui la lingua smette di obbedire. / Le parole si spezzano, si svuotano / e non reggono più il peso del mondo”.Il mondo che, per l’appunto, andrebbe intanto salvato per i ragazzini: cominciando ad ascoltarli, a immedesimarsi in loro. O in noi stessi, in quella stagione dell’esistenza in cui “ogni cosa era estrema”, come dice il titolo della lectio inaugurale di Zadie Smith : “Ogni cosa era estrema. Ed è tuttora così. Una riflessione sull’adolescenza” (l’autrice inglese sarà al Salone anche venerdì 15, in dialogo con Antonella Lattanzi).
Una novità al riguardo è la sezione curata da ragazze e ragazzi: Gloria Napolitano, del gruppo di lettura Tavolo delle Ragazze; Veronica Frosi e Sebastian Tanzi, del festival Mi prendo il mondo; Lorenzo Riggio e Francesca Tassini del gruppo di lettura del Bookstock, l’arena dedicata ai teenager, ricchissima di eventi anche in questa edizione. Chissà se gli under 20 sono interessati al buon vecchio Irvine Welsh, che porta a Torino il seguito del “cult” del 1993 Trainspotting, la polifonica vicenda di un gruppo di giovani edimburghesi che a fine Novecento vivono al limite, in senso geografico ed esistenziale. Il nuovo capitolo si chiama Men in love (i ragazzi di allora sono cresciuti), è pubblicato da Guanda e sarà presentato in tre incontri domenica 17. Sarebbe da chiedere a Vittorio Lingiardi, psicoanalista, scrittore e collaboratore di queste pagine, qual è alla lunga l’esito del loro Farsi male, che poi è il titolo del suo intenso saggio einaudiano sul masochismo più o meno cosciente (se ne parla sempre domenica con Chiara Gamberale e le letture di Federica Fracassi).
Del tempo della cura parlerà Concita De Gregorio, a partire dal nuovo romanzo (La cura; oggi, venerdì). E di una cura del mondo che passa dall’impeto, dallo slancio, dall’intemperanza di una ragazzina parlerà Valeria Parrella (sabato 16). Che ha dedicato a Giovanna d’Arcoil suo poetico ed elettrico romanzo (La ragazzina, Feltrinelli): la protagonista, fin da bambina, mostra di avere “un tempo suo, uno sguardo suo, un’intenzione diversa”. Non è come le altre, rifiuta un destino già scritto. Scrive il suo: fa la differenza in un mondo di maschi abituati alla guerra. “Era una santa, una contadina, un’invasata, un’eretica? Le domande furono queste in questi giorni e negli anni a venire, e anche dopo la condanna gli uomini si domandavano e domandarono a testimoni e parenti sempre e solo queste cose. Ma erano domande oziose: perché il piano di Giovanna funzionava. Tutti oziavano, tranne la ragazzina”.
Sul Venerdì del 15 maggio 2026