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Maggio che stress

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Bambini e ragazzi sono travolti dalle verifiche. Le chat dei genitori s’infiammano. Non staremo tutti esagerando?
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Una lettrice che si definisce mamma e nonna mi ha mandato una lunga lettera, preoccupata per le condizioni in cui crescono i bambini oggi. Sottoposti a uno stress scolastico eccessivo, «bambini che devono correre sempre per finire i compiti, per andare a scuola alle otto dove mangiano due merendine sintetiche perché escono alle due». Mi chiede: «Perché non mettono più ore di attività fisica all’aperto visto che i bambini hanno bisogno di aria e di muoversi, visto che il pomeriggio lo devono passare a fare i compiti, o perché non li fanno studiare solo a scuola e smettere di lasciare i compiti per casa, in modo da avere tempo anche per giocare? I pomeriggi della mia infanzia erano lunghi, gioiosi e luminosi, passati a giocare con le amichette, eppure andavo bene a scuola e ho studiato con una sola maestra, un libro di lettura e un sussidiario. Poche nozioni che mi sono servite per la vita».

C’era, in questa lettera, tutto quello che osservo ogni giorno senza il coraggio di metterlo a f…

Una lettrice che si definisce mamma e nonna mi ha mandato una lunga lettera, preoccupata per le condizioni in cui crescono i bambini oggi. Sottoposti a uno stress scolastico eccessivo, «bambini che devono correre sempre per finire i compiti, per andare a scuola alle otto dove mangiano due merendine sintetiche perché escono alle due». Mi chiede: «Perché non mettono più ore di attività fisica all’aperto visto che i bambini hanno bisogno di aria e di muoversi, visto che il pomeriggio lo devono passare a fare i compiti, o perché non li fanno studiare solo a scuola e smettere di lasciare i compiti per casa, in modo da avere tempo anche per giocare? I pomeriggi della mia infanzia erano lunghi, gioiosi e luminosi, passati a giocare con le amichette, eppure andavo bene a scuola e ho studiato con una sola maestra, un libro di lettura e un sussidiario. Poche nozioni che mi sono servite per la vita».

C’era, in questa lettera, tutto quello che osservo ogni giorno senza il coraggio di metterlo a fuoco davvero. Ho sempre paura di essere troppo protettiva, troppo “dalla loro parte”, ancora troppo capace di immedesimarmi in un’undicenne. Ma forse è il caso di prendere atto che la scuola italiana sta sbagliando tutto. E che invece di pensare a togliere dai programmi di primo liceo Alessandro Manzoni, dovrebbe rivedere il sistema di apprendimento che ha messo su complicandolo di anno in anno e rendendolo ogni volta più ingestibile per gli studenti e per le famiglie.

In quello strumento infernale che si chiama registro elettronico, un grande fratello che osserva la vita dei ragazzi a scuola segnando ogni inciampo come fosse una colpa, ho trovato un dato che mi ha impressionata: in seconda media, anzi, in una seconda classe della secondaria di primo grado – perché hanno complicato anche i nomi – mia figlia ha avuto finora 85 valutazioni. Nel primo quadrimestre erano già 57. Mi è sembrato un numero abnorme, l’ho confrontato con quello di altre amiche con altri figli ed è così: la scuola italiana non fa altro che mettere voti. Ogni giorno, di continuo, senza sosta.

Non ricordo fosse così anche per noi. Ero una ragazzina studiosa e abbastanza fissata con i voti, ma a un certo punto del pomeriggio ero libera di correre da mia cugina Annamaria per giocare con lei a Romeo e Giulietta, io ero ovviamente Romeo, recitando la scena che avevamo imparato grazie a Candy Candy. Oppure, scendevo nell’androne del palazzo per fingere di essere Mimì Ayuhara con un pallone fatto di carta di giornali e scotch. O attaccavo un nastro di raso all’antenna staccata dalla radio fingendomi atleta di ginnastica ritmica nel salone di casa, ovviamente di nascosto.

Maggio è il periodo in cui le chat di genitori si infiammano perché i figli sono travolti da verifiche e ultime interrogazioni a 11, 12, 13 anni. Mi pare sia tutto troppo. E che nessuno ci stia pensando abbastanza.

Sul Venerdì del 15 maggio 2026

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