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Massimo Giannini: presente e futuro di Silvia Salis

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In molti la vedono alla guida del centrosinistra. Lei non lo esclude. Ma, per ora, è meglio che faccia la sindaca
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Buongiorno Giannini, vorrei che la smetteste tutti di tirare Silvia Salis per la giacchetta. È la sindaca di Genova, l’abbiamo eletta con convinzione perché abbiamo visto in lei una persona animata da voglia di fare, competente, seria e impegnata. Se i vari leader del campo largo avessero parlato e agito come lei, forse non avremmo questo terribile governo. Allora, cari signori, rimboccatevi le maniche e prendete Salis a esempio, ma lasciatele svolgere il suo incarico. Genova ne ha bisogno dopo decenni di amministrazioni incapaci, distratte e interessate solo a grandi opere dimenticandosi della città e dei cittadini. Quanto a quelli che la denigrano anche per le scarpe, che guardino prima se stessi o quei signori sulle cui ostentazioni nessuno ha mai nulla da ridire.

Francesca L.

Cara Francesca, è molto bello che lei nutra stima e fiducia per la sindaca della sua città. Non è poi così usuale, in tempi di odio contro le “caste” e di anti-politica. Detto questo, non mi è bene chiaro a c…

Buongiorno Giannini, vorrei che la smetteste tutti di tirare Silvia Salis per la giacchetta. È la sindaca di Genova, l’abbiamo eletta con convinzione perché abbiamo visto in lei una persona animata da voglia di fare, competente, seria e impegnata. Se i vari leader del campo largo avessero parlato e agito come lei, forse non avremmo questo terribile governo. Allora, cari signori, rimboccatevi le maniche e prendete Salis a esempio, ma lasciatele svolgere il suo incarico. Genova ne ha bisogno dopo decenni di amministrazioni incapaci, distratte e interessate solo a grandi opere dimenticandosi della città e dei cittadini. Quanto a quelli che la denigrano anche per le scarpe, che guardino prima se stessi o quei signori sulle cui ostentazioni nessuno ha mai nulla da ridire.

Francesca L.

Cara Francesca, è molto bello che lei nutra stima e fiducia per la sindaca della sua città. Non è poi così usuale, in tempi di odio contro le “caste” e di anti-politica. Detto questo, non mi è bene chiaro a chi sia indirizzata la sua invettiva. Chi tira la giacchetta a Silvia Salis? Ho avuto modo di dialogare con lei in due diversi dibattiti televisivi e ne ho apprezzato a mia volta la serietà e la preparazione. Nonostante la sua brevissima esperienza da sindaca di Genova, ha carisma e ambizione. Anch’io, come lei, trovo odiosi gli attacchi sessisti che riceve e le critiche becere sulle sue Manolo Blahnik: a un politico, di qualunque colore, chiedo la competenza, non la marca delle scarpe. E anch’io, come lei, ritengo che debba occuparsi della sua città, che guida da appena dieci mesi. Ma è una risorsa, è giovane, ed è anche donna: basta questo, perché se ne parli come una possibile candidata premier del centrosinistra. Lei stessa, in un’intervista a Bloomberg, si è lasciata scappare che se le offrissero questa opportunità la prenderebbe in considerazione. Come vede,almeno in questo caso, la giacchetta se l’è tirata da sola.

Per i grandi manager le regole non valgono

Gentile Giannini, tempo addietro si prendeva la pensione in base all’ultimo stipendio percepito, poi riferita alla media dell’ultimo anno lavorativo, adesso sull’intero periodo lavorativo. Prima esisteva la scala mobile che recuperava parte dell’inflazione; adesso non vengono rinnovati i contratti di lavoro nei tempi dovuti. Ma tutto questo non vale per i grandi manager di Stato. La signora Di Foggia, che tramite Cdp ha utilizzato i miei risparmi postali (remunerati a zero interessi), non solo non dovrebbe andare all’Eni, ma neanche avere i 7,5 milioni di fine rapporto. Secondo le norme adottate per le altre categorie lavorative, avendo prestato la sua attività per 3 anni a circa 150 mila euro mensili, avrebbe titolo a “solo” 450 mila euro. Mi amareggia questo ritorno allo “schiavismo economico”.

Ugo Apollonio

Gentile Ugo, stipendi e bonus dei manager, nel pubblico e nel privato, sono uno schiaffo alla giustizia sociale. E pensioni e salari sono da anni terreno di una sconsiderata macelleria sociale. Ma sappiamo che il sistema previdenziale non può reggere con questi tassi di demografia, così come non potrebbe reggere un sistema salariale basato sul ripristino della vecchia scala mobile. Servono vere riforme, che producano buona occupazione (integrando i migranti) e buona contrattazione (recuperando il fiscal drag). Ma serve un governo coraggioso. E non c’è n’è traccia.

Ma il ministro Valditara come andava a scuola?

Caro Massimo, a proposito di Valditara che boccia Renzo e Lucia, mi ricorda Tremonti, quando disse con sprezzante sarcasmo contro il più grande poeta d’Italia e, per me, del mondo e di tutti i tempi: “Domani metterete la Divina Commedia nel panino”. Ma questi ministri come andavano a scuola?

Domenico Fasano

Caro Domenico, il ministro dell’Istruzione ha il pregio di disorientarmi. Alterna supercazzole (come l’umiliazione che aiuta la crescita) e ragionevolezze (come il divieto di cellulare in classe). La sua uscita sul programma di letteratura dei licei, che ai Promessi sposi dovrebbe preferire Beppe Fenoglio, Cesare Pavese e Primo Levi, mi aveva quasi conquistato. Poi però ha aggiunto anche «i gialli, i fantasy e le sceneggiature». E così mi ha rassicurato: restiamo al genere “supercazzole”.

È una vergogna la mancia agli avvocati per i rimpatri

Caro Giannini, una mancia agli avvocati che incoraggiano il rimpatrio degli immigrati. Ma che vergogna!

Francesco Palumbo

Caro Francesco, per fortuna il cosiddetto “bonus remigrazione” – che avrebbe trasformato gli avvocati in cottimisti per conto del governo - è stato parzialmente neutralizzato dalla moral suasion di Mattarella. Ma la vergogna rimane. E con le sue grottesche implicazioni tecnico-giuridiche (il presidente della Repubblica costretto a firmare nello stesso momento un primo decreto incostituzionale convertito dal Parlamento e un secondo decreto correttivo varato dal Consiglio dei ministri) ha finito per sporcare anche le mura del Quirinale.

Il sacco della sanità rende felici i privati

Caro Giannini, il rapporto della Fondazione Gimbe boccia la manovra del governo come “un’illusione contabile”. Draghi, grazie ai fondi del Pnrr, aveva riordinato la sanità territoriale. Case della Comunità per l’assistenza primaria, con standard di una Casa ogni 40/50.000 abitanti, ospedali di Comunità per cure intermedie, percorsi assistenziali integrati per cronicità e fragilità, sostenibilità e riduzione degli accessi impropri in pronto soccorso. Ebbene, solo 66 Case della Comunità su 1.700 funzionano e solo un quarto degli ospedali di Comunità ha avviato almeno un servizio. I soldi del Pnrr ci sono, ma non vengono spesi! E se non li spendiamo entro giugno dovremo addirittura restituirli all’Ue. Un altro tassello verso la privatizzazione, a vantaggio di Angelucci, Rotelli e Sansavini? !

Lanfranco Mancini (Firenze)

Caro Lanfranco, in questa rubrica ce ne occupiamo quasi ogni settimana: il “sacco della sanità” è uno dei peggiori delitti politici commessi dai governi in questi ultimi vent’anni. Oggi siamo all’anno zero. E come dice lei: i signori della sanità privata – che ormai pesa per oltre 43 miliardi, pari al 25 per cento della spesa totale – sentitamente ringraziano.

Sul venerdì del 15 maggio 2026

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