Geoff Dyer è uno scrittore crudele e spericolato, autore di molti libri molto diversi fra di loro, se non per la traccia inconfondibile della sua lingua e del modo tutto suo di guardare il mondo. L’ultimo s’intitola Compiti a casa, e a un primo sguardo ha una forma e un argomento molto classici, soprattutto per scrittori navigati nel pieno della maturità: è una lunga reminiscenza della sua stessa infanzia, e della sua famiglia.
Il risultato è in effetti un memoir molto classico, scritto in modo spericolato e a volte crudelmente sdolcinato: nelle primissime pagine Dyer racconta di quanto i ricordi della Seconda guerra mondiale fossero ancora vicini per i bambini degli anni 60, che si nascondevano nei vicoli a giocare alla guerra: «La guerra continuò a infuriare, con una determinazione che applicò il discorso di Churchill sui combattimenti sulle spiagge e sulle zone di sbarco prima all’arena dei cibi conservati e poi a quella della vegetazione spontanea. Quando non avevamo più munizioni…
Geoff Dyer è uno scrittore crudele e spericolato, autore di molti libri molto diversi fra di loro, se non per la traccia inconfondibile della sua lingua e del modo tutto suo di guardare il mondo. L’ultimo s’intitola Compiti a casa, e a un primo sguardo ha una forma e un argomento molto classici, soprattutto per scrittori navigati nel pieno della maturità: è una lunga reminiscenza della sua stessa infanzia, e della sua famiglia.
Il risultato è in effetti un memoir molto classico, scritto in modo spericolato e a volte crudelmente sdolcinato: nelle primissime pagine Dyer racconta di quanto i ricordi della Seconda guerra mondiale fossero ancora vicini per i bambini degli anni 60, che si nascondevano nei vicoli a giocare alla guerra: «La guerra continuò a infuriare, con una determinazione che applicò il discorso di Churchill sui combattimenti sulle spiagge e sulle zone di sbarco prima all’arena dei cibi conservati e poi a quella della vegetazione spontanea. Quando non avevamo più munizioni per le nostre pistole Sekiden, al posto dei pallini color argento usavamo piselli surgelati. Se le armi si inceppavano, perché scongelandosi i piselli diventavano mollicci, ci arrangiavamo con dardi in grado di perforare i maglioni: erano forasacchi, le spighe di orzo selvatico che crescevano in ciuffi ondeggianti ai margini del vicolo».
Nell’originale, i piselli sono definiti mushy, che in inglese designa una ricetta casalinga tradizionalissima. La stessa parola può significare anche, proprio, “sdolcinato”. Il vero grande argomento di Compiti a casa è però la differenza di classe sociale. I piselli surgelati, peraltro, spesso costano ancora meno durante la stagione dei piselli freschi, perché bisogna far spazio per i nuovi.
La ricetta: Piselli sdolcinati
Che cosa serve
Per 4 persone, come contorno: 600 g di piselli surgelati; 4 cucchiai di olio; menta fresca; la scorza e qualche goccia di succo di limone; sale e pepe
Come procedere
Togliete i piselli dal congelatore e lasciateli scongelare una ventina di minuti. Frullateli tali e quali, molto grossolanamente, con due o tre pulsioni soltanto. Cuocete in un pentolino con olio e sale per 6 minuti, mescolando spesso, quindi aggiungete la menta tritata e un po’ di scorza e succo di limone.