Un cane in affido
di Michele BocciLuce saltella con le zampone da cucciola sulla terrazza di casa. È arrivata da quattro mesi e si trova bene. Ci sono un paio di gatti, c’è un giardino, tre ragazzine che la fanno giocare e tutta una famiglia che le vuole bene, la coccola, le insegna le cose e quest’estate la porterà pure in vacanza in Puglia. Chissà se il sesto senso le ha fatto capire che non diventerà adulta qui, che tra un anno dovrà andarsene.
Tornerà alla scuola per finire l’addestramento e imparare come ci si comporta in strada, come vanno affrontati gli incroci, come funzionano le strisce. Poi avrà un nuovo affidatario, un non vedente. La famiglia della sua infanzia diventerà un bel ricordo e magari tornerà a trovarla ogni tanto.A Scandicci c’è l’unica scuola cani guida per ciechi pubblica d’Italia. È un’istituzione antica, ha quasi cent’anni e ormai dal 1979 è passata alla Regione Toscana. Da tempo si è capito che per addestrare gli animali è fondamentale appoggiarsi, nei primi mesi, a famiglie affidatarie. Co…
Luce saltella con le zampone da cucciola sulla terrazza di casa. È arrivata da quattro mesi e si trova bene. Ci sono un paio di gatti, c’è un giardino, tre ragazzine che la fanno giocare e tutta una famiglia che le vuole bene, la coccola, le insegna le cose e quest’estate la porterà pure in vacanza in Puglia. Chissà se il sesto senso le ha fatto capire che non diventerà adulta qui, che tra un anno dovrà andarsene.
Tornerà alla scuola per finire l’addestramento e imparare come ci si comporta in strada, come vanno affrontati gli incroci, come funzionano le strisce. Poi avrà un nuovo affidatario, un non vedente. La famiglia della sua infanzia diventerà un bel ricordo e magari tornerà a trovarla ogni tanto.A Scandicci c’è l’unica scuola cani guida per ciechi pubblica d’Italia. È un’istituzione antica, ha quasi cent’anni e ormai dal 1979 è passata alla Regione Toscana. Da tempo si è capito che per addestrare gli animali è fondamentale appoggiarsi, nei primi mesi, a famiglie affidatarie. Come i Bini. L’energico Gianluca con la moglie Carla e le figlie Caterina, Vittoria e Matilde, che hanno 9, 14 e 16 anni. Luce, una Golden retriever bianca, è il terzo cane di cui si occupano. «Ce l’hanno consegnata il 23 dicembre, per le ragazze è stata una festa nella festa», racconta Gianluca, mentre la cucciola resta accostata alla sua gamba. «Vede, è giusto che stia sempre così, perché quando vivrà con un non vedente dovrà rimanergli vicina, per aiutarlo».
Ma c’è tempo per diventare grandi, i sei mesi d’età distolgono un po’ Luce dalle sue incombenze. Ha voglia di muoversi. Gira per il terrazzo, annusa le gatte, insegue un pupazzetto tirato da Vittoria, che ha interrotto i compiti per scherzare un po’ con lei. Poi arriva un amico di Gianluca con la carne per la grigliata del giorno dopo e la cosa le mette una certa eccitazione addosso. «Ma non c’è problema, non si butterà sul cibo», dice Gianluca. «Dobbiamo seguire regole molto precise con lei, va educata come ci dicono gli addestratori. Ad esempio, non deve salire su letti o divani e mai ricevere cibo da noi o i nostri amici quando siamo a tavola. Deve mangiare da sola, le sue cose nella ciotola». La scuola si occupa di tutte le spese, periodicamente Gianluca va a prendere i sacchi con il cibo, poi vengono messi a disposizione cuccia, guinzagli, spazzole, oltre ovviamente all’assistenza veterinaria.Ma educare il cane non è solo insegnare il comportamento da tenere in casa, dove ovviamente deve imparare a non fare i suoi bisogni. «Va portata fuori e deve ignorare gli altri cani. Se ne incontra uno è importante che continui a camminare, senza tirare il guinzaglio. Adesso è attratta dai piccioni e bisogna che impari a non seguirli. È fondamentale che viva tutte le possibili situazioni. Le facciamo prendere l’autobus, la tramvia. E poi non può lasciarsi troppo andare quando per strada le fanno i complimenti e l’accarezzano». Cosa che adesso succede spesso.
Grazie di tutto!
Il contatto tra la famiglia e gli addestratori è continuo, anche via WhatsApp, e già nei primi mesi il cane viene portato periodicamente alla scuola, più che altro per giocare. Più avanti inizia a fare addestramento una volta al mese e la famiglia lo lascia per un weekend. «È stupefacente quanto sia felice ogni volta che andiamo lì», dice Gianluca. «A volte scherziamo quando la lasciamo: “Ciao, eh, grazie di tutto!”, le diciamo quando se ne va saltellando senza considerarci più». E mentre Luce si avvicina di nuovo, e dà una leccatina sulla mano, è il momento di riflettere su quello che tanti pensano quando si prospetta loro di tenere un cane dai 2 ai 18 mesi: non è terribile dopo averlo visto crescere e aver creato un rapporto stretto doverlo restituire alla scuola? «No», dicono convinti Gianluca e Carla. «E sa perché? Perché si è consapevoli di fare del bene. La scuola organizza incontri con i non vedenti per far comprendere quanto sono importanti per loro i cani. Ma una volta ci siamo trovati per caso al mare con alcuni di loro e siamo stati insieme a cena. È stata una folgorazione. Ci hanno aperto un mondo, con le loro storie e il loro approccio alla vita. E allora va bene salutare Luce, come Bacco e Giotto prima di lei, perché sappiamo come possono migliorare la vita a persone che hanno problemi. Anche agli auguri di Natale nella scuola i loro ringraziamenti ci hanno commossi».
La spinta è fare qualcosa di utile, essere di servizio. Non è da tutti e in questo periodo la scuola ha problemi a reclutare famiglie, ma chi coglie il significato di quell’anno e mezzo scarso poi spesso adotta più volte. Ci sono famiglie che si sono occupate addirittura di 12 cani.Tra l’altro, l’addio spesso non è un vero addio. «Soprattutto con Giotto e il suo padrone, Vittoriano, capita di rivedersi. Abitano a Perugia». E com’è incontrarsi dopo essere stati la famiglia di un giovane cane? «Tempo fa ero in Umbria per lavoro e sono andato da Giotto. Mi ha visto in strada e si è messo a tremare un po’, senza comunque lasciare la posizione da cane guida. Il padrone ha capito subito e gli ha detto: “C’è Gianluca, vero?”. Mi sono avvicinato e ha avuto il permesso di farmi le feste. Era molto contento. Ma prima erano già venuti a cena da noi e Giotto si era buttato addosso a noi cinque, anche se riconosceva come padrone Vittoriano». Quando lascia la famiglia, il cane resta sei mesi nella scuola, per concludere l’addestramento. In quella fase non può incontrare nessuno, né chi l’ha cresciuto, né chi diventerà il suo nuovo punto di riferimento. Alla fine del percorso di formazione c’è la consegna al non vedente, che resta due settimane nella foresteria del centro, e passa le giornate con l’animale e l’istruttore, dopo aver incontrato le famiglie affidatarie.
Lista d’attesa
«Addestriamo 20-24 cani all’anno, anche per la pet therapy e l’assistenza ai disabili motori», spiega Massimo Bugianelli, il funzionario responsabile della struttura. «I non vedenti, che non pagano niente per avere il cane, possono fare domanda tramite il sito toscana-accessibile.it. Ci vogliono circa sei mesi di attesa per i toscani e purtroppo molto di più, due anni, per chi vive in altre regioni. Abbiamo problemi ad addestrare un numero maggiore di animali, avremmo bisogno di più famiglie affidatarie». Alla Scuola, dove lavorano 22 addestratori, nascono anche i cani, labrador oltre che Golden retriever, che in alcuni casi sono donati oppure comprati da allevamenti. La domanda non cala mai. «Capita nel 20-25 per cento dei casi che un animale non si riveli adatto a fare la guida dei non vedenti, per problemi di salute o comportamentali», dice sempre Bugianelli. Luce per adesso appare sana e forte, ha già provato la pettorina “da lavoro”, con la scritta “cane guida per ciechi”. Ci ha fatto giusto una passeggiata, dovrà affrontare ancora tanto addestramento, oltre a godersi la famiglia Bini, prima che venga scelta la persona con la quale andrà a vivere. «E starà molto bene, la sua nuova vita sarà bella», dice Gianluca sorridendo, «quando incontro i nostri cani con i loro padroni li vedo felici».