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Questi gol sono opere da museo

le illustrazioni di Antonio Pronostico: Maradona 1986, Cruijff 1974 e Baggio 1990 

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Tardelli come un Munch, Pelé come un Kandinsky: un libro raccoglie venticinque reti mondiali e le accosta ad altrettanti dipinti. Aspettando la prossima pennellata
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Il triangolo Bettega-Rossi-Bettega al Monumental di Buenos Aires come i tagli di Lucio Fontana. Robin van Persie che fluttua nel cielo brasiliano come un personaggio di Chagall. Il gol di Mbappé nella finale del mondiale 2018 come una rappresentazione contemporanea di La Libertà che guida il popolo di Delacroix. E poi, banalmente ma inevitabilmente, l’urlo di Tardelli al Bernabeu come quello di Munch. Alla vigilia dei mondiali nordamericani che inizieranno il prossimo 11 giugno Giuseppe Pastore, giornalista, autore e volto di Cronache di Spogliatoio, seguitissima media company di contenuti sportivi, ha scelto le reti più memorabili delle varie coppe del mondo e le ha inserite in Capolavori. I gol più geniali e pittoreschi nella storia dei mondiali (Sem).

Ma come gli è venuta l’idea di accostare le opere d’arte ai gol? «L’arte pop contemporanea sta anche nel calcio», dice al Venerdì. «Spesso definiamo capolavori i gol più belli e certi paragoni un po’ spericolati sono il sale dello spo…

Il triangolo Bettega-Rossi-Bettega al Monumental di Buenos Aires come i tagli di Lucio Fontana. Robin van Persie che fluttua nel cielo brasiliano come un personaggio di Chagall. Il gol di Mbappé nella finale del mondiale 2018 come una rappresentazione contemporanea di La Libertà che guida il popolo di Delacroix. E poi, banalmente ma inevitabilmente, l’urlo di Tardelli al Bernabeu come quello di Munch. Alla vigilia dei mondiali nordamericani che inizieranno il prossimo 11 giugno Giuseppe Pastore, giornalista, autore e volto di Cronache di Spogliatoio, seguitissima media company di contenuti sportivi, ha scelto le reti più memorabili delle varie coppe del mondo e le ha inserite in Capolavori. I gol più geniali e pittoreschi nella storia dei mondiali (Sem).

Ma come gli è venuta l’idea di accostare le opere d’arte ai gol? «L’arte pop contemporanea sta anche nel calcio», dice al Venerdì. «Spesso definiamo capolavori i gol più belli e certi paragoni un po’ spericolati sono il sale dello sport, che a volte ci fa immaginare cose che non sono sotto i nostri occhi ma ci fanno volare con la fantasia. Per esempio il gol di Owen contro l’Argentina ai mondiali del ’98 è stato il lampo di un ragazzo del futuro, a due anni dal 2000, che sembrava in quel momento la risposta europea a Ronaldo il Fenomeno. Ho quindi pensato all’artista pop più contemporaneo: Banksy, inglese come lui, che in quel momento nessuno conosceva».

Tanti colori e un bianco e nero

Illustrate da Antonio Pronostico, classe 1987, i cui lavori sono apparsi sul New Yorker, le reti selezionate da Pastore, classe 1985, permettono anche di scoprire le piccole storie che stanno dietro ai momenti che decidono le grandi partite. Riguardo al gol del 4-3 di Rivera contro la Germania (un affresco di Tiziano) scrive: “Quando in collegamento via satellite Nando Martellini annuncia ‘Quattroatre!’, dietro di lui un signore urla commosso per sette volte: ‘Vinciamo! Vinciamo!’: è il tecnico Rai Mario Conti, che l’estate prima aveva diretto le operazioni della tele-maratona dello sbarco sulla Luna».

Venticinque gol, più quello in copertina, la mano de Dios con cui il 22 giugno 1986 (fra poco saranno quarant’anni) Diego Armando Maradona segnò il primo gol all’Inghilterra per poi affondarla quattro minuti più tardi, dribblando mezza squadra (il Cenacolo di Leonardo, con i compagni di squadra nel ruolo degli apostoli). «Per la copertina volevamo fare qualcosa di onirico», racconta Pronostico. «Mi sono quindi immaginato il portiere inglese Shilton e Maradona che arrivano fino quasi in cielo, ci sono le nuvole intorno e un pittore con la scala che si spinge in alto per dipingerli».

Nella nostra epoca digitale, Pronostico ha utilizzato strumenti analogici: pastelli e matite. «Non mi sono preoccupato di raffigurare i giocatori identici agli originali», dice. «L’importante era riprodurne il gesto. La postura inclinata di Baggio contro la Cecoslovacchia a Italia ’90, per esempio, lo rende perfettamente riconoscibile».

Un solo gol in bianco e nero: quello segnato da un adolescente Pelé al decimo minuto della finale del mondiale svedese del 1958. «La storia del calcio moderno inizia da lui», dice Pastore. «Un alieno con la maglia numero 10 che inventa anche il mito del numero 10, perché prima di Pelé era una maglia come tutte le altre». Il suo gol ai padroni di casa viene accostato a un Kandinsky astratto e in bianco e nero: un cerchio bianco come il pallone, due triangoli neri come le gambe di Pelé. «Non sono uno storico dell’arte e non voglio accreditarmi come tale», dice Pastore, «ma ho cercato di uscire dal recinto del racconto un po’ stereotipato di chi parla solo di calcio. Mio padre portava Repubblica a casa tutte le domeniche e io già da bambino andavo subito allo sport per i Sette giorni di cattivi pensieri di Gianni Mura. Magari ne capivo solo una parte, ma mi affascinava il suo partire dal calcio per raccontare altro».

Dortmund, Provenza

Grazie a questo approccio, Pastore ha fatto scoperte a dir poco sfiziose. La sterzata di 180 gradi con cui Johan Cruijff ha lasciato a bocca aperta il terzino svedese Jan Olsson e il mondo intero, per esempio, è andata in scena al Westfalenstadion di Dortmund il 19 giugno 1974, esattamente 85 anni dopo che il suo connazionale Van Gogh dipinse La notte stellata, il 19 giugno 1889 a Saint-Rémy-de-Provence. Pelé, Cruijff, Maradona, artisti che appartengono al passato: il calcio è roba da museo? «Sì», dice Pastore, «ma nel senso che come l’arte trova sempre nuove correnti, nuove forme di espressione. Ronaldo il Fenomeno ci sembrava un marziano, oggi è quasi la normalità. Il calcio ha tantissimi margini di crescita perché crescono anche le capacità atletiche dell’essere umano. Lo vedremo durante i mondiali che stanno per iniziare: Lamine Yamal, Luis Díaz e lo stesso Mbappé sono pronti a dipingere altri capolavori».

Sul Venerdì del 15 maggio 2026

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