Gentile dottoressa Aspesi, mi riferisco alla lettera (sul Venerdì del 1° maggio) del signor Raffaele Pisanisul tredicenne che ha accoltellato la professoressa. Le confesso che è una lettera che mi ha fatto molto arrabbiare. Il signor Pisani sembra quasi voler giustificare il gesto del tredicenne, raccontando che lui ha avuto una maestra con gravi carenze umane e che quindi probabilmente, indagando nella vita del ragazzino, potrebbe essere che anche lui abbia patito la stessa esperienza. Lei poi aggiunge che si augura che il ragazzo non venga punito severamente. Ma perché mai? Dargli una punizione leggera significa sottovalutare il gesto. Il ragazzino nella sua stupidità adolescenziale, nella sua irresponsabilità ha quasi ucciso la sua professoressa, ed è un gesto molto grave, non lo si può portare a livello di una marachella o di un filone a scuola che prevede una sanzione leggera. Bisogna far capire a questi ragazzi l’importanza del valore della vita, bisogna far capire l’importanza …
Gentile dottoressa Aspesi, mi riferisco alla lettera (sul Venerdì del 1° maggio) del signor Raffaele Pisanisul tredicenne che ha accoltellato la professoressa. Le confesso che è una lettera che mi ha fatto molto arrabbiare. Il signor Pisani sembra quasi voler giustificare il gesto del tredicenne, raccontando che lui ha avuto una maestra con gravi carenze umane e che quindi probabilmente, indagando nella vita del ragazzino, potrebbe essere che anche lui abbia patito la stessa esperienza. Lei poi aggiunge che si augura che il ragazzo non venga punito severamente. Ma perché mai? Dargli una punizione leggera significa sottovalutare il gesto. Il ragazzino nella sua stupidità adolescenziale, nella sua irresponsabilità ha quasi ucciso la sua professoressa, ed è un gesto molto grave, non lo si può portare a livello di una marachella o di un filone a scuola che prevede una sanzione leggera. Bisogna far capire a questi ragazzi l’importanza del valore della vita, bisogna far capire l’importanza dei gesti che si compiono, bisogna far capire che si è responsabili di quello che si compie. Per cui sinceramente una punizione leggera per il ragazzo la vedo del tutto fuori luogo, come pure la giustificazione che ci può essere stata una maestra avara di umanità addotta dal signor Pisani. Senza contare che una punizione leggera può far nascere l’idea che il gesto si possa ripetere, che altri possano emularlo, tanto a che cosa si va incontro? Quindi credo che una punizione leggera sia addirittura pericolosa oltre che diseducativa. La saluto cordialmente. Giorgio Campo, Napoli
Una punizione leggera può essere addirittura pericolosa oltre che diseducativa? Forse. Il signor Pisani, a parte il suo pasticcio con il buon cuore che forse aveva un senso cinquanta anni fa, ha ragionato in questo “antico modo”. Ma il ragazzo stava davvero per mandare al Creatore la povera insegnante di francese, ed era arrabbiato per non essere riuscito a farlo. Poi lei dice: la punizione leggera può essere addirittura pericolosa, e forse ha ragione. Ma cosa si può fare davanti a un gesto così violento? In Inghilterra, l’età per la punibilità è 10 anni e forse a noi può sembrare impossibile che un decenne (anni fa Oltremanica furono messi in galera due ragazzini che avevano ucciso un bambino) possa ammazzare. Da noi in Italia sino a 14 anni non si è punibili, però per esempio il tredicenne quasi assassino è stato subito chiuso in un luogo che dovrebbe “guarirlo”. Lei ha ragione a essere molto arrabbiato. Con la vaghezza dei nostri ministri non vedo nessuno che si prenda l’incarico di cambiare ciò che è stato fatto in tempi migliori. Ma se i nostri piccini sono ingenui anche se guardano i porno nei web, forse bisognerà abbassare un po’ l’età della punibilità, e già sento il campo largo protestare. Per esempio dai 13 anni, giusto per metterci dentro il tredicenne cattivo. Poi ha ragione lei, forse quel dover rispondere anche alle cose più sceme in continuazione sui social, per far sapere che si esiste, continuando a non far niente se non a rispondere, è una tal perdita di tempo per chi ne rimane intrappolato.
Un errore rinviare al quarto anno la lettura dei Promessi Sposi
Gentile Natalia Aspesi, le sembra opportuna l’intenzione del ministro della Pubblica Istruzione di spostare lo studio dei Promessi Sposi, dall’inizio del quinquennio superiore verso la fine dello stesso? A me sembra un miscuglio, l’insegnamento del cattolicesimo del Manzoni in letteratura, mentre in contemporanea, si scopriranno la storia della filosofia, i maestri del grande sospetto, quali Nietzsche, Freud, Marx e altri. No caro ministro, ogni cosa a tempo debito e senza voler offendere nessuno: prima il muro, poi il tetto. Mauro Maiali, Rieti
Anche il ministro con laurea in Giurisprudenza teme che gli allievi sui quattordici anni, a scuola, non capiscano più il cattolicesimo del Manzoni, quindi la sua proposta è quella di spostare il Manzoni e il suo cattolicesimo al penultimo anno. Io mi chiederei come mai i ragazzi capivano il Manzoni al secondo anno sino a ora e adesso non più, a meno che non l’abbiano mai capito. Se poi spostandolo al penultimo anno non lo capiscono lo stesso, e lo confondono con Marx, Nietzsche e Freud, ne fanno un incomprensibile pasticcio. Se poi uno si illumina davanti a Freud come fosse un’antica strada per continuare a capire il mondo, sia al primo anno che all’ultimo, forse non mi sentirei tradita. Temo che oggi troppe cose ci distraggano; e il rapporto coi social sia talvolta illuminante, altre volte, pericoloso.
Che gioia il Papa da noi a Napoli. E poi che discorso contro le guerre
Fede, calore, solarità e il gioioso entusiasmo, prerogativa di noi napoletani, laveranno tutte le offese! Gentile e cara Signora Aspesi, credo fermamente che la venuta di Papa Leone XIV e il fervore della nostra fede abbiano segnato l’inizio di un cambiamento radicale per la mia adorata terra e per l’intera umanità che attraversa un periodo terribilmente oscuro della sua esistenza. Lo sbando è quasi totale, ma quell’entusiasmo – prerogativa di noi figli di Partenope – con cui lo abbiamo accolto era il prezioso seme di una rinascita. Propiziata dalle parole del Santo Padre – «Chi mi critica lo faccia con la verità» – e dai suoi continui messaggi di pace. Sono certo che – come accadde durante le eroiche e gloriose Quattro giornate che liberarono Napoli dall’oppressione nazifascista – la peculiarità del nostro carattere gioviale, con la sua miscela di sentimenti radiosi e di orgoglio tutto nostrano, ci renderà ancora una volta capaci di affrontare e superare difficoltà e miserie quotidiane. Ricordiamoci che nel nostro Dna vive un’invincibile forza di resistenza a ogni sventura, capace spesso di trasformarla in prosperità. Noi, che abbiamo saputo rendere poesia le lacrime degli emarginati e meno amaro il pane degli emigranti, condendolo con una solarità e una vitalità che sono state strategiche per la nostra sopravvivenza, siamo stati in prima linea, uniti da un unico, chiaro e determinato slogan: “Liberiamo il mondo dalle guerre!” Lettera firmata
Liberiamo il mondo dalle guerre? Lei davvero ci crede, ma io so che non c’è mai stato un mondo senza guerre. Anche lei lo sa ma vuole far finta di non saperlo. Venendo a Napoli, il Papa ha avuto un successo clamoroso, una grande capacità di attirare la gente, e mi permetto di dire, con il suo italiano perfetto, di farsi a noi più vicino, oserei dire rendersi più elegante.
Sul Venerdì del 22 maggio 2026