Questa è magnifica, ma confesso di averla scelta di ripiego: Your Drunken Eyes è un brano assai suggestivo del sommo artista iraniano Mohammad-Reza Shajarian (1940-2020) rielaborato (direi rimixato, se il termine non creasse aspettative da rave party) in toni meditativi e contemporanei dal più giovane Soroush Kamalian. La prima opzione era Rabbana, una supplica del Corano per chiedere perdono, protezione e guida. Esiste una famosa versione “cantata” – per quanto il termine sia improprio trattandosi della recitazione del Corano – del maestro Shajarian talmente intensa, potente e mistica da indurre al raccoglimento anche i miscredenti.
Un amico, durante un viaggio in Iran, mi raccontava che Rabbana di Shajarian era per i fedeli un momento cruciale nel mese del Ramadan, trasmesso da radio e tv la sera, all’ora dell’interruzione del digiuno. Potete ascoltarlo anche su Spotify o YouTube (a proposito, non perdetevi il Tiny Desk Concert registrato nel 2013), ma mi sembrava inappropriato…
Questa è magnifica, ma confesso di averla scelta di ripiego: Your Drunken Eyes è un brano assai suggestivo del sommo artista iraniano Mohammad-Reza Shajarian (1940-2020) rielaborato (direi rimixato, se il termine non creasse aspettative da rave party) in toni meditativi e contemporanei dal più giovane Soroush Kamalian. La prima opzione era Rabbana, una supplica del Corano per chiedere perdono, protezione e guida. Esiste una famosa versione “cantata” – per quanto il termine sia improprio trattandosi della recitazione del Corano – del maestro Shajarian talmente intensa, potente e mistica da indurre al raccoglimento anche i miscredenti.
Un amico, durante un viaggio in Iran, mi raccontava che Rabbana di Shajarian era per i fedeli un momento cruciale nel mese del Ramadan, trasmesso da radio e tv la sera, all’ora dell’interruzione del digiuno. Potete ascoltarlo anche su Spotify o YouTube (a proposito, non perdetevi il Tiny Desk Concert registrato nel 2013), ma mi sembrava inappropriato inserire Rabbana in una rubrica di musica “leggera”; una questione di rispetto.
La storia di Shajarian è ricca e travagliata e dolorosa, come quella di molti artisti iraniani; la maestria in vari stili e discipline musicali e poetiche (ha cantato anche Omar Khayyam), inconfutabile; ci limiteremo a raccontare di quando nel 2009 protestò contro l’elezione di Ahmadinejad e appoggiò il Movimento Verde: radio e tv di Stato cessarono di trasmettere la sua versione di Rabbana. Il presidente disse che i manifestanti erano «polvere e immondizia». Shajarian replicò: «Sono sempre stato e sempre sarò la voce di quella polvere e di quella immondizia» (il bel film autobiografico pubblicato prima della morte s’intitola The Voice of Dust and Ash; magnifico il tema interpretato da J. Ralph e Norah Jones).
Ascoltate Your Drunken Eyes (“I tuoi occhi ubriachi”) e capirete perché artisti come Shajarian – che pretende rispetto come Elvis, Johnny Cash, Jacques Brel, Robert Plant e Leonard Cohen – fanno tanta paura ai regimi: sono avvocati di libertà.