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Dal pesce palla all’opossum, i talent show degli animali

il pesce palla giapponese Torquigener. Jason Edwards / Alamy / ipa 

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Attori, cantanti, ballerini, disegnatori... il regno animale è ricco di “artisti” che si esibiscono in pubblico. E che nulla hanno da invidiare ai nostri
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Scovare un insetto stecco (Phasmatodea) tra foglie e rami è un’impresa anche per l’osservatore più allenato. Il suo mimetismo è impressionante e non si limita a forma e colore: l’insetto di solito è immobile, ma quando si sposta oscilla come un fuscello, rendendo l’inganno ancora più credibile agli occhi dei predatori. Che performance! In natura, del resto, molti animali “recitano” una parte e talvolta la farsa si trasforma in tragedia. «Alcuni fingono la morte (tanatosi), per cacciare o evitare di essere predati, e lo fanno in modo così drammatico da risultare più convincenti di un attore», racconta Giorgio Volpi, tecnico scientifico all’università di Torino e autore di Non siamo gli unici. L’arte segreta della natura (Aboca).

«Il simulatore per eccellenza è l’opossum, che per tentare di salvarsi dai predatori entra in uno stato di paralisi involontaria: il corpo si immobilizza, il battito rallenta fino alla bradicardia e una ghiandola rilascia un odore simile alla decomposizione dis…

Scovare un insetto stecco (Phasmatodea) tra foglie e rami è un’impresa anche per l’osservatore più allenato. Il suo mimetismo è impressionante e non si limita a forma e colore: l’insetto di solito è immobile, ma quando si sposta oscilla come un fuscello, rendendo l’inganno ancora più credibile agli occhi dei predatori. Che performance! In natura, del resto, molti animali “recitano” una parte e talvolta la farsa si trasforma in tragedia. «Alcuni fingono la morte (tanatosi), per cacciare o evitare di essere predati, e lo fanno in modo così drammatico da risultare più convincenti di un attore», racconta Giorgio Volpi, tecnico scientifico all’università di Torino e autore di Non siamo gli unici. L’arte segreta della natura (Aboca).

«Il simulatore per eccellenza è l’opossum, che per tentare di salvarsi dai predatori entra in uno stato di paralisi involontaria: il corpo si immobilizza, il battito rallenta fino alla bradicardia e una ghiandola rilascia un odore simile alla decomposizione disgustando chi vorrebbe mangiarselo. Le volpi, invece, si fingono morte sdraiandosi su un lato e con la lingua di fuori, pronte a catturare le prede che incautamente si avvicinano incuriosite».

Il regno animale è pieno di premi oscar mancati, ma pure di cantanti, ballerini, scenografi di talento. Volpi ce lo racconta con tono ironico, con una critica diretta all’antropocentrismo: «Quelle che per secoli abbiamo considerato prerogative umane nell’arte, nella scienza e nella tecnica non solo non sono esclusive, ma trovano corrispettivi altrettanto sofisticati, talvolta più armonici, nel mondo naturale». Basta ascoltare un usignolo (Luscinia): combina i suoni secondo le stesse regole matematiche – rapporti di frequenza – usate dai musicisti per comporre melodie che alle nostre orecchie suonano armoniche. Anche i cosiddetti abbellimenti, piccoli gruppi di note accessorie che arricchiscono l’esecuzione, si ritrovano nelle melodie degli uccelli canori (oltre 4.700 specie di passeriformi, ndr). In un certo senso, abbiamo gli stessi gusti musicali».

Maestri di imitazione

E abbiamo anche la stessa passione per lo “spettacolo”. L’uccello lira australiano (Menura novaehollandiae) è un gran performer, il suo virtuosismo nasce da un orecchio musicale degno di Mozart: distingue timbri e frequenze con una precisione straordinaria. Così il pennuto riesce a memorizzare e imitare il canto di oltre venti specie di uccelli, ed è pure un gran rumorista: riproduce allarmi, motoseghe, click di macchine fotografiche. E canzonette. «Negli anni Sessanta, un ranger del New England National Park si accorse che un esemplare del parco cantava motivetti simili a vecchie canzoni. Si scoprì che anni prima, ai confini del parco, viveva un contadino che teneva un uccello lira in gabbia e che suonava al flauto quelle stesse canzoni. L’uccello le aveva ascoltate e, una volta liberato, usate per corteggiare le femmine. A distanza di anni, i suoi discendenti continuavano a cantarle».

Il mandala del pesce palla

Ogni artista merita un palcoscenico, ma il pesce palla giapponese (Torquigener albomaculosus) se lo costruisce da sé. «Sui fondali sabbiosi, i maschi “disegnano” straordinarie strutture geometriche circolari tipo mandala che possono arrivare a due metri di diametro (il pesce è piccolo come un pomodoro!). Poi le decorano con conchiglie, frammenti di corallo e madreperla, non solo per stabilizzarle, ma anche per abbellirle a gusto delle femmine».

Poi ci sono i “lek”, arene di competizione sessuale, in cui si esibiscono uccelli come il gallo cedrone (Tetrao urogallus) e il gallo forcello (Lyrurus tetrix), e dove l’enfasi è tutta nel cerimoniale: richiami, schiocchi, movimenti del corpo e delle ali. E le galline stanno tutte là ad ammirare questi pennuti John Travolta in stile Febbre del sabato sera. Dopotutto, se non lo si fa in coppia (a proposito, la danza nuziale dello svasso maggiore, Podiceps cristatus, sopra e sotto l’acqua, con tanto di ciuffi di alghe per fare il nido come dono, fa impallidire qualsiasi nostro lento), ballare è pura esibizione e competizione.

Curiose in questo senso anche le sfide tra cervi: «Raramente si incornano. Prima sfilano altezzosi l’uno di fianco all’altro per valutare la reciproca prestanza, in una specie di danza rituale (tecnicamente si chiama “marcia parallela”) durante la quale, per sembrare più grandi, si adornano i palchi con felci, fronde, fango e foglie: come uno spettacolo da drag queen». E se proprio non c’è altro modo di stabilire il più forte, allora si passa al combattimento, che è molto scenografico, un incontro di wrestling nei boschi.

Genio tecnologico

Negli ultimi capitoli del libro, Volpi si dedica al “genio tecnologico” degli animali, qualità spesso innata perché frutto dell’evoluzione: la perfezione aerodinamica del corpo degli uccelli migratori che mette in ombra i più moderni Airbus; la complessità degli occhi dei crostacei stomatopodi, dotati di oltre dieci tipi diversi di fotorecettori (contro i tre dell’occhio umano); l’incredibile precisione dell’orologio biologico delle cicale Magicicada che le fa emergere tutte insieme dal sottosuolo – dove vivono come larve – esattamente ogni 13 o 17 anni. «Il punto, però, non è stilare classifiche o dimostrare la superiorità di una specie sull’altra, tanto meno della nostra. È piuttosto rimettere le capacità umane in prospettiva, facendo autocritica: se ciò che consideriamo il nostro principale punto di forza (scienza, tecnica, cultura) ha contribuito a compromettere l’armonia naturale, allora che senso ha continuare a parlare di supremazia?».

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