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Annalisa Cuzzocrea: il machismo che è in noi

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A CASA TUTTI BENE L’Italia non riesce a liberarsi da modelli sessisti che dominano anche l’università. Far finta di niente non è più possibile
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Sono stata a trovare Manuel Vilas, poeta e romanziere spagnolo, autore del bellissimo In tutto c’è stata bellezza. Sulla terrazza del suo appartamento di Madrid, abbiamo parlato del momento complicato che vive oggi la Spagna. Un’immagine di baluardo democratico in Europa, cui si contrappongono una serie di scandali per corruzione che stanno facendo implodere Pedro Sánchez e il suo governo. Ma quello che mi ha colpito, della nostra conversazione, è stato quel che Vilas mi ha detto sul femminismo in Spagna.

Una rivoluzione talmente radicata, talmente profonda, che nessun governo di destra, nemmeno i neofranchisti di Vox, sarebbe capace di far tornare indietro il Paese sulle conquiste femminili. «Qui metà del governo è composta da donne, ci devono essere almeno metà donne nei panel, il 40 per cento nei consigli di amministrazione, ovunque. Quando vengo in Italia, noto che da voi non è così. Non c’è la stessa riprovazione morale che scatta in Spagna, davanti a organismi dominati dalla com…

Sono stata a trovare Manuel Vilas, poeta e romanziere spagnolo, autore del bellissimo In tutto c’è stata bellezza. Sulla terrazza del suo appartamento di Madrid, abbiamo parlato del momento complicato che vive oggi la Spagna. Un’immagine di baluardo democratico in Europa, cui si contrappongono una serie di scandali per corruzione che stanno facendo implodere Pedro Sánchez e il suo governo. Ma quello che mi ha colpito, della nostra conversazione, è stato quel che Vilas mi ha detto sul femminismo in Spagna.

Una rivoluzione talmente radicata, talmente profonda, che nessun governo di destra, nemmeno i neofranchisti di Vox, sarebbe capace di far tornare indietro il Paese sulle conquiste femminili. «Qui metà del governo è composta da donne, ci devono essere almeno metà donne nei panel, il 40 per cento nei consigli di amministrazione, ovunque. Quando vengo in Italia, noto che da voi non è così. Non c’è la stessa riprovazione morale che scatta in Spagna, davanti a organismi dominati dalla componente maschile. E questo mi colpisce, perché l’Italia dalla dittatura si è liberata prima di noi».

Non ne fa una questione di quote, di obblighi di legge, Vilas. Spiega che in Spagna il femminismo è stato introiettato, è parte della percezione che il Paese ha di sé. Le sue parole mi hanno fatto pensare a un libro scritto dalla scienziata Ilaria Capua. Si intitola Non mollate. Manuale di resistenza per l’affermazione del talento femminile, è uscito pochi giorni fa per Rizzoli.

Mi ha molto colpita la sincerità dell’approccio di Capua, che racconta di quando un barone universitario le disse – quasi per rimetterla a posto dopo un evento durante il quale lei era l’ospite d’onore – «a me le donne devono portare la crostata».

Ci sono racconti, confidenze che Capua ha raccolto da allieve ricercatrici o da colleghe che si sono sentite dire: «Ma chi ti credi di essere, Rita Levi-Montalcini?», oppure: «Qui i concorsi si vincono in due modi, puoi portare voti al mio partito oppure mostrarti carina con me, chiamiamole gentilezze femminili».Ci sono storie di vere molestie portate avanti quasi sempre da una posizione di potere.

Potremmo chiamarlo il #MeToo dell’accademia, che alcune studentesse negli anni scorsi hanno cercato di denunciare e per il quale sono stati aperti sportelli di ascolto in varie università. Capua non ha paura di mostrarlo per quello che è, un residuo antico e immondo di machismo e patriarcato. E di dare consigli a chi vuole sfuggire a questo sistema, senza rinunciare ai propri obiettivi.

Nel 2026, diamo per scontato che questi atteggiamenti siano irricevibili, che siano “il passato”. Negli Stati Uniti normano i comportamenti nelle aziende o nelle università a un punto tale che non si può neanche andare a bere una birra insieme. In Italia c’è il rischio di fare l’opposto: finta di niente. Ecco, non possiamo permettercelo.

Sul Venerdì del 12 giugno 2026

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