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Massimo Giannini: è tempo che l’Ia sia disarmata

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PER POSTA Come ha ricordato papa Leone XIV servono regole per evitare derive antidemocratiche o droni guidati solo da algoritmi
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Caro Giannini, da persona convintamente agnostica, ho trovato la prima enciclica di Papa Leone Magnifica Humanitas il primo serio tentativo di richiamare l’umanità a una etica responsabile in ambiti fondamentali quali l’Intelligenza artificiale e l’utilizzo della tecnica nei processi relazionali e professionali. Il Pontefice, così, prova a riempire ancora il vuoto di regolamentazione che invece, nell’uso dei nuovi potentissimi software realizzati, dovrebbe essere colmato dalla Politica e, in primis, da Istituzioni come l’Unione europea. Inoltre, osservare un papa interessato agli sviluppi delle nuove frontiere delle tecnologie è di per sé una evoluzione significativa della stessa Chiesa romana.

Ivan Passalacqua

Caro Ivan, per me la Magnifica Humanitas è l’enciclica più importante e coraggiosa di questi ultimi decenni. Intanto, come lei dice, supplisce alla totale latitanza della Politica, che ha ceduto il campo alla Tecnica ed è ormai subalterna al superpotere dei titani digitali, da …

Caro Giannini, da persona convintamente agnostica, ho trovato la prima enciclica di Papa Leone Magnifica Humanitas il primo serio tentativo di richiamare l’umanità a una etica responsabile in ambiti fondamentali quali l’Intelligenza artificiale e l’utilizzo della tecnica nei processi relazionali e professionali. Il Pontefice, così, prova a riempire ancora il vuoto di regolamentazione che invece, nell’uso dei nuovi potentissimi software realizzati, dovrebbe essere colmato dalla Politica e, in primis, da Istituzioni come l’Unione europea. Inoltre, osservare un papa interessato agli sviluppi delle nuove frontiere delle tecnologie è di per sé una evoluzione significativa della stessa Chiesa romana.

Ivan Passalacqua

Caro Ivan, per me la Magnifica Humanitas è l’enciclica più importante e coraggiosa di questi ultimi decenni. Intanto, come lei dice, supplisce alla totale latitanza della Politica, che ha ceduto il campo alla Tecnica ed è ormai subalterna al superpotere dei titani digitali, da Musk a Altman, da Zuckerberg a Thiel, da Bezos a Huang. Leone XIV, come Leone XIII con la Rerum Novarum, coglie le criticità della svolta d’epoca: nell’800 era la Rivoluzione industriale, oggi è l’Intelligenza artificiale. Nei progressi tecnologici, senza cedere né all’illusione messianica né alla visione apocalittica, conta la difesa dell’umano. Servono regole per evitare la distruzione del lavoro, l’impatto ecologico, la nascita di tecnocrazie autoreferenziali, le derive antidemocratiche, droni e missili guidati solo dagli algoritmi. L’Intelligenza artificiale «va disarmata», è l’appello di Papa Prevost: chi lo ascolterà?

Chi è pacifista e chi è contro la guerra

Caro Massimo, la conclusione cui sono giunta è che nulla mi darà più fiducia e speranza in un futuro migliore per i nostri nipoti.Le guerre che si combattono oggi sono rapine. Combattute senza nemmeno la “pietas” che ogni nemico provava per un avversario più debole e sconfitto. È tornata la barbarie celata sotto divise incrostate di medaglie conquistate spingendo un bottone, davanti a uno schermo nel più assoluto silenzio. Teresa Braccio

Cara Teresa, diceva bene Gino Strada: io non sono pacifista, sono contro la guerra. È tutta un’altra cosa...

L’anno sotto zero del capitalismo italiano

Caro Giannini, ho ripreso tra le mani il suo saggio del 2014 L’anno zero del capitalismo italiano. Purtroppo, a distanza di 12 anni ora siamo all’anno “sotto zero”, con la grande industria manifatturiera quasi scomparsa o finita in mani straniere. A questo nostro atipico sistema industriale costituito per il 93 per cento dalla piccola impresa, soprattutto familiare, con un numero di dipendenti inferiore o pari a 10, questo governo ha dato il colpo di grazia con la famigerata flat tax o regime forfettario che ne ostacola le fusioni, gli investimenti e di conseguenza la crescita.

Nicola Narciso, Giovinazzo (Bari)

Caro Nicola, lei ha ragione: il capitalismo italiano è all’anno “sotto zero”. A parte le poche eccellenze assolute rimaste nei territori - dai Ferrero ai Lunelli-Ferrari – ci restano solo le banche e le multiutility dell’energia. E l’ultima assemblea di Confindustria, con il caldo abbraccio tra Orsini e Meloni, dimostra che a quel che resta del “Quarto Partito” dei produttori, come lo chiamava De Gasperi, va tutto bene così.

Per la “Sciamana” il Quirinale può attendere

Caro Giannini, la nostra presidente del Consiglio non riesce a distaccarsi dai concetti anti-istituzionali, insiti nella sua predisposizione politica. Come non riuscirà mai a dichiararsi antifascista, allo stesso modo non riuscirà mai ad essere il primo ministro dell’Italia tutta e non solo del suo elettorato, come è successo nei commenti post elezioni amministrative, quando ha affermato sarcasticamente che «ancora una volta il disastro del centrodestra è rimandato a domani». Non so come farebbe a essere addirittura il presidente della Repubblica: non potrà mai essere Mattarella.

Russo Emilio

Caro Emilio, ho detto e scritto più volte che il più grave limite di Meloni è che governa l’Italia come se fosse ancora una militante del Msi. Le vicende delle ultime due settimane sono inquietanti: la premier e i suoi celebrano solennemente l’anniversario della morte di Almirante, e poi disertano la seduta della Camera in cui si scopre una targa sullo scranno dove fu seduto Giacomo Matteotti. Bastano questi episodi a comprendere che “la Sciamana” sarebbe un pessimo presidente della Repubblica. Lei ci punta: sta ai cittadini-elettori farle capire che il Quirinale, come il paradiso, può attendere.

L’eredità di Zavoli che la Rai ha dimenticato

Gentile Giannini, sono un pensionato e stavo guardando un capolavoro di giornalismo che fu La notte della Repubblica di Sergio Zavoli. Un programma che andrebbe riproposto, per fare vedere ai giovani cos’è il vero giornalismo: per me una pietra miliare della televisione pubblica…

Nicola Cozzolino

Gentile Nicola, Zavoli è nel pantheon della libera informazione italiana. E La notte della Repubblica è il format-modello di una televisione rigorosa e testardamente “partigiana”, nel senso che sta dalla parte della realtà, della verità e dell’intelligenza dei fatti. Lo diceva lui stesso: «La tv può cambiare il mondo, facciamo che non si limiti solo a rappresentarlo…». Questa è la sua lezione: il giornalismo come missione civile. Un’eredità che in Rai, a parte Report, nessuno ha mai più voluto, saputo o potuto raccogliere.

Il problema non è Vannacci ma chi lo vota

Caro Giannini, parlo di Vannacci e la Russia: chissà quanti contatti e proposte avrà ricevuto, da addetto militare presso l’ambasciata a Mosca. Chissà chi lo ha sponsorizzato per questo incarico. Chissà chi lo ha finanziato nella sua scalata politica.

Fabrizio Pascotto

Caro Fabrizio, ricorda quello che si diceva ai tempi del Cavaliere? Il problema non è il Vannacci in sé, ma il Vannacci in me. A preoccuparci, cioè, non è tanto chi finanzia Futuro Nazionale o quello che dice il suo generale, ma il fatto che ci sia un rilevante numero di italiani che votano per lui e per il suo partito. Vigevano, dove alle elezioni amministrative ha appena portato a casa più del 10 per cento dei consensi, è un serio campanello d’allarme.

Sul Venerdì del 12 giugno 2026

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