Gelati, spazzatura e turisti da “spennare”: la bella vita degli animali di città
di Alex SaragosaCinghiali che rovistano nella spazzatura, gabbiani che rubano al volo gelati ai passanti, pappagallini che si mescolano ai piccioni nelle piazze sono ormai una vista comune nelle città europee, ma abbiamo anche babbuini che scassinano dispense a Città del Capo, cacatua che forzano i cassonetti a Sydney, leopardi che vanno a caccia di cani a Mumbai. Il fenomeno dell’inurbamento delle specie selvatiche sta diventando imponente, e attrae sempre più l’attenzione di studiosi. Come Piotr Tryjanowski, zoologo della Poznań University of Life Sciences (Polonia) che su Plos Biology ha analizzato decine di ricerche sul tema per capire se quanto sta accadendo nel mondo abbia tratti comuni. «La risposta è sì: ovunque gli animali che vivono in ambienti urbani esibiscono comportamenti simili, un processo noto come “omogeneizzazione comportamentale”. Allo stesso tempo la loro diversità genetica cala e dimenticano comportamenti che potrebbero essergli utili in natura», spiega lo zoologo.
Le città attr…
Cinghiali che rovistano nella spazzatura, gabbiani che rubano al volo gelati ai passanti, pappagallini che si mescolano ai piccioni nelle piazze sono ormai una vista comune nelle città europee, ma abbiamo anche babbuini che scassinano dispense a Città del Capo, cacatua che forzano i cassonetti a Sydney, leopardi che vanno a caccia di cani a Mumbai. Il fenomeno dell’inurbamento delle specie selvatiche sta diventando imponente, e attrae sempre più l’attenzione di studiosi. Come Piotr Tryjanowski, zoologo della Poznań University of Life Sciences (Polonia) che su Plos Biology ha analizzato decine di ricerche sul tema per capire se quanto sta accadendo nel mondo abbia tratti comuni. «La risposta è sì: ovunque gli animali che vivono in ambienti urbani esibiscono comportamenti simili, un processo noto come “omogeneizzazione comportamentale”. Allo stesso tempo la loro diversità genetica cala e dimenticano comportamenti che potrebbero essergli utili in natura», spiega lo zoologo.
Le città attraggono i selvatici con la loro grande abbondanza di cibo facile da procurarsi (spazzatura in primis), la scarsità di predatori, le ridotte variazioni di temperatura e l’illuminazione notturna. «Però vivere in città richiede vari adattamenti. Il primo dei quali è la riduzione della paura verso gli umani. Le popolazioni urbane di animali selvatici sono fatte da individui insolitamente audaci, che hanno imparato, e insegnano alla prole, che gli umani non sono poi tutto questo pericolo, e che anzi possono fornire cibo. L’ambiente urbano aguzza poi l’ingegno degli animali, sia per individuare i luoghi dove nascondersi o alimentarsi, che per evitare il traffico o aggirare le protezioni che gli umani mettono alle fonti alimentari».
Di padre in figlio
Una ricerca apparsa su Science ha mostrato per esempio come i cacatua ciuffo giallo, Cacatua galerita, abbiano imparato ad aprire i cassonetti e azionare le fontanelle dell’acqua, insegnandosi a vicenda le “tecniche di scasso”. Unendo le due doti crescenti di coraggio e astuzia, invece, i macachi della città di Lopburi, in Thailandia, formano gang specializzate nel ricatto ai turisti: gli rubano oggetti di valore, come telefonini o occhiali, restituendoli in cambio di cibo. Queste popolazioni “furbe e audaci” nello sfruttare la nicchia umana, faranno quindi più discendenti delle altre, creando generazioni ancora più adatte a sfruttarla.
«Ci sono però anche lati negativi dell’inurbarsi. Per esempio gli uccelli canori in città alzano il volume del canto e usano toni più acuti, per farsi sentire sopra il traffico, ma, nonostante questo adattamento, spesso i loro tassi di riproduzione sono più bassi del normale per le difficoltà che i partner hanno a trovarsi. Più in generale la diversità genetica degli animali in città tende ad abbassarsi, forse perché alcune abilità utili in natura, per esempio vedere bene al buio, non sono più così vantaggiose. Infine il cibo spazzatura, letteralmente, che gli animali trovano in città è pieno di grassi e zuccheri, quindi inadatto per loro e fonte di problemi di salute», conclude Tryjanowski.
In effetti i macachi di Gibilterra, le uniche scimmie selvatiche in Europa, consumano spesso bibite, dolci, patatine e gelati, pur mancando dei geni per digerire il lattosio da adulti, procurandosi così dei gran mal di pancia. Ma pare abbiano trovato da soli la cura: mangiano terra, un rimedio ancestrale per i disturbi intestinali. Visto che la geofagia si nota specialmente fra i macachi delle aree turistiche e in alta stagione, sembra proprio che combattano così gli effetti del cibo-spazzatura.
A Firenze 72 specie diverse
«Alla lunga l’inurbamento degli animali selvatici rischia di diventare un grosso problema, soprattutto per loro», spiega Emiliano Mori, zoologo del Cnr, che ha pubblicato sulla rivista della British Ecological Society una ricerca fatta con fototrappole sui selvatici presenti a Firenze, scoprendo ben 72 specie diverse che scorrazzano per la città, fra quelle ormai “normali”, come volpi, nutrie e cinghiali, ad altre mai segnalate prima, come istrici, tassi e lupi. «Che gli animali “osservino” noi e le nostre città lo abbiamo visto ai tempi dei lockdown per il Covid, quando, con gli umani chiusi in casa, hanno cominciato a mostrarsi per le strade senza nascondersi, ma probabilmente da sempre la fauna selvatica si intrufola nelle città per compiere brevi incursioni alimentari. Oggi però il fenomeno sta esplodendo, sia perché certe popolazioni di selvatici sono aumentate, pensiamo a cinghiali, lupi e caprioli, sia perché gli umani sono diventati meno aggressivi, sia perché le città hanno invaso i loro territori e itinerari. Ma c’è anche una ragione più drammatica: molte specie stanno affrontando un calo delle risorse alimentari naturali. Per esempio i gabbiani si stanno spostando in città anche perché in mare, fra eccesso di pesca e cambiamento climatico, ci sono sempre meno prede. E alcune “invasioni” ce le siamo fabbricate noi, liberando specie esotiche, come nutrie o parrocchetti, che ora fanno danni a fauna locale e infrastrutture», dice lo zoologo.
E come finirà questa “invasione”? «Rischia di finire molto male per gli animali inurbati, perché se aumenteranno, diventando sempre più audaci e invadenti, finiranno per provocarci danni crescenti, anche sotto forma di aggressioni o incidenti stradali, spingendoci a reagire con violenza. Molto meglio sarebbe prevenire eliminando la ragione principale per cui i selvatici vengono in città: il “cibo facile”. Riduciamo al minimo le loro fonti, dalla spazzatura per strada, ai panini abbandonati nei prati, fino alle offerte per le “specie simpatiche”, come scoiattoli o pappagallini, e avremo risolto buona parte del problema».
Sul Venerdì del 5 giugno 2026