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Viaggiate con i bambini

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Finché potete perché avranno 18 anni in un attimo e vorranno partire con l’Interrail. E voi? Ricorderete
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Avrei dovuto capirlo in quinta liceo ‒ quando il prof di Filosofia spiegava Bergson ‒ che il tempo non è misurabile. Avrei dovuto farmene una ragione prima, prendere gli accorgimenti dovuti, prepararmi a quel che ti succede dentro quando il diciassettenne sta per diventare diciottenne. E, all’improvviso, ti guardi indietro e ti chiedi dove sia finito il bambino di due anni che si riempiva sempre di placche alla gola e ti costringeva a lunghe maratone di Mary Poppins in tutte le lingue del mondo quando avreste dovuto essere in vacanza. Visitare una città. Andare al mare.Ho ripensato a Bergson, mentre mi preparavo a questo compleanno, perché io, quel bambino, credo di averlo visto fino a due giorni fa. Ne sono proprio sicura. Al massimo, sarà passata una settimana.

Era lì che mi chiedeva “ancora, ancora” di fronte alla sua scena preferita da rimettere sul dvd portatile – ve li ricordate i dvd portatili? – finché non fosse arrivato il momento di dormire. Oppure davanti alla lavatrice nel…

Avrei dovuto capirlo in quinta liceo ‒ quando il prof di Filosofia spiegava Bergson ‒ che il tempo non è misurabile. Avrei dovuto farmene una ragione prima, prendere gli accorgimenti dovuti, prepararmi a quel che ti succede dentro quando il diciassettenne sta per diventare diciottenne. E, all’improvviso, ti guardi indietro e ti chiedi dove sia finito il bambino di due anni che si riempiva sempre di placche alla gola e ti costringeva a lunghe maratone di Mary Poppins in tutte le lingue del mondo quando avreste dovuto essere in vacanza. Visitare una città. Andare al mare.Ho ripensato a Bergson, mentre mi preparavo a questo compleanno, perché io, quel bambino, credo di averlo visto fino a due giorni fa. Ne sono proprio sicura. Al massimo, sarà passata una settimana.

Era lì che mi chiedeva “ancora, ancora” di fronte alla sua scena preferita da rimettere sul dvd portatile – ve li ricordate i dvd portatili? – finché non fosse arrivato il momento di dormire. Oppure davanti alla lavatrice nel momento della centrifuga, luogo di elezione ovunque fossimo. E ancora nel cortile della scuola, il primo giorno delle elementari, con lo sguardo curioso e un po’ impaurito davanti a un luogo che scopriva completamente da solo. O almeno questo mi era parso, quel giorno. Che fosse quello il momento in cui lo lasciavo ‒ solo ‒ nel mondo.

Sembrano passati pochi giorni, da quando a otto anni mi spiegava, lui sì previdente: «Lo sai mamma che il presente non esiste? Perché mentre lo dici è già passato. Esiste solo il futuro». Stavamo attraversando la strada con la sorellina al seguito. Era Halloween, al negozio di giocattoli del quartiere (non c’è più) facevano un piccolo laboratorio con le zucche. Ho pensato: questa frase la ricorderò per sempre. E almeno su questo credo di non essermi sbagliata. I bambini pensano al futuro. È la loro dimensione, il mondo immaginato. Eppure, ho sempre tenuto a riempire la loro vita di possibili ricordi.

Li ho portati in viaggio fin da piccoli, convinta che qualcosa – dei momenti felici – rimanga sempre. Un’impressione, un odore, il modo di abitare un posto nuovo, il suono di una lingua diversa. Non ho mai capito chi rimanda i viaggi in famiglia fino a quando i figli non siano abbastanza grandi da ricordarli. Nel mio tempo interiore il passato è vicinissimo, i viaggi insieme sono come affastellati uno sull’altro – fatti tutti in un’ipotetica settimana scorsa – e il futuro è pieno di figli che giustamente sognano l’Interrail. In sacco a pelo. Senza di me. Qualche giorno fa un amico mi ha chiesto un itinerario londinese per i suoi bambini. Nel progettarlo, ho rivisto in un lampo Hamleys, lo zoo di Regent’s Park, il battello fino a Greenwich, la nave di Capitan Uncino al Diana Memorial, gli scacchi giganti di Holland Park, i simulatori di volo dello Science Museum. Ci ho messo un secondo, a ricordare tutto. Del resto, non era solo ieri?

Sul Venerdì del 12 giugno 2026

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