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Viaggio nei frammenti del trauma

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Disturbante, sgraziato, folgorante. È il lavoro coraggioso di tre donne: Lidia Yuknavitch, l’autrice del memoir sperimentale La cronologia dell’acqua; Kristen Stewart,la regista che anni fa ne comprai diritti sognando di fare il film che ha fatto; Imogen Poots,l’attrice che per due ore ci sfida e ci indispone, ma noi continuiamo a sperare per lei: si chiama Lidia ed è la protagonista. La vita è quella di una bambina abusata dal padre, padrone incestuoso. Stringersi alla sorella, patire la depressione materna. Rifugiarsi nel nuoto agonistico, che è ricerca di disciplina in un altro elemento. Contenimento liquido. Attraversare l’adolescenza, raggiungere la maturità. Sessualità come anestetico,le relazioni patologiche come ripetizione. Esplorare l’incantesimo sadomasochista, cercare la propria voce attraverso la scrittura. Raccontare la storia, trascriverla, riscriverla. Anche quando le matite si spezzano. «

Il linguaggio è una metafora dell’esperienza. È arbitrario quanto la massa di im…

Disturbante, sgraziato, folgorante. È il lavoro coraggioso di tre donne: Lidia Yuknavitch, l’autrice del memoir sperimentale La cronologia dell’acqua; Kristen Stewart,la regista che anni fa ne comprai diritti sognando di fare il film che ha fatto; Imogen Poots,l’attrice che per due ore ci sfida e ci indispone, ma noi continuiamo a sperare per lei: si chiama Lidia ed è la protagonista. La vita è quella di una bambina abusata dal padre, padrone incestuoso. Stringersi alla sorella, patire la depressione materna. Rifugiarsi nel nuoto agonistico, che è ricerca di disciplina in un altro elemento. Contenimento liquido. Attraversare l’adolescenza, raggiungere la maturità. Sessualità come anestetico,le relazioni patologiche come ripetizione. Esplorare l’incantesimo sadomasochista, cercare la propria voce attraverso la scrittura. Raccontare la storia, trascriverla, riscriverla. Anche quando le matite si spezzano. «

Il linguaggio è una metafora dell’esperienza. È arbitrario quanto la massa di immagini caotiche che definiamo memoria; ma possiamo comporre frasi per narrativizzare la paura».La cronologia dell’acqua è un viaggio nei frammenti del trauma, nei modi in cui il corpo custodisce la memoria e accusa il colpo dell’abuso. «Ricordo attraverso lampi sulla retina. La vita non segue alcun ordine. Gli avvenimenti non rispondono al rapporto di causa ed effetto». Stewart la prende alla lettera e ne fa la lingua febbrile del suo film, il suo andamento onirico. Solo frammenti, ripetizioni, disordine. Frantumazione del tempo. Molto sangue e, grazie a Dio, molta acqua. Di piscina, di fiume, di mare. Paura e rabbia. Farsi male, continuamente. Dissociarsi dal corpo: capelli, braccia, bocca, mani. Sta a noi ricomporre, arrivare alla figura intera. Anche per sopravvivere a questo film postraumatico, ipermnestico, neuropunk.

Sul Venerdì del 12 giugno 2026

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