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Il pickleball prenderà il padel “a pallinate”

Una partita degli US Open Pickleball Championships dello scorso aprile. Bruce Yeung/Getty Images 

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In Usa lo praticano in milioni, in Italia sta prendendo il volo. Lo dicono i numeri e anche Stephanie Scimone, campionessa italiana Master: «È meno traumatico e più inclusivo, uomini e donne se la giocano quasi alla pari»
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Travolti dall’effetto Sinner. Si gioisce per i suoi tanti successi, si soffre per le rare cadute, come a Parigi, cercando rettangoli separati da una rete per divertirsi tra dritti e rovesci. Il tennis, ovvio. Il padel, certo. Ma anche il pickleball, che si gioca negli spazi del badminton (6,10x13,41 metri) con una pallina di plastica leggera e forata che non si può colpire al volo nella “no volley zone”, l’area a ridosso del campo avversario. Uno sport nato nel 1965 negli Stati Uniti, dove è praticato da milioni di appassionati, tra cui l’ex tennista vincitore di otto tornei dello Slam André Agassi, che ha debuttato tra i professionisti l’anno scorso, partecipando agli Us Open Championships in doppio misto con Anna Leigh Waters, fuoriclasse di soli 19 anni.

I numeri sono in rapida crescita anche in Italia, dove fino a domenica a Cassano Magnago (Varese) si svolge la prima edizione dei Campionati nazionali individuali.

Con la pala in mano

Da noi i tesserati sono 12 mila e le associazio…

Travolti dall’effetto Sinner. Si gioisce per i suoi tanti successi, si soffre per le rare cadute, come a Parigi, cercando rettangoli separati da una rete per divertirsi tra dritti e rovesci. Il tennis, ovvio. Il padel, certo. Ma anche il pickleball, che si gioca negli spazi del badminton (6,10x13,41 metri) con una pallina di plastica leggera e forata che non si può colpire al volo nella “no volley zone”, l’area a ridosso del campo avversario. Uno sport nato nel 1965 negli Stati Uniti, dove è praticato da milioni di appassionati, tra cui l’ex tennista vincitore di otto tornei dello Slam André Agassi, che ha debuttato tra i professionisti l’anno scorso, partecipando agli Us Open Championships in doppio misto con Anna Leigh Waters, fuoriclasse di soli 19 anni.

I numeri sono in rapida crescita anche in Italia, dove fino a domenica a Cassano Magnago (Varese) si svolge la prima edizione dei Campionati nazionali individuali.

Con la pala in mano

Da noi i tesserati sono 12 mila e le associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alla Fitp (Federazione italiana tennis e padel) dedicate al pickleball sono passate dalle 282 del 2025 alle 429 del 2026: un incremento del 52 per cento. Un successo che la genovese Stephanie Scimone, 36 anni, vincitrice degli ultimi tre Master nazionali nel singolo, collega a due parole chiave: inclusione e divertimento.

«In un campo da tennis», spiega, «ne entrano quattro di pickleball, con 16 persone che possono giocare nello stesso momento: nella mia Liguria, stretta tra mare e monti, lo spazio è poco e i campi scarseggiano, per cui i tornei di tennis rischiano di durare tanto e di coinvolgere sempre meno persone, mentre quelli di pickleball si concentrano in una giornata e, con la formula a gironi e non a eliminazione diretta, permettono a tutti di partecipare a più partite e di divertirsi».

Singolare, doppio e doppio misto: «Nel tennis e padel servizio e risposta spesso fanno la differenza, determinano molti punti e, per motivi puramente fisici, avvantaggiano l’uomo rispetto alla donna, che rischia di essere isolata nelle partite di misto. Nel pickleball, invece, con la pallina così leggera non si cercano gli ace, il primo colpo serve per far partire lo scambio e quindi i valori si avvicinano. Certo, se affronto in un allenamento di singolare un giocatore forte, alla fine la maggior potenza maschile sbilancia la sfida. Ma, insomma, non vengo presa a pallate, anche lui se la deve sudare».

Le caratteristiche “democratiche” del pickleball ne allargano la platea: «A livello agonistico», continua Scimone, «le partite sono davvero toste. Devi sempre spingere ed essere veloce ad arrivare a rete e a chiudere lo spazio all’avversario che altrimenti, se rimani anche pochi centimetri indietro, ti passa. Però si impara a giocare facilmente, i principianti sono subito a loro agio sul campo. È utile per i bambini, anche perché è propedeutico al tennis, gli assomiglia molto di più rispetto al padel, dove si tende a dare spesso un effetto che abbassa la palla. E non fa male alle persone più mature, perché non ci sono le sollecitazioni ai menischi causate dalla continua necessità di girarsi verso il vetro ed è più difficile infortunarsi alla spalla con una racchetta, che noi chiamiamo pala, più piccola e meno pesante. Lo so per esperienza personale, perché a 16 anni, quando giocavo a tennis, ho avuto problemi al gomito, mi sono dovuta operare due volte e mi faceva male anche tenere in mano l’asciugacapelli. Ma proprio perché nel pickleball non ci sono troppi movimenti sopra la spalla, ho potuto raggiungere questi livelli e avere l’onore di rappresentare il mio Paese».

Alle Atp Finals

Stephanie c’era, da capitana, ai Mondiali giocati a Miami tra ottobre e novembre 2025, dove la Nazionale Open è arrivata fino ai sedicesimi di finale. E c’era poche settimane prima, a settembre, quando gli azzurri hanno ottenuto il bronzo dietro a Spagna e Inghilterra negli Europei del Foro Italico, a Roma. Un luogo da sempre consacrato al tennis, con cui il legame è sempre più stretto: il pickleball, che dal 2025 è inserito nello statuto federale della Fitp, ha messo in calendario i Master nazionali insieme ai due eventi più importanti per le racchette del nostro Paese. E così “Road to Roma 2026” si è giocato al Foro durante gli Internazionali d’Italia e “Road to Torino 2026” si giocherà durante le Atp Finals, nel Fan Village dell’Inalpi Arena.

Anche grazie alle sinergie, i numeri sono decollati. Sono aumentati i campi affiliati (da 358 a 438), ci sono più scuole federali (da 51 a 81) e, con il progetto “Racchette in Classe”, gli studenti tesserati coinvolti sono saliti a 33 mila. Merito dell’adattabilità e dei costi bassi di questo sport, che si può praticare facilmente nelle palestre scolastiche.

«Ci manca l’ultimo passo», dice Scimone. «E quel passo possiamo compierlo grazie a un “effetto Sinner”, con un giocatore o una giocatrice che sappia vincere i tornei più importanti e scalare le classifiche mondiali. Oppure con l’ingresso nel programma a cinque cerchi. Spero che avvenga presto, perché in campo alle Olimpiadi voglio esserci anch’io».

Sul Venerdì del 12 giugno 2026

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