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Gary Oldman: una spia come me, libera di avere i calzini bucati

Gary Oldman, 68 anni, ha esordito a teatro nel 1979. Per il suo ruolo nel film L’ora più buia diretto da Joe Wright ha vinto un Oscar nel 2018. 

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In autunno tornerà a essere Jackson Lamb nella sesta stagione di Slow Horses. «Ormai è parte di me», dice l’attore inglese. Intervista
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«Il motivo del successo dello show? Semplice: persone comuni che compiono azioni eroiche». Avrà ragione Gary Oldman se Slow Horses, tratta dai romanzi dello scrittore britannico Mick Herron, è diventata la serie televisiva più longeva su Apple Tv+: cinque stagioni da sei episodi tutte disponibili sulla piattaforma. La sesta è già stata girata e la sua uscita è programmata per l’autunno. Una settima è già prevista. «Penso che il pubblico si senta più coinvolto rispetto a quando guarda film come The Bourne Identity o quelli di James Bond, con i casinò e gli smoking. Qui si tratta di persone che hanno problemi coniugali, soffrono di alcolismo, sono divorziati e vedono i propri figli solo nei fine settimana… problematiche con cui tutti possiamo identificarci».

Incontriamo Oldman nel suo studio, capelli e barba lunga, esattamente come il suo personaggio Jackson Lamb. Nato nel 1958 da una famiglia della classe operaia nel sud di Londra, arriva al grande successo con i ruoli in JFK, Il quint…

«Il motivo del successo dello show? Semplice: persone comuni che compiono azioni eroiche». Avrà ragione Gary Oldman se Slow Horses, tratta dai romanzi dello scrittore britannico Mick Herron, è diventata la serie televisiva più longeva su Apple Tv+: cinque stagioni da sei episodi tutte disponibili sulla piattaforma. La sesta è già stata girata e la sua uscita è programmata per l’autunno. Una settima è già prevista. «Penso che il pubblico si senta più coinvolto rispetto a quando guarda film come The Bourne Identity o quelli di James Bond, con i casinò e gli smoking. Qui si tratta di persone che hanno problemi coniugali, soffrono di alcolismo, sono divorziati e vedono i propri figli solo nei fine settimana… problematiche con cui tutti possiamo identificarci».

Incontriamo Oldman nel suo studio, capelli e barba lunga, esattamente come il suo personaggio Jackson Lamb. Nato nel 1958 da una famiglia della classe operaia nel sud di Londra, arriva al grande successo con i ruoli in JFK, Il quinto elemento, Una vita al massimo e poi molti Harry Potter, La talpa, Mank, Oppenheimer e poi l’Oscar per il ruolo di Winston Churchill in L’ora più buia. In Slow Horses il suo Lamb, agente segreto dell’MI5, a causa di una imperdonabile colpa, è al comando della Slough House, un piccolo e squallido purgatorio di un gruppo di reietti come lui.

Cosa le piace di questo ruolo?

«Tutto. È la classica ciliegina sulla mia torta professionale. Nella terza stagione ero a torso nudo, e un critico ha scritto che sembravo una testa d’aglio che gironzolava. Avrei potuto offendermi ma invece ho riso ed ero contento perché era proprio quello l’effetto che volevo ottenere. Per la serie ho fatto gran parte del lavoro sul mio personaggio incontrando varie persone dell’MI5. Sono esattamente lui, anzi, Jack è me, calzini bucati compresi. Ho già iniziato le prove costume per la settima stagione... praticamente lo stesso che indosso fin dall’inizio. È bello indossare l’abito, le scarpe e il cappotto e vedere la sua silhouette, una volta infilatomi gli occhiali mi ritrovo immediatamente a essere lui. Dopo cinque anni, è diventato parte di me».

C’erano personaggi cinematografici o letterari a cui si è ispirato?

«No, non in questo caso. Ho tratto gran parte della mia ispirazione dai romanzi. Ho voluto colmare alcune lacune usando la mia immaginazione. Ma è diverso a ogni ruolo. Per esempio, per Churchill ho letto molto e ho guardato tantissimi filmati sulla Seconda guerra mondiale, oltre che esplorato diversi musei. Per altri personaggi invece è la musica il mio punto di accesso, ascolto molte canzoni. Ma per Lamb tutto era già pronto».

Dopo tanti personaggi eleganti e controllati è stato liberatorio immergersi in Lamb, a cui non importa nulla di ciò che pensano gli altri?

«Sì, c’è una grande libertà nel fregarsene altamente di tutto e di tutti. È incredibilmente liberatorio. Non puoi giudicarlo perché... a lui non importa nulla, come se avesse un guscio impenetrabile. La parte migliore è che non devo passare cinque ore in sala trucco. Nel corso degli anni, ho indossato tantissimi trucchi, protesi, parrucche e costumi, ma con Lamb in mezz’ora sono pronto!».

Cosa gli invidia?

«Mi piacerebbe avere una pelle più spessa, gli insulti rimbalzano su Jackson Lamb come i proiettili rimbalzano su Superman. Quando ero più giovane, mi sarebbe piaciuto essere così spavaldo e coraggioso».

Qual è stato il momento decisivo nella sua carriera?

«Ho iniziato a farmi un nome a teatro, ed ero abbastanza soddisfatto dei risultati. Non avevo ambizione di lavorare nel cinema o in tv. Ma poi mi hanno proposto il ruolo in Sid &Nancy e quando ho finito sono tornato a teatro, pensando che la mia carriera cinematografica fosse finita lì. In quel film interpretavo Sid Vicious dei Sex Pistols, punk tossico. Poi in Prick Up. L’importanza di essere Joe sono diventato il drammaturgo britannico gay Joe Orton. Questo contrasto ha messo in evidenza la mia “versatilità”. Ma non è stata una cosa studiata, è stata solo fortuna».

Lamb si trova a Slough House a causa di un errore commesso in carriera. Quali errori avrebbe voluto invece evitare lei?

«Ne ho commessi tanti, ma dagli errori si impara sempre. John Lennon diceva che se avesse potuto tornare indietro, avrebbe bruciato la maggior parte del suo lavoro con i Beatles. Lo capisco, ma per un attore gli errori non sono così tragici. A volte, quando sbagli le battute, succede qualcosa di eccitante, una sorpresa inaspettata».

Un ruolo che avrebbe voluto fare?

«Ero nella lista ristretta a 4-5 attori di Tim Burton per il ruolo di Edward mani di forbice. Quando ho letto la sceneggiatura mi sono detto: “È strana e bizzarra, non fa per me”, così dissi al mio agente di rifiutare. Non ho mai incontrato Tim Burton. Poi quando il film è uscito e sono andato al cinema ho capito il senso del film. E ho capito che grande errore avevo fatto».

Sono passati dieci anni dalla morte di David Bowie, uno dei suoi migliori amici. Un ricordo...

«David diceva sempre: “Quando ti immergi nell’acqua e senti la sabbia sotto i piedi, ti senti al sicuro e tranquillo. Ma se vai un po’ più lontano, dove i piedi non toccano più il fondo, ti troverai in un posto dove potrai dare il meglio di te”. David era una persona molto colta e divertente, insieme ridevamo tantissimo. Avevamo un background simile, il fatto di crescere in quartieri poveri ci ha sempre unito. Ha sempre cercato di superare se stesso e la sua musica. Era fonte di ispirazione perché era un grande innovatore e non aveva paura di provare cose nuove. Mi manca».

Sul Venerdì del 12 giugno 2026

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