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Come insegnare a un robot a lavare i piatti

Darryll Udell impegnato nelle riprese di attività comunissime nella sua casa di Torrance, vicino a Los Angeles 
O anche a pulire i pavimenti e a tagliare le verdure… I “maestri”? Persone comuni, una telecamera che trasforma i gesti in dati. Succede a Los Angeles
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LOS ANGELES. Quanto a energia e ottimismo Darryl Udell è una forza della natura ma, se possibile, lava i piatti peggio di me. Versa quantità industriali di sapone, per dire, e considerata l’endemica penuria idrica californiana, largheggia assai anche in fase di risciacquo. Eppure è un membro di quell’esercito di avanguardisti deputati a insegnare alle macchine, robot e intelligenza artificiale indifferentemente, come lavare i piatti, piegare i vestiti, passare lo straccio per terra. Addirittura “capitano” chiamano quelli come lui che hanno il compito di addestrare i soldati semplici (in gergo “pro”, professionisti) della piattaforma di Instawork. Addestramento che consiste nell’assicurare la telecamera sulla fronte, verificare che riprenda bene ciò che state facendo e infine trasferisca il video all’azienda che l’ha richiesto per addestrare i loro algoritmi a fare altrettanto. Ovvero l’ultima frontiera dei gig work, i lavoretti che i neo-proletari di tutto il mondo devono smazzarsi pe…

LOS ANGELES. Quanto a energia e ottimismo Darryl Udell è una forza della natura ma, se possibile, lava i piatti peggio di me. Versa quantità industriali di sapone, per dire, e considerata l’endemica penuria idrica californiana, largheggia assai anche in fase di risciacquo. Eppure è un membro di quell’esercito di avanguardisti deputati a insegnare alle macchine, robot e intelligenza artificiale indifferentemente, come lavare i piatti, piegare i vestiti, passare lo straccio per terra. Addirittura “capitano” chiamano quelli come lui che hanno il compito di addestrare i soldati semplici (in gergo “pro”, professionisti) della piattaforma di Instawork. Addestramento che consiste nell’assicurare la telecamera sulla fronte, verificare che riprenda bene ciò che state facendo e infine trasferisca il video all’azienda che l’ha richiesto per addestrare i loro algoritmi a fare altrettanto. Ovvero l’ultima frontiera dei gig work, i lavoretti che i neo-proletari di tutto il mondo devono smazzarsi per mettere insieme il pranzo con la cena.

Candidature e business

Per motivi non del tutto chiari neppure all’impeccabile ufficio stampa Amanda Pires, volata da San Francisco (dove l’azienda ha la sede) a qui per assistermi, il grosso dei candidati istruttori dell’“Ia fisica”, com’è già stata ribattezzata, si trova proprio a Los Angeles. Vuoi perché è un lavoretto che si sposa bene con le legioni di aspiranti attori sempre bisognosi di campare d’altro in attesa di sfondare. Vuoi perché San Francisco è già anche troppo affaccendata tra autisti Uber e tuttofare di Taskrabbit, sta di fatto che sono già migliaia le persone registrate sulla loro app per svolgere compiti di questo genere. E il milione di ore di girato del 2025 oggi è già stato moltiplicato per venti. Per non dire degli introiti decuplicati dalla concorrente Encord. O degli oltre mille collaboratori in oltre sessanta Paesi di Micro1. «Sarà uno dei settori più grandi al mondo della gig economy» ha dichiarato baldanzoso al Los Angeles Times Shahbaz Magsi, cofondatore di Sunain, che a sua volta si occupa di “cattura di dati umani”. Ed è proprio sulle tracce di quell’articolo che sono finito in questo bilocale pieno di strumenti musicali, telecamere e registratori professionali (i due veri mestieri di Darryl), in un complesso con una piscinetta condominiale incorniciata da rigogliose piante di banano, non troppo lontano da dove Cole Thomas Allen, l’ultimo sparatore di Trump, dava ripetizioni agli studenti di questa cittadina un’ora a Sud di Hollywood.

Un breve tutorial e via

Per capirci, funziona così. Uno scarica la app Instawork, si registra con email e cellulare e consulta le offerte di lavoro dei vari clienti. Siccome è un servizio per ora disponibile solo negli Stati Uniti, ho potuto vedere giusto alcune foto di schermate. In buona sostanza ti spiegano in cosa consiste il compito (preparazione del cibo, pulizie, giardinaggio, cura degli animali domestici ecc.), di quante ore è l’impegno e a quanto ammonta la paga oraria. Se le condizioni ti sembrano accettabili, ti candidi. A quel punto Instawork fa un background check, tipo che tu non abbia la fedina penale sporca, e se tutto va liscio sei “assunto”. C’è un tutorial di pochi minuti su come fare le riprese. A me lo fa direttamente Darryl, i cui due lavori principali sono appunto una piccola società di produzione video e Sound of change, un’associazione che aiuta i ragazzi dei quartieri più poveri della città, organizzando concerti e altro. L’unico hardware, per così dire, che Instawork ti dà è un’imbracatura elastica tipo torcia da speleologo cui agganciare lo smartphone, a un angolo di circa 45 gradi in modo tale che, quando hai le braccia ben distese in avanti, la telecamera le riprenderà. L’impegno è molto variabile.

I movimenti dei muscoli

Ci sono compiti da svolgere in video da 15 minuti. Altri più corti o più lunghi. Pagati in media quanto? Darryl non lo può dire. Nell’articolo del Los Angeles Times qualcuno parlava di 40 dollari all’ora. Per un totale di 1.200 dollari al mese, «pagati per cose che avremmo dovuto fare comunque». Amanda dice che è verosimile, ma molto variabile e aggiunge che quelli che lavorano per loro sono W-2 employees, ovvero con l’assicurazione sanitaria e vari benefit importanti di cui i freelance di solito non godono. Non è un dettaglio da poco anche se, con i tre lavori al mese che in media fa Darryl, a un paio d’ore l’uno e 40 dollari all’ora, verrebbero fuori 240 dollari con cui, in questa città, non ci risolvi nemmeno il problema della colazione. «Però se lo facessi full time, aggiudicandomi molti più compiti, potrei trasformarlo in un lavoro vero» giura Darryl, provando a spegnere sul nascere il mio scetticismo. E Amanda racconta di come anche sua figlia, finite le pulizie a casa sua, spesso ne faccia altre a casa di amiche per guadagnare di più.Va detto che, prima di darsi alla human data collection, Instawork era già una piattaforma che trovava lavoretti più tradizionali (hostess per eventi, camerieri, lavapiatti per ristoranti) a dieci milioni di iscritti. Alcuni di questi potranno mettere le loro competenze al servizio delle macchine. il loro concorrente Sunain, che solo a Los Angeles ha 1.400 collaboratori, spedisce loro una telecamera da polso che è in grado di registrare quali muscoli si attivano, ad esempio, affettando la verdura o shakerando un cocktail. Anche Instawork ha questa opzione. E dalla semplice dimensione domestica, mi spiega via Zoom Aaron Bromberg, il direttore del dipartimento di Robotica, stanno entrando sempre più nel segmento commerciale: baristi, cuochi e quant’altro. Una svolta che funziona da risposta indiretta all’obiezione che gli faccio: «Darryl è simpatico, ma non un gran pulitore di piatti. Al robot basta vedere come fanno gli umani, male o bene che sia?». «Se come lo fanno va bene al datore di lavoro, allora va bene anche per noi. Nell’ambiente domestico l’eventualità che uno non sia particolarmente bravo è neutralizzata dal fatto che ne riprendiamo così tanti che, statisticamente, la qualità sarà comunque sufficiente». Il che mi ricorda un incontro di anni fa con Andrew Ng, cofondatore della piattaforma di istruzione online Coursera prima di diventare il capo dell’Ia della cinese Baidu, dove mi spiegava che far correggere i compiti a una media di quattro o cinque studenti «statisticamente aveva la stessa affidabilità della correzione di un professore». Sembrava un’aberrazione, ma forse non lo era.

Solo un piccolo dubbio

Darryl, non la sfiora il dubbio di stare nutrendo il nemico: oggi gli insegni come fare, domani farà a meno di te? «Uhm, no: vedo piuttosto l’opportunità di far progredire l’umanità. Credo che i robot ci assisteranno, non ci rimpiazzeranno». Avrebbe potuto fermarsi qui, invece aggiunge: «D’altronde c’erano le stesse preoccupazioni sui bancomat rispetto ai cassieri di banca». E infatti. Con la sola Citigroup che, a inizio 2024, ha annunciato ventimila esuberi in due anni. Ripeto la domanda a Aaron, aggiungendo che, dopo aver raccolto un milione di video su come tagliare le zucchine, probabilmente non ci sarà bisogno di raccoglierne altri e anche loro potrebbero restare senza clienti: «Qualche lavoro sarà distrutto ma nuovi lavori saranno creati, come i tanti robot wrangler che già formiamo per andare ad aiutare i robot quando si incastrano da qualche parte o per ricaricare le loro batterie. Siamo solo all’inizio di una trasformazione che sarà gigantesca: non vedo grossi rischi per noi». Questo non è un Paese per pessimisti. Quanto ai wrangler, i domatori di robot, capita di vederli in giro quando quei simpatici bussolotti su ruote di Coco, una delle varie aziende che fanno consegna automatizzata di cibo, rimangono spiaggiati sul marciapiede. Loro stanno sostituendo i rider. Mentre altri umani sostituiscono le loro batterie.

Sul Venerdì del 12 giugno 2026

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