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Massimo Giannini: Troppa grazia

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A Minetti non avrebbe fatto male scontare la pena. E ci resta qualche sospetto su tutta la faccenda
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Caro Giannini, sulla grazia a Nicole Minetti da parte del Presidente della Repubblica ci sono aspetti tecnico-giuridici nei quali non entro, anche se lì rimane qualche ombra. Resta per me una grande incognita:le motivazioni e l’opportunità di tale provvedimento da parte di Mattarella, e questo anche se i requisiti tecnici fossero tutti assolti. Mi viene da pensare che ci sia qualcosa che non sappiamo, o che sia caduto in una trappola di qualche tipo, perché io proprio non riesco a spiegarmelo. Può aiutarmi a capire lei?

Federica Vitali

Cara Federica, nel sacro rispetto dell’istituzione più preziosa del Paese (e che dio o chi per lui ci conservi sempre Mattarella) anch’io sono rimasto disorientato dalla grazia a Minetti. Neanch’io discuto gli aspetti tecnico-giuridici: sono certo che il Quirinale abbia deciso in base alle verifiche di legalità e legittimità degli atti contenuti nell’istruttoria firmata dalla procuratrice Nanni. Ma ne faccio invece una questione di opportunità. Minetti …

Caro Giannini, sulla grazia a Nicole Minetti da parte del Presidente della Repubblica ci sono aspetti tecnico-giuridici nei quali non entro, anche se lì rimane qualche ombra. Resta per me una grande incognita:le motivazioni e l’opportunità di tale provvedimento da parte di Mattarella, e questo anche se i requisiti tecnici fossero tutti assolti. Mi viene da pensare che ci sia qualcosa che non sappiamo, o che sia caduto in una trappola di qualche tipo, perché io proprio non riesco a spiegarmelo. Può aiutarmi a capire lei?

Federica Vitali

Cara Federica, nel sacro rispetto dell’istituzione più preziosa del Paese (e che dio o chi per lui ci conservi sempre Mattarella) anch’io sono rimasto disorientato dalla grazia a Minetti. Neanch’io discuto gli aspetti tecnico-giuridici: sono certo che il Quirinale abbia deciso in base alle verifiche di legalità e legittimità degli atti contenuti nell’istruttoria firmata dalla procuratrice Nanni. Ma ne faccio invece una questione di opportunità. Minetti ha ottenuto una grazia senza aver mai scontato la pena. Non avrebbe dovuto fare un solo giorno di carcere, era solo condannata ai servizi sociali. Curare gli anziani qualche ora al giorno per tre anni (come capitò al suo amato “Papi”, il Cavaliere di Arcore) non le avrebbe certamente nuociuto. E forse le avrebbe consentito di seguire lo stesso il suo bimbo, adottato e malato. Per quel che riguarda il Capo dello Stato, non faccio dietrologie sulle ragioni della grazia. Mantengo però un “legittimo sospetto” sull’operato del ministero della Giustizia e della Procura Generale. E sarebbe paradossale se alla fine della vicenda, a pagare il conto fossero i colleghi del Fatto quotidiano, colpevoli del reato di “giornalismo”.

Al Senato come al bar si fanno i propri affari

Gentile Giannini, nella vicenda di un senatore accusato di un grave crimine è stato trascurato un dettaglio che, a mio parere, avrebbe meritato più attenzione. Non le frasi pronunciate improvvidamente nell’intervista successiva alla denuncia, ma mi riferisco al fatto che un senatore tratti affari privati come l’acquisto di vini in una sede istituzionale. Non c’è un bar nelle vicinanze per discutere di trattative personali? È il senso del potere illimitato che mi preoccupa e che, probabilmente, potrebbe dare la corretta prospettiva dei fatti, indicativi di un procedere in una strada sterrata, senza paletti etici.

Anna Anastasia (Napoli)

Gentile Anna, siamo tutti garantisti (come al solito), ma nella vicenda del senatore Silvestro, accusato di aver violentato una rappresentante di vini pregiati nel suo ufficio di Palazzo San Luigi de’ Francesi, l’elenco delle cose che fanno indignare è assai lungo. L’uso “privato” di una sede istituzionale, vi rientra senz’altro. E, a partire dall’ipotetico stupro, riflette esattamente la deriva che la preoccupa. Lo fanno perché credono di poterlo fare, e credono di poterlo fare perché si sentono portatori di un’autorità illimitata e tendenzialmente impunita. Se l’accusa sarà confermata, speriamo che almeno stavolta la punizione arrivi. E sia esemplare.

I lavoratori extracomunitari si mettano in sciopero

Gentile Giannini, si parla tanto di “remigrazione”, come fa anche Vannacci. Passati il disgusto e la rabbia per quanto vedo e sento, ho pensato: ma se per due o tre giorni gli extracomunitari regolari impiegati in edilizia, agricoltura assistenza agli anziani e via di seguito, scioperassero; noi italiani ci accorgeremmo finalmente della loro importanza nel nostro sistema economico?

Franco Casali (Goito)

Gentile Franco, con i Vannacci e tutti i leader delle ultra-destre sovraniste patite di “remigrazione”, io adotterei il trattamento uguale e contrario a quello al quale viene sottoposto il capo dei Drughi, Alex, in Arancia Meccanica, il capolavoro di Stanley Kubrick, legato su una sedia a vedere per ore e ore scene di violenza. Li terrei, nello stesso modo, a guardare un film stupefacente che uscì nel 2011, intitolato Cose dell’altro mondo e ambientato in un imprecisato Nordest italiano, nel quale all’improvviso in una notte di pioggia spariscono nel nulla tutti gli immigrati presenti sul territorio.Uno psicodramma distopico, che vede la nostra dorata civiltà precipitare immediatamente nel caos: senza più badanti e baby-sitter, infermieri e operai, facchini e imbianchini, benzinai, pulitori di toilette nelle stazioni e traslocatori, e poi tutti gli schiavi sfruttati e pagati in nero, dai braccianti nei campi ai manovali nei cantieri. Dovremmo farla, questa prova: ma non al cinema, nella realtà.

Sminuire il concetto di “destra illiberale”

Caro Giannini, ho assistito alla puntata di Quante storie su Raitre nella quale lei presentava il suo libro La sciamana. Giordano Bruno Guerri, suo interlocutore nella chiacchierata a tre con Zanchini, ha sminuito la definizione di “destra illiberale” che lei usa, secondo me a proposito, per l’attuale governo (Berlusconi, come ha detto lei, non era da meno).

Calogero Barranco

Caro Calogero, devo dirle che da Guerri mi divide tutto, ma è una delle poche teste pensanti che hanno. E questa destra è illiberale anche (o forse proprio) perché finge di non esserlo.

Arriva l’estate e in tv c’è la solita solfa

Caro Giannini, siamo arrivati a giugno e come sempre in prossimità di ferie estive (oppure natalizie o pasquali) terminano tutti i programmi televisivi. In estate non ci sono più Splendida cornice, né Chi l’ha visto?, né Ulisse, né Il cavallo e la torre... Adesso ricomincerà La signora in giallo, Don Camillo, ecc. La popolazione italiana invecchia e siamo in molti a rimanere a casa, magari con l’aria condizionata accesa. È giusto che la tv proponga solo vecchiume? Il canone si paga per dodici mesi, mi pare.

Lia Vlahov

Cara Lia, non sa quanto la capisco. Nonostante io abbia letto di recente una surreale intervista all’ad Giampaolo Rossi che spacciava questi quattro anni di Tele-Meloni come un successo planetario di critica e di pubblico, in questa Rai da operetta la sindrome Techetechetè è incurabile. Ma ormai tutto sommato penso che sia il minore dei mali. Molto meglio un Pippobaudo d’annata dei vari Filirossi e Duedipicche in circolazione.

Sul Venerdì del 19 giugno

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