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Vita di coppia nel paese dei gemelli

Le due sorelline Fattibene, quasi quattro anni. Vivono a Torino (Nicola Marfisi/Agf) 

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Un borgo in Piemonte ospita ogni anno il raduno dei gemelli. Tra bimbi indistinguibili, discorsi sincroni e anziani sempre vissuti insieme. In doppio (con il fotografo) ci siamo stati anche noi
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SAN MARTINO ALFIERI (Asti). Due colline, due versanti di vigne, due campanili, due cartelli stradali con sopra scritto “è qui il raduno”. Ma anche due ottantenni identiche, due bambini in fotocopia anzi quattro, sei, otto, dieci. Due omoni con gli occhi azzurrissimi, due donne in arancione, due neonati nei passeggini, due ragazze con 50 mila follower che parlano in sincrono perfetto. Oggi vediamo doppio: sarà mica colpa del Barbera?

“Gemelli si nasce” è scritto sulle magliette blu in andirivieni al campo sportivo di San Martino Alfieri, grazioso borgo su un cocuzzolo del Monferrato Astigiano, la terra dei cugini del celeberrimo Vittorio, colui che si faceva legare alla sedia («Volli, sempre volli, fortissimamente volli!») pur di non smettere di scrivere le sue tragedie. Ma terra, anche, di Francesca Armosino che fu la terza compagna di Garibaldi e diede, al generale ormai vecchio e decrepito, Clelia, Rosa e Manlio: la contadina Francesca la chiamavano “la regina di Caprera”.

Per chiud…

SAN MARTINO ALFIERI (Asti). Due colline, due versanti di vigne, due campanili, due cartelli stradali con sopra scritto “è qui il raduno”. Ma anche due ottantenni identiche, due bambini in fotocopia anzi quattro, sei, otto, dieci. Due omoni con gli occhi azzurrissimi, due donne in arancione, due neonati nei passeggini, due ragazze con 50 mila follower che parlano in sincrono perfetto. Oggi vediamo doppio: sarà mica colpa del Barbera?

“Gemelli si nasce” è scritto sulle magliette blu in andirivieni al campo sportivo di San Martino Alfieri, grazioso borgo su un cocuzzolo del Monferrato Astigiano, la terra dei cugini del celeberrimo Vittorio, colui che si faceva legare alla sedia («Volli, sempre volli, fortissimamente volli!») pur di non smettere di scrivere le sue tragedie. Ma terra, anche, di Francesca Armosino che fu la terza compagna di Garibaldi e diede, al generale ormai vecchio e decrepito, Clelia, Rosa e Manlio: la contadina Francesca la chiamavano “la regina di Caprera”.

Per chiudere il quadro d’epoca, si dirà inoltre che qui Cavour trovò moglie, una nipote degli Alfieri, per non sbagliarsi. Insomma, un fazzoletto di terra ma infilato nel taschino della Storia.

Proprio a San Martino è nata, otto anni, fa l’associazione che raduna i gemelli d’Italia (tranquilli, non è un partito, non ancora almeno): nel paesello si ritrovano ogni estate, e siamo stati all’ultimo incontro di giugno per raccontarvelo. Qui abbiamo visto sessanta coppie di gemelli di ogni età, per la gioia delle fondatrici di “Gemelli si nasce”, cioè le ottantaseienni Elda e Maria Vittoria Saracco, ovviamente gemellissime. Dicono, va da sé all’unisono: «Volevamo fare qualcosa per il borgo, dare una scossa e organizzare una bella festa. Abbiamo chiesto aiuto a nostro nipote Gabriele, bravo ragazzo, e guardate un po’ cosa ne è venuto fuori. Dopo otto anni, siamo proprio orgogliose».

Gabriele Montanella, il nipote, è il motore di un evento unico benché plurigemellare: «Qui a San Martino Alfieri, su neanche seicento abitanti abbiamo sei coppie di gemelli, mica poche. Insieme alla Pro Loco che ci aiuta nell’organizzazione con i ragazzi dell’oratorio e la Protezione Civile, ci è venuta l’idea. Sogno una settimana intera sui gemelli con dibattiti, talk show, ospiti illustri e divertimento».

Se è per il divertimento, quello c’è già. Sulla spianata del campo sportivo ai piedi delle colline, in un fondovalle miracolosamente risparmiato dai capannoni, ecco il palco per la musica, le bancarelle, la cucina da campo con tanto di forno, e il vasto tendone dove a mezzogiorno e mezza si sono seduti gemelli e parenti per il pranzo comunitario, senza mezze porzioni (non sono previste dallo statuto) ma, semmai, porzioni doppie. Magliette e berrettini a tema, gadget, gelati e bicchieri di vino, poi alle quattro del pomeriggio la grande sfilata con foto di gruppo e consegna degli attestati: tutto doppio, perché tutto è unico.

I gemelli qui convocati li abbiamo avvicinati un po’ a caso, scoprendo però che le loro storie sono quasi sempre speciali e diverse. Come quella di Matteo e Stefano Giacone da Magliano Alfieri (qui a due passi: a volte anche i borghi sono gemelli), 31 anni, maglietta verde e occhiali neri. Assolutamente identici.

«Siamo contadini», racconta Stefano «fieri di esserlo. Le nostre uve barbera vengono acquistate da chi farà del buon vino». «Avere un gemello è bellissimo», interviene Matteo, «perché non sei mai solo».

Maria Vittoria e Elda Saracco sul palco (con i fiori) (Nicola Marfisi/Agf) 

Rocco Siffredi? Meglio di no…

Altri due bizzarri gemelli rispondono ai nomi di Massimo e Vincenzo Guaglione, classe 1966, ex addetti agli impianti sportivi del comune di Torino e ora pensionati e autori comici per hobby: «Ci siamo autoprodotti nove libri, e altri 8 sono in attesa nel cassetto. Una vita da gemelli è anche una cosa tutta da ridere, dal primo giorno di scuola elementare fino all’ultimo di lavoro. Non ci siamo mai separati» (questo è Vincenzo).

«Una volta abbiamo conosciuto Rocco Siffredi in persona, giuro, che ci propose un film porno con lui, doveva intitolarsi Rocco e i suoi gemelli ma alla fine non ce la siamo sentita» (questo invece è Massimo). Il perché lo si capisce osservando le loro mogli, Cristina e Marina.

«Con quei due non ci si annoia neppure dopo decenni di matrimonio» dicono, «ma Rocco Siffredi anche no».E chissà se sarà vera questa storia che i gemelli sentono, nel profondo, le stesse cose, dolori fisici compresi. Lo domandiamo alla signora Irene Martini da Cherasco, Cuneo, mamma di Angelo e Damiano di anni quattro. «A volte, al mattino i miei bimbi mi raccontano di avere fatto lo stesso sogno, e se hanno mal di pancia ce l’hanno quasi sempre insieme».

Insieme è la parola chiave, come dimostrano Alessia e Federica Monguzzi, 24 anni, che nei social e sul palco portano sé stesse chiamandosi Le Sorgelle, ovvero le sorelle gemelle. Aprono bocca davvero in sincrono, e non solo per gioco: «Abbiamo cominciato alle superiori, dopo avere frequentato un corso di teatro comico. Ormai siamo “quelle che parlano insieme”, abbiamo 50 mila follower su YouTube».

Si avvicina il signor Enrico Storari, 84 anni da San Mauro Torinese, con l’inseparabile gemello Dario. Chiede il primo: «Ma se dicono che i gemelli hanno gli stessi identici dolori, come mai quando Dario si diverte io non sento niente?».

Anche per loro, una vita insieme: «Scuole, servizio militare e poi il lavoro nel nostro supermercato, anche se adesso siamo pensionati». Inseparabili quanto Germano e Sergio Riffero, classe 1956, operai in pensione arrivati dalla Valsusa. «Quando siamo nati di sette mesi, c’era anche Valerio, ma purtroppo la pertosse se lo portò via a cinque anni».

Germano ha una cartellina blu, dentro ci sono le fotografie di loro tre piccini e un ritaglio di giornale, Stampa Sera di sabato 10 novembre 1956. Titolo: Lascia le mucche al pascolo e dà alla luce tre gemelli. Occhiello: “Pesano tutti insieme meno di un bimbo normale”. Si noti la disinvoltura con cui si usa l’aggettivo.

Ma sono poi “normali”, i gemelli? «Abbiamo una marcia in più», ammettono Anna e Cristina Grosso da Milano, zona Navigli, dove vivono insieme: «Non abbiamo avuto mariti né figli, forse perché in qualche modo i gemelli e le gemelle sono già coppie, e non è facile per terze persone introdursi nell’equilibrio senza turbarlo».

Tutte rose e fiori, le esistenze parallele? «Per noi no, almeno non all’inizio», dice Anna. «I nostri genitori ascoltarono il consiglio sbagliato della maestra, che suggerì di separarci per il nostro bene. Ma Cristina mi mancava talmente che un giorno scoprii che l’Amaretto di Saronno è dolce, così mi presi una bella ciucca. Solo che avevo appena otto anni…».

Le “copie” non esistono

Che brave le ragazzine della Pro Loco a servire a tavola i gemelli, senza confondere ordinazioni e piatti. E quasi tutti sorridono e ridono insieme, spinti da invisibile magia interiore, non solo dall’allegria della festa. «I gemelli sono coppie ma non copie», spiega però il signor Marco Rosso, papà di Lucia e Francesco, 9 anni ma non riproduzioni esatte del medesimo codice genetico: infatti, si somigliano poco. «Loro due sono cane e gatto, però si cercano sempre e si vogliono bene».

Sul Venerdì del 19 giugno 2026

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